Traduzione di Paragrafo 39, Libro 5 di Cesare

Versione originale in latino


Itaque confestim dimissis nuntiis ad Ceutrones, Grudios, Levacos, Pleumoxios, Geidumnos, qui omnes sub eorum imperio sunt, quam maximas manus possunt cogunt et de improviso ad Ciceronis hiberna advolant nondum ad eum fama de Tituri morte perlata. Huic quoque accidit, quod fuit necesse, ut nonnulli milites, qui lignationis munitionisque causa in silvas discessissent, repentino equitum adventu interciperentur. His circumventis magna manu Eburones, Nervii, Aduatuci atque horum omnium socii et clientes legionem oppugnare incipiunt. Nostri celeriter ad arma concurrunt, vallum conscendunt. Aegre is dies sustentatur, quod omnem spem hostes in celeritate ponebant atque hanc adepti victoriam in perpetuum se fore victores confidebant.

Traduzione all'italiano


Così, inviano subito emissari ai Ceutroni, ai Grudi, ai Levaci, ai Pleumoxi, ai Geidumni, tutti popoli sottoposti alla loro autorità, raccolgono quante più truppe possono e piombano all'improvviso sul campo di Cicerone, che ancora non sapeva della morte di Titurio. Anche Cicerone si trova di fronte, com'era inevitabile, all'identica situazione: alcuni legionari, addentratisi nei boschi in cerca di legname per le fortificazioni, vengono colti alla sprovvista dall'arrivo repentino della cavalleria nemica. Dopo averli circondati con ingenti forze, gli Eburoni, i Nervi e gli Atuatuci, con tutti i loro alleati e clienti, stringono d'assedio la legione. I nostri si precipitano alle armi e salgono sul vallo. Per quel giorno riescono a resistere, ma a stento, perché i nemici riponevano ogni speranza nella rapidità dell'attacco ed erano convinti che, ottenuta quella vittoria, sarebbero sempre usciti vincitori.