Traduzione di Paragrafo 58, Libro 3 di Cesare

Versione originale in latino


Caesar, quo facilius equitatum Pompeianum ad Dyrrachium contineret et pabulatione prohiberet, aditus duos, quos esse angustos demonstravimus, magnis operibus praemunivit castellaque his locis posuit. Pompeius, ubi nihil profici equitatu cognovit, paucis intermissis diebus rursus eum navibus ad se intra munitiones recipit. Erat summa inopia pabuli, adeo ut foliis ex arboribus strictis et teneris harundinum radicibus contusis equos alerent (frumenta enim, quae fuerant intra munitiones sata, consumpserant); cogebantur Corcyra atque Acarnania longo interiecto navigationis spatio pabulum supportare, quodque erat eius rei minor copia, hordeo adaugere atque his rationibus equitatum tolerare. Sed postquam non modo hordeum pabulumque omnibus locis herbaeque desectae, sed etiam frons ex arboribus deficiebat, corruptis equis macie conandum sibi aliquid Pompeius de eruptione existimavit.

Traduzione all'italiano


Cesare, per immobilizzare più facilmente la cavalleria di Pompeo presso Durazzo e impedirle il foraggiamento, sbarrò con grandi opere di fortificazione i due accessi, che, come abbiamo detto, erano molto stretti e innalzò qui dei fortilizi. Pompeo, dopo alcuni giorni, quando s'accorse che la cavalleria non gli era di alcun vantaggio, la fece di nuovo rientrare con le navi presso di sé all'interno delle fortificazioni. La penuria di foraggio era grandissima, così che nutrivano i cavalli con foglie raccolte dagli alberi e tenere radici di canna pestate; infatti avevano consumato tutto il frumento che era stato seminato entro le fortificazioni. Erano costretti a fare giungere frumento da Corcira e dall'Acarnania con un lungo tragitto per mare, e, poiché la quantità era inferiore al bisogno, erano costretti ad aggiungere orzo e a nutrire i cavalli in questo modo. Ma quando vennero a mancare non solo l'orzo e il foraggio e l'erba tagliata in tutti i campi, ma anche le foglie sugli alberi e i cavalli erano consunti dalla magrezza, Pompeo giudicò di dovere fare un tentativo di sortita.