Traduzione di Paragrafo 45, Libro 3 di Cesare

Versione originale in latino


In occupandis praesidiis magna vi uterque nitebatur: Caesar, ut quam angustissime Pompeium contineret; Pompeius, ut quam plurimos colles quam maximo circuitu occuparet, crebraque ob eam causam proelia fiebant. In his cum legio Caesaris nona praesidium quoddam occupavisset et munire coepisset, huic loco propinquum et contrarium collem Pompeius occupavit nostrosque opere prohibere coepit et, cum una ex parte prope aequum aditum haberet, primum sagittariis funditoribusque circumiectis, postea levis armaturae magna multitudine missa tormentisque prolatis munitiones impediebat; neque erat facile nostris uno tempore propugnare et munire. Caesar, cum suos ex omnibus partibus vulnerari videret, recipere se iussit et loco excedere. Erat per declive receptus. Illi autem hoc acrius instabant neque regredi nostros patiebantur, quod timore adducti locum relinquere videbantur. Dicitur eo tempore glorians apud suos Pompeius dixisse: non recusare se, quin nullius usus imperator existimaretur, si sine maximo detrimento legiones Caesaris sese recepissent inde, quo temere essent progressae.

Traduzione all'italiano


Entrambi si impegnavano con grande sforzo per occupare buone posizioni: Cesare per stringere Pompeo in uno spazio il più possibile ristretto, Pompeo per impossessarsi del maggior numero di colline in un perimetro il più ampio possibile; e per questo motivo le scaramucce si facevano frequenti. In una di queste, una volta, avendo la nona legione di Cesare occupato una certa posizione, di cui aveva iniziata la fortificazione, Pompeo, che si era impadronito di un colle vicino che fronteggiava questo luogo, cominciò a impedire ai nostri il lavoro. E, dal momento che aveva da una parte un accesso quasi pianeggiante, dapprima dispose intorno arcieri e frombolieri, poi inviò una grande moltitudine di soldati armati alla leggera e fece avanzare le macchine da guerra, ostacolando i nostri lavori; non era infatti facile per i nostri contemporaneamente difendersi e lavorare. Cesare, vedendo che i suoi uomini venivano da ogni parte colpiti, ordinò la ritirata e l'allontanamento dalla zona. La ritirata si faceva per un pendio. Così i Pompeiani incalzavano con più accanimento e non permettevano ai nostri la ritirata, poiché a loro sembrava che i nostri lasciassero la posizione mossi da paura. Si dice che in quell'occasione Pompeo, pavoneggiandosi con i suoi, affermasse che accettava di essere giudicato comandante di nessun valore, se le legioni di Cesare fossero riuscite, senza ricevere un grandissimo danno, a ritirarsi da dove s'erano temerariamente spinte.