Lucrezio, Elogio di Epicuro - (De Rerum Natura, 1. vv. 62 - 82)

Versione originale in latino


Humana ante oculos foede cum vita iaceret
in terris oppressa gravi sub religione,
quae caput a caeli regionibus ostendebat
horribili super aspectu mortalibus instans,
primum Graius homo mortalis tollere contra
est oculos ausus primusque obsistere contra;
quem neque fama deum nec fulmina nec minitanti
murmure compressit caelum, sed eo magis acrem
inritat animi virtutem, effringere ut arta
naturae primus portarum claustra cupiret.
ergo vivida vis animi pervicit et extra
processit longe flammantia moenia mundi
atque omne immensum peragravit mente animoque,
unde refert nobis victor quid possit oriri,
quid nequeat, finita potestas denique cuique
qua nam sit ratione atque alte terminus haerens.
quare religio pedibus subiecta vicissim
opteritur, nos exaequat victoria caelo.

Traduzione all'italiano


Giacendo la vita umana in modo ignominioso davanti agli occhi
sulla terra schiacciata sotto la pesante religione,
che mostrava la testa dalle regioni del cielo,
incombendo sui mortali con orribile aspetto,
per primo un uomo greco osò levare gli occhi mortali
contro (di essa), e per primo levarsi contro;
il quale né le voci sugli dèi, né i fulmini, né il cielo
con il suo brontolio minaccioso domò, ma
tanto più accese la virtù acuta dell’animo, che desiderò
infrangere per primo gli stretti serrami delle porte della natura.
E dunque vinse la vivida forza dell’animo, e procedette
lontano, oltre le mura fiammeggianti del mondo,
ed errò per tutta l’immensità con l’ingegno e l’animo,
da dove, vincitore, riferisce che cosa può nascere,
che cosa non può, e infine per quale motivo sia ad ognuno
un potere illimitato ed un confine profondamente infisso.
Perciò la religione è a sua volta battuta, calpestata
con i piedi, la vittoria ci eleva al cielo.