Traduzione di Paragrafo 38, Libro 2 di Cesare

Versione originale in latino


His constitutis rebus probatisque consiliis ex perfugis quibusdam oppidanis audit Iubam revocatum finitimo bello et controversiis Leptitanorum restitisse in regno, Saburram, eius praefectum, cum mediocribus copiis missum Uticae appropinquare. His auctoribus temere credens consilium commutat et proelio rem committere constituit. Multum ad hanc rem probandam adiuvat adulescentia, magnitudo animi, superioris temporis proventus, fiducia rei bene gerendae. His rebus impulsus equitatum omnem prima nocte ad castra hostium mittit ad flumen Bagradam, quibus praeerat Saburra, de quo ante erat auditum; sed rex omnibus copiis insequebatur et sex milium passuum intervallo a Saburra consederat. Equites missi nocte iter conficiunt, imprudentes atque inopinantes hostes aggrediuntur. Numidae enim quadam barbara consuetudine nullis ordinibus passim consederant. Hos oppressos somno et dispersos adorti magnum eorum numerum interficiunt; multi perterriti profugiunt. Quo facto ad Curionem equites revertuntur captivosque ad eum reducunt.

Traduzione all'italiano


Definito ciò e approvati questi piani, Curione viene a sapere da alcuni disertori della città che Giuba, richiamato da una guerra con un popolo vicino e da controversie con gli abitanti di Leptis, si era fermato nel suo regno e che il suo prefetto Saburra, che era stato mandato con poche truppe, era vicino a Utica. Credendo sconsideratamente a queste fonti, muta piano e stabilisce di risolvere la questione con il combattimento. Molto contribuiscono a questa decisione la giovinezza, il grande coraggio, i successi del passato, la speranza di condurre a buon fine l'impresa. Mosso da ciò, sul fare della notte manda tutta la cavalleria verso l'accampamento dei nemici nei pressi del fiume Bagrada; di tale campo era capo Saburra, di cui prima si era detto; ma il re con tutte le milizie gli teneva dietro e si era fermato a una distanza di sei miglia da Saburra. I cavalieri, inviati da Curione, compiono di notte il cammino e assaltano i nemici che, impreparati, non se lo aspettavano. I Numidi, secondo un'abitudine dei barbari, si erano sdraiati qua e là senza alcun ordine. Assalitili mentre erano immersi nel sonno e sparpagliati, ne uccidono un gran numero; molti fuggono in preda al terrore. Compiuta questa azione i cavalieri fanno ritorno da Curione e gli conducono i prigionieri.