Cicerone - Brutus - 107

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Brutus, 107.

Versione originale in latino


Vester etiam D. Brutus M. filius, ut ex familiari eius L. Accio poeta sum audire solitus, et dicere non inculte solebat et erat cum litteris Latinis tum etiam Graecis, ut temporibus illis, eruditus. quae tribuebat idem Accius etiam Q. Maxumo L. Pauli nepoti; et vero ante Maxumum illum Scipionem, quo duce privato Ti. Gracchus occisus esset, cum omnibus in rebus vementem tum acrem aiebat in dicendo fuisse.

Traduzione all'italiano


Anche il vostro Decimo Bruto, figlio di Marco, come ero solito sentir dire dal poeta Lucio Accio, che era suo amico, parlava non senza buon gusto, e dimostrava competenza sia nelle lettere latine, sia, per quei tempi, anche in quelle greche. Gli stessi pregi Accio attribuiva anche a Quinto Massimo, nipote di Lucio Paolo; e diceva che, prima di Massimo, quello Scipione che da privato guidò l'azione in cui fu ucciso Tiberio Gracco, era impetuoso nel parlare così come era vigoroso in ogni altra cosa.

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