Seneca, Gli schiavi - (Ad Lucilium, 5.47)

Versione originale in latino


Vis tu cogitare istum quem servum tuum vocas ex isdem seminibus ortum eodem frui caelo, aeque spirare, aeque vivere, aeque mori! tam tu illum videre ingenuum potes quam ille te servum. Variana clade multos splendidissime natos, senatorium per militiam auspicantes gradum, fortuna depressit: alium ex illis pastorem, alium custodem casae fecit. Contemne nunc eius fortunae hominem in quam transire dum contemnis potes. Nolo in ingentem me locum immittere et de usu servorum disputare, in quos superbissimi, crudelissimi, contumeliosissimi sumus. Haec tamen praecepti mei summa est: sic cum inferiore vivas quemadmodum tecum superiorem velis vivere. Quotiens in mentem venerit quantum tibi in servum (tuum) liceat, veniat in mentem tantundem in te domino tuo licere.

Traduzione all'italiano


Prova a considerare che costui che tu chiami servo è nato dagli stessi semi, gode del medesimo cielo, respira, vive e muore allo stesso modo! Tanto tu puoi vedere quello libero quanto quello può vedere te schiavo. Con la sconfitta di Varo la sorte oppresse molti uomini nobilissimi, che attraverso la militanza nell’esercito aspiravano al grado di senatori: qualcuno tra quelli divenne pastore, qualcun altro custode di una casa. Ora disprezza pure l’uomo di quella condizione nella quale puoi passare, mentre la disprezzi. Non voglio cacciarmi in un argomento vasto e discutere del nostro utilizzo dei servi, verso i quali siamo superbissimi, crudelissimi e molto insolenti. Però questo è il nucleo del mio insegnamento: vivi con l’inferiore così come se tu volessi vivere con una persona superiore. Ogni volta che tu tornerà in mente quanto ti è permesso verso il tuo servo, pensa che il tuo padrone ha lo stesso potere su di te.