Traduzione di Paragrafo 95 - Traduzione 2, Libro 3 di Cesare

Versione originale in latino


Caesar Pompeianis ex fuga intra vallum compulsis nullum spatium perterritis dari oportere existimans milites cohortatus est, ut beneficio fortunae uterentur castraque oppugnarent. Qui, etsi magno aestu fatigati (nam ad meridiem res erat perducta), tamen ad omnem laborem animo parati imperio paruerunt. Castra a cohortibus, quae ibi praesidio erant relictae, industrie defendebantur, multo etiam acrius a Thracibus barbarisque auxiliis. Nam qui acie refugerant milites, et animo perterriti et lassitudine confecti, missis plerique armis signisque militaribus, magis de reliqua fuga quam de castrorum defensione cogitabant. Neque vero diutius, qui in vallo constiterant, multitudinem telorum sustinere potuerunt, sed confecti vulneribus locum reliquerunt, protinusque omnes ducibus usi centurionibus tribunisque militum in altissimos montes, qui ad castra pertinebant, confugerunt.

Traduzione all'italiano


1. Cesare esortò i soldati, essendo stati i Pompeiani costretti in un vallo dalla fuga, ad assalire l’accampamento e ad approfittare del beneficio della sorte, ritenendo che non dovesse essere dato alcuno spazio di tempo a quelli, che erano atterriti. 2. Quelli benché fossero affaticati dal gran calore, infatti la battaglia si era prolungata fino a mezzogiorno, tuttavia obbedirono all’ordine, pronti a ogni fatica con coraggio (Qui iniziale con valore di nesso relativo).3. L’accampamento era difeso con impegno da corti che erano stati lasciati lì a difesa (presidio = complemento di fine), molto più aspramente anche dalle truppe Trace e barbare (non c’è disciplina da parte dei soldati Romani che dovrebbero difendere l’accampamento Pompeiano, quasi fossero Barbari). 4. Infatti i soldati che si erano ritirati dalla schiera (campo), sia atterriti dallo stato d’animo sia sfiniti dalla stanchezza, la maggior parte, dopo aver lasciato le armi e le insegne militari, pensavano più alla rimanente fuga che alla difesa dell’accampamento (gettare le spade e le bandiere rappresentava una vergogna gravissima, che veniva punita con pene durissime). 5. E non veramente più a lungo coloro che si erano riuniti nella trincea poterono sostenere la moltitudine di frecce ma sfinito per le ferite lasciarono il luogo, e immediatamente tutti si rifugiarono sulle vette (sugli altissimi monti) che si estendevano fino all’accampamento essendosi serviti come guide dei centurioni e dei tribuni dei soldati.