Traduzione di Paragrafo 7 - Discorso degli ambasciatori dei Germani, Libro 4 di Cesare

Versione originale in latino


Re frumentaria comparata equitibusque delectis iter in ea loca facere coepit, quibus in locis esse Germanos audiebat. A quibus cum paucorum dierum iter abesset, legati ab iis venerunt, quorum haec fuit oratio: Germanos neque priores populo Romano bellum inferre neque tamen recusare, si lacessantur, quin armis contendant, quod Germanorum consuetudo [haec] sit a maioribus tradita, Quicumque bellum inferant, resistere neque deprecari. Haec tamen dicere venisse invitos, eiectos domo; si suam gratiam Romani velint, posse iis utiles esse amicos; vel sibi agros attribuant vel patiantur eos tenere quos armis possederint: sese unis Suebis concedere, quibus ne di quidem immortales pares esse possint; reliquum quidem in terris esse neminem quem non superare possint.

Traduzione all'italiano


Avendo procurato frumento e scelta la cavalleria, cominciò a dirigersi verso quelle parti nelle quali aveva sentito essere i Germani. Quando fu distante da essi solo pochi giorni di marcia, dai loro stati vennero degli ambasciatori, il discorso dei quali fu come segue: i Germani né vogliono combattere contro il popolo Romano, né vogliono rifiutare, se sono provocati, a combattere contro di loro, poiché è una consuetudine dei Germani, tramandata dai loro avi, di non resitere né di implorare chiunque porti loro guerra. Comunque essi dicono di essere venuti qui contro la loro volontà, essendo stati cacciati dalle loro case; se i Romani sono disposti ad accettarli, possono essere utili amici; e gli diano o dei territori, o gli permettano di riprendere quelli che hanno acquisito con le armi: essi sono inferiori solo ai Suevi, ai quali neanche gli dei immortali possono mostrarsi uguali; non c'è niente altro sulla terra che loro non possono conquistare.