Traduzione di Paragrafo 13, Libro 2 di Cesare

Versione originale in latino


Quibus rebus commoti legati milites ex opere deducunt, oppuguatione desistunt; operibus custodias relinquunt. Indutiarum quodam genere misericordia facto adventus Caesaris exspectatur. Nullum ex muro, nullum a nostris mittitur telum; ut re confecta omnes curam et diligentiam remittunt. Caesar enim per litteras Trebonio magnopere mandaverat, ne per vim oppidum expugnari pateretur, ne gravius permoti milites et defectionis odio et contemptione sui et diutino labore omnes puberes interficerent; quod se facturos minabantur, aegreque tunc sunt retenti, quin oppidum irrumperent, graviterque cam rem tulerunt, quod stetisse per Treboninm, quo minus oppido potirentur, videbatur.

Traduzione all'italiano


Commossi da questi pianti e preghiere i luogotenenti ritirano i soldati dalle opere d'assedio, desistono dall'attacco; lasciano posti di guardia innanzi ai lavori. Raggiunta per un sentimento di compassione una sorta di tregua, si attende l'arrivo di Cesare. Dalle mura i nostri non scagliano nessun dardo; come se la guerra fosse finita, tutti attenuano l'attenzione nella sorveglianza. Cesare infatti aveva per iscritto vivamente raccomandato a Trebonio di non permettere l'espugnazione a forza della città affinché i soldati, troppo scossi e dall'odioso tradimento e dal disprezzo verso di loro e dalla continua fatica, non massacrassero tutti gli adulti; e ciò essi minacciavano di fare. E a stento furono allora trattenuti dal fare irruzione nella città e mal volentieri sopportarono quel divieto poiché pareva che il non avere preso la città dipendesse da Trebonio.