Bembo - Carmina - 3 - Fauno alle Ninfe

Versione originale in latino


Dicite cur nostros, Nymphae, fugiatis amores:
quid Faunus, quo sic despiciatur, habet?
Cornua si mihi sunt, sunt et sua cornua Baccho:
inque sinus vocat hunc Cressa puella suos.
Ignea si frons est; an non frons ignea Phoebo est?
Hoc tamen est Clymene facta parente parens.
Barba riget suffulta genis: dedit improba saepe
oscula barbato Deianira viro.
Intonso densoque tegor praecordia villo:
nil ideo Marti est Ilia questa suo.
Capripedem arguitis; quid clauso turpius? At tu
Nupsisti claudo, Cypria pulchra, deo.
Denique, si qua meae pars est non bella figurae,
exemplum a caelo, quod capiatis, habet.
Sed vos nimirum mortalia facta secutae
(omnis quando auro conciliatur amor)
pastorum, et pecoris tenui custode repulso,
quaeritis a magnis munera magna deis.

Traduzione all'italiano


Dite perché evitate il mio amore, o Ninfe: che cosa ha Fauno da esser così disdegnato? Se io ho le corna, sono le stesse che ha Bacco: dì, fanciulla cretese che Bacco chiama queste il suo orgoglio (i suoi poteri / le sue caratteristiche). Se io ho la faccia infuocata; forse che non ce l'ha anche Febo? Tuttavia Climene con questo padre divenne madre. La barba si drizza attaccata alle gote: spesso Deianira diede baci appassionati al marito con tanta barba (all'uomo barbuto). Sono coperto nel petto da un arruffato e folto pelo: però per questo pelo di Marte Rea Silvia non si è lamentata. Voi biasimate i miei piedi di capra: che cosa è peggio essere zoppo? Ma tu, bella Cipride, andasti sposa al dio zoppo. Insomma se questo è l'aspetto non bello della mia figura, ponete attenzione a questo: ha l'esempio dal cielo (riscontro tra gli dei). Ma voi purtroppo avete seguito le umili occupazioni dei pastori - giacché l'amore si adesca con l'oro - , e respinto un povero guardiano di bestiame, domandate grandi doni ai grandi dei.

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