Traduzione di Paragrafo 21, Libro 3 di Cesare

Versione originale in latino


Pugnatum est diu atque acriter, cum Sotiates superioribus victoriis freti in sua virtute totius Aquitaniae salutem positam putarent, nostri autem quid sine imperatore et sine reliquis legionibus adulescentulo duce efficere possent perspici cuperent; tandem confecti vulneribus hostes terga verterunt. Quorum magno numero interfecto Crassus ex itinere oppidum Sotiatium oppugnare coepit. Quibus fortiter resistentibus vineas turresque egit. Illi alias eruptione temptata, alias cuniculis ad aggerem vineasque actis (cuius rei sunt longe peritissimi Aquitani, propterea quod multis locis apud eos aerariae secturaeque sunt), ubi diligentia nostrorum nihil his rebus profici posse intellexerunt, legatos ad Crassum mittunt seque in deditionem ut recipiat petunt.

Traduzione all'italiano


La battaglia fu lunga e aspra: i Soziati, forti delle vittorie del passato, ritenevano che dal loro valore dipendesse la salvezza di tutta l'Aquitania; i nostri, invece, volevano mostrare di che cos'erano capaci sotto la guida di un giovane, pur senza il comandante e le altre legioni. Alla fine i nemici, fiaccati dai colpi ricevuti, si ritirarono. Crasso ne fece strage e, appena giunto alla città dei Soziati, la cinse d'assedio. Di fronte all'aspra resistenza dei nemici, ricorse alle vinee e alle torri. I Soziati tentarono prima una sortita, poi provarono a scavare fino al terrapieno e alle vinee cunicoli (specialità in cui gli Aquitani sono i più esperti in assoluto, perché nella loro regione si trovano molte miniere di rame e cave di pietra). Quando, però, si resero conto che i loro sforzi erano vanificati dalla sorveglianza dei nostri, mandano a Crasso un'ambasceria per offrire la resa. La loro richiesta viene accolta ed essi, dietro suo ordine, consegnano le armi.