Cicerone - Brutus - 117

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 117.

Versione originale in latino


Et quoniam Stoicorum est facta mentio, Q. Aelius Tubero fuit illo tempore, L. Pauli nepos; nullo in oratorum numero sed vita severus et congruens cum ea disciplina quam colebat, paulo etiam durior; qui quidem in triumviratu iudicaverit contra P. Africani avunculi sui testimonium vacationem augures quo minus iudiciis operam darent non habere; sed ut vita sic oratione durus incultus horridus; itaque honoribus maiorum respondere non potuit. fuit autem constans civis et fortis et in primis Graccho molestus, quod indicat Gracchi in eum oratio; sunt etiam in Gracchum Tuberonis. is fuit mediocris in dicendo, doctissumus in disputando.

Traduzione all'italiano


E giacché si è fatta menzione degli stoici, a quel tempo visse Quinto Elio Tuberone, nipote di Lucio Paolo; non lo si poteva certo annoverare tra i veri oratori, ma fu di costumi austeri e coerenti con la dottrina che professava, anzi ancora un po' più rigidi: quand'era sentenziò, contro quanto dichiarato da Publio Africano, suo zio materno, che gli auguri non potevano essere dispensati dall'ufficio di giudici . Ma come nella vita, così nel modo di parlare fu duro, trasandato, ruvido; pertanto non poté uguagliare i suoi antenati nella carriera politica. Fu però un cittadino di saldi principi e coraggioso, la cui opposizione fu particolarmente spiacevole per Gracco, come mostra l'orazione di Gracco contro di lui; e vi sono anche discorsi contro Gracco dovuti a Tuberone. Egli fu mediocre nel parlare, ma mostrava grande dottrina nell'argomentare".

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