Traduzione di Paragrafo 38, Libro 3 di Cesare

Versione originale in latino


His rebus gestis Domitius, sperans Scipionem ad pugnam elici posse, simulavit sese angustiis rei frumentarise adductum castra movere, vasisque militari more conclamatis progressus milia passuum III loco idoneo et occulto omnem exercitum equitatumque collocavit. Scipio ad sequendum paratus equitum magnam partem ad explorandum iter Domitii et cognoscendum praemisit. Qui cum essent progressi, primaeque turmae insidias intravissent, ex fremitu equorum illata suspicione ad suos se recipere coeperunt, quique hos sequebantur celerem eorum receptum conspicati restiterunt. Nostri, cognitis insidiis, ne frustra reliquos exspectarent, duas nacti turmas exceperunt (in his fuit M. Opimius, praefectus equitum), reliquos omnes aut interfecerunt aut captos ad Domitium deduxerunt.

Traduzione all'italiano


Dopo questo fatto Domizio, sperando di potere indurre Scipione a combattere, finse di essere costretto a togliere il campo per scarsezza di cibo e dato l'ordine secondo il costume militare, allontanatosi tremila passi, fece fermare tutto l'esercito e la cavalleria in un luogo adatto e nascosto. Scipione, che si era preparato a inseguirlo, mandò avanti in esplorazione gran parte della cavalleria, per conoscere il percorso di Domizio. Dopo che questi erano avanzati e i primi squadroni erano caduti nell'agguato, gli altri, insospettiti dal nitrito dei cavalli, ripiegarono e quelli che li seguivano, vista la loro veloce ritirata, si fermarono. I nostri, scoperto l'agguato [dei nemici], tanto per non aspettare invano gli altri, imbattutisi in due squadroni nemici, li fecero prigionieri. Fuggì soltanto M. Opimio, prefetto della cavalleria. Tutti gli altri furono o uccisi o condotti prigionieri da Domizio.