Traduzione di Paragrafo 33, Libro 1 di Cesare

Versione originale in latino


Probat rem senatus de mittendis legatis: sed, qui mitterentur, non reperiebantur, maximeque timoris causa pro se quisque id munus legationis recusabat. Pompeius enim discedens ab urbe in senatu dixerat eodem se habiturum loco, qui Romae remansissent et qui in castris Caesaris fuissent. Sic triduum disputationibus excusationibusque extrahitur. Subicitur etiam L. Metellus, tribunus plebis, ab inimicis Caesaris, qui hanc rem distrahat, reliquasque res, quascumque agere instituerit, impediat. Cuius cognito consilio Caesar frustra diebus aliquot consumptis, ne reliquum tempus amittat, infectis eis, quae agere destinaverat, ab urbe proficiscitur atque in ulteriorem Galliam pervenit.

Traduzione all'italiano


Il senato approva la proposta di mandare ambasciatori, ma non si trovava chi mandare e, sopra tutto, ciascuno rifiutava, per timore, questo incarico di ambasciatore. Pompeo infatti, allontanandosi dalla città, aveva detto in senato che avrebbe considerato alla stessa stregua coloro che fossero rimasti a Roma o che fossero stati nell'accampamento di Cesare. Così si perdono tre giorni in dispute e rifiuti. Gli avversari di Cesare sobillano anche il tribuno della plebe Lucio Metello per mandare in lungo la cosa e impedire quanto altro Cesare avesse deciso di fare. Cesare, venuto a conoscenza di tale piano, dopo avere invano perduto alcuni giorni, per non sprecare il tempo che gli rimaneva, parte da Roma e giunge nella Gallia Ulteriore.