Traduzione di Paragrafo 16, Libro 2 di Cesare

Versione originale in latino


Quod ubi hostes viderunt, ea, quae vix longinquo spatio refici non posse sperassent, paucorum dierum opera et labore ita refecta, ut nullus perfidiae neque eruptioni locus esset nec quicquam omnino relinqueretur, qua aut telis militibus aut igni operibus noceri posset, eodemque exemplo sentiunt totam urbem, qua sit aditus ab terra, muro turribusque circumiri posse, sic ut ipsis consistendi in suis munitionibus locus non esset, cum paene inaedificata muris ab exercitu nostro moenia viderentur ac telum manu coniceretur, suorumque tormentorum usum, quibus ipsi magna speravissent, spatio propinquitatis interire parique condicione ex muro ac turribus bellandi data se virtute nostris adaequare non posse intellegunt, ad easdem deditionis condiciones recurrunt.

Traduzione all'italiano


I nemici si accorsero che con un duro lavoro in pochi giorni erano state ricostruite quelle opere che essi speravano non potessero essere rifatte se non in un lungo tempo, sicché non vi era per loro occasione di inganno o sortita e non rimaneva alcun punto attraverso cui arrecare danno ai soldati con le armi o ai lavori con il fuoco. Parimenti comprendono che tutta quanta la città, dalla parte di terra, poteva essere accerchiata dal muro e dalle torri, sicché non sarebbe stato loro possibile resistere a piè fermo sulle loro stesse fortificazioni: il nostro esercito infatti sembrava quasi costruire le mura del terrapieno appoggiate alle mura della città così che i proiettili potevano essere scagliati a mano, mentre per il poco spazio non potevano usare le loro macchine da guerra, in cui avevano posto grande speranza. Quando comprendono che sul muro e sulle torri il combattimento può essere condotto nelle stesse condizioni e che essi non possono eguagliare i nostri in valore, ricorrono alle medesime condizioni di resa della volta precedente.