Traduzione di Paragrafo 22, Libro 2 di Cesare

Versione originale in latino


Massilienses omnibus defessi malis, rei frumentariae ad summam inopiam adducti, bis navali proelio superati, crebris eruptionibus fusi, gravi etiam pestilentia conflictati ex diutina conclusione et mutatione victus (panico enim vetere atque hordeo corrupto omnes alebantur, quod ad huiusmodi casus antiquitus paratum in publicum contulerant) deiecta turri, labefacta magna parte muri, auxiliis provinciarum et exercituum desperatis, quos in Caesaris potestatem venisse cognoverant, sese dedere sine fraude constituunt. Sed paucis ante diebus L. Domitius cognita Massiliensium voluntate navibus III comparatis, ex quibus duas familiaribus suis attribuerat, unam ipse conscenderat nactus turbidam tempestatem profectus est. Hunc conspicatae naves, quae iussu Bruti consuetudine cotidiana ad portum excubabant, sublatis ancoris sequi coeperunt. Ex his unum ipsius navigium contendit et fugere perseveravit auxilioque tempestatis ex conspectu abiit, duo perterrita concursu nostrarum navium sese in portum receperunt. Massilienses arma tormentaque ex oppido, ut est imperatum, proferunt, naves ex portu navalibusque educunt, pecuniam ex publico tradunt. Quibus rebus confectis Caesar magis eos pro nomine et vetustate, quam pro meritis in se civitatis conservans duas ibi legiones praesidio relinquit, ceteras in Italiam mittit; ipse ad urbem proficiscitur.

Traduzione all'italiano


I Marsigliesi, sfiniti da ogni genere di mali, ridotti all'estrema penuria di viveri, sconfitti due volte in battaglie navali, sconfitti in frequenti sortite, travagliati anche da una grave pestilenza dovuta al lungo assedio e al cambiamento in peggio del vitto (tutti infatti si nutrivano di panìco raffermo e di orzo guasto che avevano raccolto da tempo per una situazione del genere e portato nei magazzini pubblici), diroccata una torre, crollata gran parte delle mura, perduta ogni speranza di aiuto da parte di province o di eserciti, che avevano saputo essere caduti in potere di Cesare, decidono di arrendersi lealmente. Ma, pochi giorni prima, L. Domizio, venuto a conoscenza dell'intenzione dei Marsigliesi, allestite tre navi, due delle quali aveva assegnato a suoi familiari, mentre egli stesso era salito sulla terza, partì approfittando del tempo burrascoso. Quando le navi, che per ordine di Bruto facevano quotidiana guardia presso il porto, lo videro, levate le ancore cominciarono a inseguirlo. Delle tre navi solo quella di Domizio accelerò e continuò a fuggire e col favore della burrasca si sottrasse alla vista, mentre le altre due navi, atterrite dall'accorrere delle nostre, si rifugiarono nel porto. Gli abitanti di Marsiglia portano fuori dalla città, come era stato comandato, armi e macchine da guerra, fanno uscire le navi dal porto e dai cantieri, consegnano il denaro dell'erario pubblico. Fatto ciò, Cesare, risparmiando quei cittadini più per la fama e l'antica origine che per i meriti della città nei suoi riguardi, lascia qui due legioni di presidio, manda tutte le altre in Italia; egli stesso parte alla volta di Roma.