Traduzione di Paragrafo 46, Libro 3 di Cesare

Versione originale in latino


Caesar receptui suorum timens crates ad extremum tumulum contra hostem proferri et adversas locari, intra has mediocri latitudine fossam tectis militibus obduci iussit locumque in omnes partes quam maxime impediri. Ipse idoneis locis funditores instruxit, ut praesidio nostris se recipientibus essent. His rebus comparatis legionem reduci iussit. Pompeiani hoc insolentius atque audacius nostros premere et instare coeperunt cratesque pro munitione obiectas propulerunt, ut fossas transcenderent. Quod cum animadvertisset Caesar, veritus, ne non reducti, sed reiecti viderentur, maiusque detrimentum caperetur, a medio fere spatio suos per Antonium, qui ei legioni praeerat, cohortatus tuba signum dari atque in hostes impetum fieri iussit. Milites legionis VIIII subito conspirtati pila coniecerunt et ex inferiore loco adversus clivum incitati cursu praecipites Pompeianos egerunt et terga vertere coegerunt; quibus ad recipiendum crates deiectae longuriique obiecti et institutae fossae magno impedimento fuerunt. Nostri vero, qui satis habebant sine detrimento discedere, compluribus interfectis V omnino suorum amissis quietissime se receperunt pauloque citra eum locum allis comprehensis collibus munitiones perfecerunt.

Traduzione all'italiano


Cesare, temendo per la ritirata dei suoi, ordinò di portare graticci verso l'estremità della collina di fronte al nemico, collocandoli a sbarramento e, protetti così i soldati, al di qua dei graticci fece scavare un fossato di media larghezza e rendere ovunque il terreno quanto più possibile impraticabile. Egli stesso collocò in luoghi adatti dei frombolieri che fossero di aiuto ai nostri nella ritirata. Compiute queste operazioni ordinò alla legione di ritirarsi. I Pompeiani, quindi, con maggiore insolenza e audacia incominciarono a premere e incalzare i nostri e, per superare i fossati, abbatterono i graticci collocati a difesa. Cesare, accortosi di ciò, temendo che sembrasse non una ritirata, ma una fuga e che ne derivasse un danno maggiore, quasi a metà del percorso, fatti esortare i suoi da Antonio, che era a capo della legione, ordinò di dare con la tromba il segnale di combattimento e di attaccare i nemici. I soldati della nona legione, ritrovata d'un tratto l'intesa, scagliarono dardi e, con una corsa veloce risalito il pendio dalla posizione più bassa, respinsero a precipizio i Pompeiani costringendoli alla fuga. Ma i graticci rovesciati, i pali nascosti e le fosse scavate furono di grande impedimento alla loro ritirata. I nostri invero, ai quali bastava ripiegare senza danno, dopo avere ucciso molti nemici e perduti soltanto cinque uomini, si ritirarono in tutta tranquillità e, occupate altre colline un poco al di qua di quel luogo, condussero a compimento i lavori di fortificazione.