Traduzione di Paragrafo 9, Libro 3 di Cesare

Versione originale in latino


Discessu Liburnarum ex Illyrico M. Octavius cum eis, quas habebat, navibus Salonas pervenit. Ibi concitatis Dalmatis reliquisque barbaris Issam a Caesaris amicitia avertit; conventum Salonis cum neque pollicitationibus neque denuntiatione periculi permovere posset, oppidum oppugnare instituit. Est autem oppidum et loci natura et colle munitum. Sed celeriter cives Romani ligneis effectis turribus his sese munierunt et, cum essent infirmi ad resistendum propter paucitatem hominum crebris confecti vulneribus, ad extremum auxilium descenderunt servosque omnes puberes liberaverunt et praesectis omnium mulierum crinibus tormenta effecerunt. Quorum cognita sententia Octavius quinis castris oppidum circumdedit atque uno tempore obsidione et oppugnationibus eos premere coepit. Illi omnia perpeti parati maxime a re frumentaria laborabant. Cui rei missis ad Caesarem legatis auxilium ab eo petebant; reliqua, ut poterant, incommoda per se sustinebant. Et longo interposito spatio cum diuturnitas oppugnationis neglegentiores Octavianos effecisset, nacti occasionem meridiani temporis discessu eorum pueris mulieribusque in muro dispositis, ne quid cotidianae consuetudinis desideraretur, ipsi manu facta cum eis, quos nuper liberaverant, in proxima Octavii castra irruperunt. His expugnatis eodem impetu altera sunt adorti, inde tertia et quarta et deinceps reliqua omnibusque eos castris expulerunt et magno numero interfecto reliquos atque ipsum Octavium in naves confugere coegerunt. Hic fuit oppugnationis exitus. Iamque hiems appropinquabat, et tantis detrimentis acceptis Octavius desperata oppugnatione oppidi Dyrrachium sese ad Pompeium recepit.

Traduzione all'italiano


Dopo la partenza delle navi liburniche dall'Illiria M. Ottavio giunse a Salona con le sue navi. Qui, dopo avere sollevato i Dalmati e gli altri barbari, provocò la rottura dell'alleanza di Issa con Cesare; ma non potendo, né con preghiere né con minacce, smuovere la cittadinanza di Salona, decise di assediare la città (è questa protetta sia dalla natura del luogo sia da un colle). Ma in poco tempo i cittadini romani costruirono delle torri di legno per difendersi e non potendo opporre resistenza per l'esiguo numero di uomini, indeboliti dalle molte ferite, ricorsero al rimedio estremo e liberarono tutti i servi in età giovanile e, dopo avere tagliato i capelli di tutte le donne, fecero corde per le macchine da guerra. Ottavio, venuto a conoscenza del loro piano, cinse la città con cinque accampamenti e cominciò a incalzarla contemporaneamente con assedio e assalti. Quelli, pur disposti a sopportare tutto, erano tormentati sopra ogni cosa dalla mancanza di viveri. Perciò mandarono ambasciatori a Cesare per chiedergli aiuto. Sostenevano da soli, come potevano, gli altri disagi. Dopo molto tempo, poiché la durata dell'assedio aveva reso i soldati di Ottavio alquanto trascurati, cogliendo il momento del mezzogiorno quando i nemici si allontanavano, disposti fanciulli e donne sulle mura, perché le abitudini quotidiane sembrassero immutate, formata una schiera con quelli che avevano da poco liberati, fecero irruzione nel più vicino degli accampamenti di Ottavio. Espugnatolo, con lo stesso impeto assalirono il secondo, quindi il terzo e il quarto e poi il quinto e cacciarono i nemici da tutti i campi e, uccisone un gran numero, costrinsero i rimanenti e lo stesso Ottavio a trovare rifugio sulle navi. Questo fu l'esito dell'assedio. E già si avvicinava l'inverno e, subìti tanti danni, Ottavio, non sperando più di espugnare la città, si ritirò a Durazzo presso Pompeo.