Traduzione di Paragrafo 34, Libro 2 di Cesare

Versione originale in latino


Erat vallis inter duas acies, ut supra demonstratum est, non ita magna, at difficili et arduo ascensu. Hanc uterque, si adversariorum copiae transire conarentur, exspectabat, quo aequiore loco proelium committeret. Simul ab sinistro cornu P. Attii equitatus omnis et una levis armaturae interiecti complures, cum se in vallem demitterent, cernebantur. Ad eos Curio equitatum et duas Marrucinorum cohortes mittit; quorum primum impetum equites hostium non tulerunt, sed admissis equis ad suos refugerunt; relicti ab his, qui una procurrerant levis armaturae, circumveniebantur atque interficiebantur ab nostris. Huc tota Vari conversa acies suos fugere et concidi videbat. Tunc Rebilus, legatus Caesaris, quem Curio secum ex Sicilia duxerat, quod magnum habere usum in re militari sciebat, "perterritum," inquit, "hostem vides, Curio: quid dubitas uti temporis opportunitate?" Ille unum elocutus, ut memoria tenerent milites ea, quae pridie sibi confirmassent, sequi sese iubet et praecurrit ante omnes. Adeo erat impedita vallis, ut in ascensu nisi sublevati a suis primi non facile eniterentur. Sed praeoccupatus animus Attianorum militum timore et fuga et caede suorum nihil de resistendo cogitabat, omnesque se iam ab equitatu circumveniri arbitrabantur. Itaque priusquam telum abici posset, aut nostri propius accederent, omnis Vari acies terga vertit seque in castra recepit.

Traduzione all'italiano


Vi era fra i due eserciti, come si è detto sopra, una valle, non molto grande, ma era difficile e ripida la via per salirvi. L'uno e l'altro dei comandanti aspettava per attaccare battaglia in posizione più favorevole, nel caso le milizie nemiche avessero deciso di attraversarla ... Frattanto dal lato sinistro di P. Azzio si vedeva tutta la cavalleria e, mescolati ad essa, numerosi armati alla leggera scendere nella valle. Contro di essi Curione lancia la cavalleria e due coorti di Marrucini; la cavalleria nemica non resse il loro primo impeto, ma, a briglia sciolta, trovò rifugio presso i suoi; i fanti armati alla leggera, abbandonati da coloro con i quali si erano lanciati all'assalto, venivano circondati e uccisi dai nostri. Tutto l'esercito di Varo, rivolto da questa parte, vedeva la fuga e l'annientamento dei suoi. Allora Rebilo, luogotenente di Cesare, che Curione aveva condotto con sé dalla Sicilia, poiché sapeva essere grande esperto di arte militare, disse: "Curione, vedi il nemico atterrito; perché indugi ad approfittare dell'occasione?". Ed egli, dopo avere detto ai soldati solo questo, di tenere a mente ciò che il giorno prima gli avevano promesso, ordina di seguirlo e si slancia davanti a tutti. La valle era così impervia che i primi non riuscivano facilmente a salire senza il sostegno dei compagni. Ma i soldati di Azzio, cui la fuga e la strage dei loro aveva colmato l'animo di terrore, non pensavano affatto a resistere e si vedevano già ormai tutti quanti circondati dalla cavalleria. E così, prima che si potesse tirare una freccia o che i nostri avanzassero oltre, tutta la schiera di Varo volse le spalle e cercò rifugio nel campo.