Traduzione di Paragrafo 44, Libro 3 di Cesare

Versione originale in latino


Pompeius neque a mari Dyrrachioque discedere volebat, quod omnem apparatum belli, tela, arma, tormenta ibi collocaverat frumentumque exercitui navibus supportabat, neque munitiones Caesaris prohibere poterat, nisi proelio decertare vellet; quod eo tempore statuerat non esse faciendum. Relinquebatur, ut extremam rationem belli sequens quam plurimos colles occuparet et quam latissimas regiones praesidiis teneret Caesarisque copias, quam maxime posset, distineret; idque accidit. Castellis enim XXIIII effectis XV milia passuum circuitu amplexus hoc spatio pabulabatur; multaque erant intra eum locum manu sata, quibus interim iumenta pasceret. Atque ut nostri perpetua munitione providebant, ne quo loco erumperent Pompeiani ac nostros post tergum adorirentur, ita illi interiore spatio perpetuas munitiones efficiebant, ne quem locum nostri intrare atque ipsos a tergo circumvenire possent. Sed illi operibus vincebant, quod et numero militum praestabant et interiore spatio minorem circuitum habebant. Quaecumque erant loca Caesari capienda, etsi prohibere Pompeius totis copiis et dimicare non constituerat, tamen suis locis sagittarios funditoresque mittebat, quorum magnum habebat numerum, multique ex nostris vulnerabantur, magnusque incesserat timor sagittarum, atque omnes fere milites aut ex coactis aut ex centonibus aut ex coriis tunicas aut tegimenta fecerant, quibus tela vitarent.

Traduzione all'italiano


Pompeo non voleva allontanarsi né dal mare né da Durazzo, dove aveva concentrato tutto il materiale da guerra, i proiettili, le armi, le macchine e dove faceva portare con le navi il frumento per l'esercito, né poteva d'altra parte impedire le opere di fortificazione di Cesare, a meno di non volere venire a battaglia: cosa che aveva stabilito per il momento di non dovere fare. Non rimaneva che ricorrere all'estrema risorsa della guerra: occupare il maggior numero di colline, tenere presidi su una zona il più possibile vasta e frazionare, quanto più poteva, le truppe di Cesare; e così accadde. Infatti vennero costruiti ventiquattro fortilizi, che abbracciavano una zona di quindici miglia, entro cui si effettuava il foraggiamento e che comprendeva molti luoghi coltivati, che potevano servire al momento per pascolare il bestiame. E come i nostri avevano costruito da un fortilizio all'altro fortificazioni ininterrotte, affinché in nessun posto i Pompeiani facessero irruzione assalendoli alle spalle, così quelli, nel loro spazio interno, costruivano linee fortificate ininterrotte perché i nostri non potessero in nessun posto penetrare e attaccarli alle spalle. Ma i Pompeiani erano più veloci nei lavori, poiché erano superiori per numero di soldati e, essendo all'interno, avevano un perimetro minore da fortificare. E quando Cesare doveva prendere una di quelle posizioni, Pompeo, sebbene avesse deciso di non impiegare nel contrasto tutte le sue forze e di non attaccare battaglia, tuttavia mandava in posizioni strategiche arcieri e frombolieri, di cui aveva un gran numero. E molti dei nostri rimanevano feriti e s'era diffusa una grande paura delle frecce e quasi tutti i soldati si erano confezionate tuniche o coperture con imbottiture, coperte e pelli per evitare i dardi.