Virgilio, Talia, musa campestre - (Bucoliche, 6. vv. 1 - 12)

Versione originale in latino


Prima Syracosio dignata est ludere uersu
nostra, neque erubuit siluas habitare, Thalia.
Cum canerem reges et proelia, Cynthius aurem
uellit, et admonuit: "Pastorem, Tityre, pinguis
pascere oportet ouis, deductum dicere carmen."
Nunc ego (namque super tibi erunt, qui dicere laudes,
Vare, tuas cupiant, et tristia condere bella)
agrestem tenui meditabor harundine musam.
Non iniussa cano. Si quis tamen haec quoque, si quis
captus amore leget, te nostrae, Vare, myricae,
te nemus omne canet; nec Phoebo gratior ulla est
quam sibi quae Vari praescripsit pagina nomen.

Traduzione all'italiano


Prima il verso intonar siracusano
degnò la mia Talia, senza rossore
d'abitare le selve.
Regi e guerre
celebrando io, mi prese per l'orecchio
Cinzio ammonendo: «Titiro, un pastore
deve grasse le agnelle pascolare,
cantare umil canzone».Ond'io - che sempre
ti avanzeranno, o Varo, i desiosi
di celebrar tue lodi e di comporre
le fiere geste - una campestre musa
modulerò su le sottil canne.
Non senza cenno io canto. E se alcun pure,
se alcun preso d'amor leggerà queste
semplici cose, tè le mie mirice,
tè. Varo, canterà tutta la selva,
e a Febo non è pagina più cara
di quella che ha di Varo il nome in fronte.