Traduzione di Paragrafo 6, Libro 2 di Cesare

Versione originale in latino


Commisso proelio Massiliensibus res nulla ad virtutem defuit; sed memores eorum praeceptorum, quae paulo ante ab suis aeceperant, hoc animo decertabant, ut nullum aliud tempus ad conandum habituri viderentur, et quibus in pugna vitae periculum accideret, non ita multo se reliquorum civium fatum antecedere existimareut, quibus urbe capta eadem esset belli fortuna patienda. Diductisque nostris paulatim navibus et artificio gubernatorum et mobilitati navium locus dabatur, et si quando nostri facultatem nacti ferreis manibus iniectis navem religaverant, undique suis laborantibus succurrebant. Neque vero coniuncti Albici comminus pugnando deficiebant neque multum cedebant virtute nostris. Simul ex minoribus navibus magna vis eminus missa telorum multa nostris de improviso imprudentibus atque impeditis vulnera inferebant. Conspicataeque naves triremes duae navem D. Bruti, quae ex insigni facile agnosci poterat, duabus ex partibus sese in eam incitaverant Sed tantum re provisa Brutus celeritate navis enisus est, ut parvo momento antecederet. Illae adeo graviter inter se incitatae conflixerunt, ut vehementissime utraque ex concursu laborarent, altera vero praefracto rostro tota collabefieret. Qua re animadversa, quae proximae ei loco ex Bruti classe naves erant, in eas impeditas impetum faciunt celeriterque ambas deprimunt.

Traduzione all'italiano


Attaccata battaglia, niente offuscò il valore dei Marsigliesi. Ma, memori delle esortazioni che avevano ricevuto poco prima dai loro, combattevano con tanto coraggio da sembrare di non potere avere in futuro nessun'altra occasione per ripetere il tentativo, pensando che coloro che perdevano la vita in battaglia precedevano di poco la sorte degli altri cittadini che, una volta presa la città, avrebbero dovuto patire il medesimo destino di guerra. E, poiché le nostri navi si erano a poco a poco allontanate le une dalle altre, si presentava ai comandanti nemici l'occasione per mostrare la loro abilità e l'agilità delle navi. E se talora i nostri, cogliendo il momento opportuno, avevano abbordato una nave con ganci di ferro, i nemici da ogni parte venivano in soccorso di chi si trovava in difficoltà. E invero gli Albici, che si erano ad essi uniti, erano non inferiori nel combattimento corpo a corpo e non molto lontani dal valore dei nostri. Nel medesimo tempo la grande violenza dei dardi lanciati a distanza dalle navi più piccole arrecava molte ferite ai nostri che venivano colpiti all'improvviso, senza aspettarselo e mentre erano impegnati nel combattimento. Due triremi, vista la nave di D. Bruto, che con facilità poteva essere riconosciuta dall'insegna, l'avevano attaccata da due parti. Ma Bruto, previsto l'attacco, forzò la velocità della nave sì da precederle, pur se di poco. Quelle, lanciate a piena velocità, si scontrarono tra di loro così violentemente da risentire entrambe in modo grave dello scontro; anzi una, spezzatosi il rostro, si sfasciò completamente. Alla vista di ciò, le navi della flotta di Bruto più prossime attaccano quelle navi in difficoltà e in poco tempo le affondano entrambe.