Traduzione di Paragrafo 12 - L'assedio di Noviodunum, Libro 2 di Cesare

Versione originale in latino


Postridie eius diei Caesar, prius quam se hostes ex terrore ac fuga reciperent, in fines Suessionum, qui proximi Remis erant, exercitum duxit et magno itinere [confecto] ad oppidum Noviodunum contendit. Id ex itinere oppugnare conatus, quod vacuum ab defensoribus esse audiebat, propter latitudinem fossae murique altitudinem paucis defendentibus expugnare non potuit. Castris munitis vineas agere quaeque ad oppugnandum usui erant comparare coepit. Interim omnis ex fuga Suessionum multitudo in oppidum proxima nocte convenit. Celeriter vineis ad oppidum actis, aggere iacto turribusque constitutis, magnitudine operum, quae neque viderant ante Galli neque audierant, et celeritate Romanorum permoti legatos ad Caesarem de deditione mittunt et petentibus Remis ut conservarentur impetrant.

Traduzione all'italiano


Nei giorni successivi, prima che i nemici potessero ristabilirsi dal loro terrore e dalla loro fuga, Cesare condusse il suo esercito nel territori dei Suessoni, che sono vicini ai Remi, e avendo compiuto una lunga marcia, si ferma alla città di nome Noviodunum. Avendo tentato di prenderla d'assedio durante la sua marcia, avendo sentito che aveva difensori insufficienti, non fu capace di prenderla d'assalto, sul conto della larghezza del fossato e dell'altezza del muro, nonostante lo difendessero in pochi. Quindi, dopo aver fortificato l'accampamento, cominciò ad innalzare le vineae, e a procurare tutte le cose che fossero necessarie all'assedio. Nel frattempo tutto l'esercito dei Suessoni, dopo la fuga, arrivò nella città la notte successiva. Essendo state innalzate velocemente le vineae contro la città, fatto un terrapieno, e costruite delle torri, i Galli, sorpresi dalla grandezza delle opere, come non avevano mai visto o sentito prima, e colpiti dalla spedizione dei Romani, mandarono degli ambasciatori a Cesare chiedendo di arrendersi, e riuscirono in seguito nel richiedere ai Remi che fossero risparmiati. Cesare, avendo ricevuto come prigionieri gli uomini più grandi dello Stato, ed anche i due figli del Re Galba stesso; ed essendo state cacciate tutte le armi dalla città, concedette ai Suessoni una resa, e guidò il suo esercito contro i Bellovaci.