Cicerone - Brutus - 11

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 11.

Versione originale in latino


Tum Atticus: eo, inquit, ad te animo venimus, ut de re publica esset silentium et aliquid audiremus potius ex te, quam te adficeremus ulla molestia. Vos vero, inquam, Attice, et praesentem me cura levatis et absenti magna solacia dedistis. nam vestris primum litteris recreatus me ad pristina studia revocavi. Tum ille: legi, inquit, perlubenter epistulam, quam ad te Brutus misit ex Asia, qua mihi visus est et monere te prudenter et consolari amicissume.

Traduzione all'italiano


E allora Attico: "Siamo venuti da te" disse "col proposito di non fare parola degli affari pubblici, e di ascoltare qualcosa da te, piuttosto che affliggerti con qualche cruccio". "Ma voi, Attico," dissi "ora che siete qui con me mi sollevate dai pensieri, e anche quando ero lontano mi avete arrecato un grande conforto. Infatti, rianimato prima di tutto dagli scritti che mi avete indirizzato, ho ritrovato i miei interessi di una volta." E lui: "Ho letto" disse "con grande piacere la lettera che Bruto ti mandò dall'Asia," nella quale mi pareva consigliarti con saggezza, e confortarti con grande sentimento di amicizia".

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