Tito Livio, La virtù di Lucrezia - (Ab Urbe Condita, I. 57)

Versione originale in latino


In his stativis, ut fit longo magis quam acri bello, satis liberi commeatus erant, primoribus tamen magis quam militibus; regii quidem iuvenes interdum otium conviviis comissationibusque inter se terebant. Forte potantibus his apud Sex. Tarquinium, ubi et Collatinus cenabat Tarquinius, Egerii filius, incidit de uxoribus mentio; suam quisque laudare miris modis. Inde certamine accenso Collatinus negat verbis opus esse: paucis id quidem horis posse sciri, quantum ceteris praestet Lucretia sua. "Quin, si vigor iuventae inest, conscendimus equos invisimusque praesentes nostrarum ingenia? Id cuique spectatissimum sit, quod in necopinato viri adventu occurrerit oculis".

Traduzione all'italiano


In questa sosta nell'accampamento, come avviene in una guerra lunga più che violenta, vi erano congedi abbastanza facili, tuttavia più agli ufficiali che ai soldati, i giovani regali naturalmente trascorrevano il tempo libero in banchetti e conviti. Mentre essi sbevazzavano in presenza di Tarquinio, dove cenava anche Collatino, figlio di Egerio, per caso capitò un discorso allusivo alle mogli. Ciascuno parla della sua in modo straordinario, quindi Collatino sorta una disputa, afferma che non sono necessarie parole; certamente in poche ore ciò si poteva sapere, quanto la sua Lucrezia primeggiasse sulle altre. "Perchè se abbiamo la forza della giovinezza, non saliamo sui cavalli e non andiamo a vedere di persona l'inclinazione delle nostre (mogli)?" Ciascuna abbia prova certa di quel che veda all'arrivo inaspettato del marito.