Traduzione di Paragrafo 48, Libro 5 di Cesare

Versione originale in latino


Caesar consilio eius probato, etsi opinione trium legionum deiectus ad duas redierat, tamen unum communis salutis auxilium in celeritate ponebat. Venit magnis itineribus in Nerviorum fines. Ibi ex captivis cognoscit, quae apud Ciceronem gerantur, quantoque in periculo res sit. Tum cuidam ex equitibus Gallis magnis praemiis persuadet uti ad Ciceronem epistolam deferat. Hanc Graecis conscriptam litteris mittit, ne intercepta epistola nostra ab hostibus consilia cognoscantur. Si adire non possit, monet ut tragulam cum epistola ad amentum deligata intra munitionem castrorum abiciat. In litteris scribit se cum legionibus profectum celeriter adfore; hortatur ut pristinam virtutem retineat. Gallus periculum veritus, ut erat praeceptum, tragulam mittit. Haec casu ad turrim adhaesit neque ab nostris biduo animadversa tertio die a quodam milite conspicitur, dempta ad Ciceronem defertur. Ille perlectam in conventu militum recitat maximaque omnes laetitia adficit. Tum fumi incendiorum procul videbantur; quae res omnem dubitationem adventus legionum expulit.

Traduzione all'italiano


Cesare approvò la decisione di Labieno e, benché, così, caduta la speranza di contare su tre legioni, dovesse accontentarsi di due, continuava a pensare che l'unica via di salvezza comune consistesse nella rapidità di azione. A marce forzate raggiunge la regione dei Nervi. Qui, dai prigionieri apprende che cosa succede nel campo di Cicerone e come la situazione sia critica. Allora, offrendogli un forte compenso, persuade uno dei cavalieri galli a portare a Cicerone una lettera. La scrive in greco, per evitare che i nemici, in caso di intercettazione, scoprissero i nostri piani. Dà ordine al Gallo, se non fosse riuscito a penetrare nel campo romano, di scagliare all'interno delle fortificazioni una tragula, con la lettera legata alla correggia. Nella missiva scrive che era già in marcia con le legioni e che presto sarebbe giunto; esorta Cicerone a mostrarsi all'altezza dell'antico valore. Il Gallo, temendo il pericolo, scaglia la tragula secondo gli ordini ricevuti. Il caso volle che si conficcasse in una torre e che per due giorni i nostri non se ne accorgessero. Il terzo giorno viene notata da un soldato, divelta e consegnata a Cicerone. Egli legge attentamente la missiva e poi ne comunica il contenuto pubblicamente, con grande gioia di tutti. Al tempo stesso si scorgevano, in lontananza, fumi di fuochi: ogni dubbio sull'arrivo delle legioni venne fugato.