Traduzione di Paragrafo 4, Libro 6 di Cesare

Versione originale in latino


Cognito eius adventu Acco, qui princeps eius consili fuerat, iubet in oppida multitudinem convenire. Conantibus, priusquam id effici posset, adesse Romanos nuntiatur. Necessario sententia desistunt legatosque deprecandi causa ad Caesarem mittunt: adeunt per Aeduos, quorum antiquitus erat in fide civitas. Libenter Caesar petentibus Aeduis dat veniam excusationemque accipit, quod aestivum tempus instantis belli, non quaestionis esse arbitrabatur. Obsidibus imperatis centum hos Aeduis custodiendos tradit. Eodem Carnutes legatos obsidesque mittunt usi deprecatoribus Renis, quorum erant in clientela: eadem ferunt responsa. Peragit concilium Caesar equitesque imperat civitatibus.

Traduzione all'italiano


Saputo del suo arrivo, Accone, responsabile del piano, ordina alla popolazione di rifugiarsi nelle città. Mentre il tentativo era in corso, prima che le operazioni fossero ultimate, viene annunziato che i Romani sono giunti. I Senoni sono costretti a rinunciare ai loro propositi e inviano un'ambasceria a Cesare per scongiurarne il perdono: inoltrano la supplica attraverso gli Edui, che da antico tempo li tutelavano. Dal momento che la richiesta veniva dagli Edui, Cesare concede volentieri il perdono e accetta le giustificazioni, ritenendo che quell'estate fosse la stagione di una guerra imminente, e non dei processi. Esige cento ostaggi e li affida alla custodia degli Edui. Anche i Carnuti gli inviano messi e ostaggi, avvalendosi dell'intercessione dei Remi, di cui erano clienti: ottengono la stessa risposta. Cesare chiude il concilio e impone alle genti galliche di fornirgli cavalieri.