Traduzione di Paragrafo 15, Libro 3 di Cesare

Versione originale in latino


Bibulus, ut supra demonstratum est, erat cum classe ad Oricum et, sicuti mari portibusque Caesarem prohibebat, ita ipse omni terra earum regionum prohibebatur; praesidiis enim dispositis omnia litora a Caesare tenebantur, neque lignandi atque aquandi neque naves ad terram religandi potestas fiebat. Erat res in magna difficultate, summisque angustiis rerum necessariarun premebantur, adeo ut cogerentur sicuti reliquum commeatum ita ligna atque aquam Corcyra navibus onerariis supportare; atque etiam uno tempore accidit, ut difficilioribus usi tempestatibus ex pellibus, quibus erant tectae naves, nocturnum excipere rorem cogerentur; quas tamen difficultates patienter atque aequo animo ferebant neque sibi nudanda litora et relinquendos portus existimabant. Sed cum essent in quibus demonstravi angustiis, ac se Libo cum Bibulo coniunxisset, loquuntur ambo ex navibus cum M. Acilio et Statio Murco legatis; quorum alter oppidi muris, alter praesidiis terrestribus praeerat: velle se de maximis rebus cum Caesare loqui, si sibi eius rei facultas detur. Huc addunt pauca rei confirmandae causa, ut de compositione acturi viderentur. Interim postulant ut sint indutiae, atque ab eis impetrant. Magnum enim, quod afferebant, videbatur, et Caesarem id summe sciebant cupere, et profectum aliquid Vibullil mandatis existimabatur.

Traduzione all'italiano


Bibulo, come si è visto sopra, era sulla flotta presso Orico e come egli impediva a Cesare la via di mare e l'ingresso ai porti, così era impedito a lui stesso lo sbarco in tutti i punti di quelle regioni. Infatti collocati qua e là dei presidi, tutte le coste erano in mano a Cesare e non vi era modo né di fare legna e acqua né di ormeggiare le navi. La situazione era di estrema difficoltà e i Pompeiani erano tormentati dalla totale mancanza del necessario sì da essere costretti a portare da Corcira con navi da carico oltre che i viveri anche legna e acqua. Ciò nonostante sopportavano pazientemente e di buon animo queste difficoltà e ritenevano di non dovere togliere la sorveglianza alle coste e lasciare i porti. Ma trovandosi nelle difficoltà che ho detto e essendosi unito Libone a Bibulo, entrambi, dalle navi, dialogano con i luogotenenti M. Acilio e Stazio Murco, dei quali l'uno era preposto alla difesa delle mura della città, l'altro alle difese di terra: dicono di volere discutere con Cesare di cose della massima importanza, se a loro viene concessa la possibilità. A conferma di ciò aggiungono poche parole per mostrare di avere intenzione di negoziare un trattato. Frattanto chiedono un armistizio e lo ottengono. Di grande importanza infatti sembrava la proposta che presentavano e sapevano che la cosa era molto desiderata da Cesare e si pensava che si sarebbe ottenuto qualche risultato dalle proposte di Vibullio.