Orazio, Trionfo della morte - (Odi, 4. 7)

Versione originale in latino


Diffugere nives, redeunt iam gramina campis
arboribusque comae;
mutat terra vices et decrescentia ripas
flumina praetereunt;
Gratia cum Nymphis geminisque sororibus audet
ducere nuda choros.
Immortalia ne speres, monet annus et almum
quae rapit hora diem.
Frigora mitescunt Zephyris, ver proterit aestas
interitura, simul
pomifer autumnus fruges effuderit, et mox
bruma recurrit iners.
Damna tamen celeres reparant caelestia lunae:
nos ubi decidimus
quo pater Aeneas, quo Tullus dives et Ancus,
pulvis et umbra sumus.

Traduzione all'italiano


Si sciolgono le navi, già tornano i grani nei campi,
e le chiome sugli alberi;
la terra cambia vicendevolmente e le acque più basse
rientrano negli argini;

la Grazia con le ninfe e le sorelle gemelle osa
condurre il coro nuda.
E non sperare nelle cose immortali, passa l'annata e
l'ora che rapisce il giorno fertile.
Il freddo si fa mite con lo zefiro; l'estate schiaccia la primavera
che sta per sparire non
appena l'autunno ricco di frutti avrà versato
i suoi frutti e subito ritorna l'inerte inverno.Tuttavia le veloci fasi lunari riparano i danni
celesti: noi quando scendiamo
laddove si trova il padre Enea, il ricco Tullo
e Anco, siamo polvere e ombra