Lucrezio, Ares e Venere - (De Rerum Natura, 1. vv. 28 - 43)

Versione originale in latino


Quo magis aeternum da dictis, diva, leporem.
Effice ut interea fera moenera militiai
per maria ac terras omnis sopita quiescant;
nam tu sola potes tranquilla pace iuvare
mortalis, quoniam belli fera moenera Mavors
armipotens regit, in gremium qui saepe tuum se
reiicit aeterno devictus vulnere amoris,
atque ita suspiciens tereti cervice reposta
pascit amore avidos inhians in te, dea, visus
eque tuo pendet resupini spiritus ore.
Hunc tu, diva, tuo recubantem corpore sancto
circum fusa super, suavis ex ore loquellas
funde petens placidam Romanis, incluta, pacem;
nam neque nos agere hoc patriai tempore iniquo
possumus aequo animo nec Memmi clara propago
talibus in rebus communi desse saluti.

Traduzione all'italiano


Ancor più per questo da, dea, ai miei versi un’eterna grazia. Fa che intanto le crudeli opere di guerra riposino assopite per mare e per terra. Infatti tu sola puoi giovare con la tua tranquilla pace ai mortali, poiché Marte possente in armi, che spesso si getta nel tuo grembo, sconfitto dalla sua perpetua ferita d’amore, governa le crudeli azioni di guerra e così, guardando in alto rovesciato il collo ben tornito, pasce d’amore gli avidi occhi, bramandoti o dea, e dalla tua bocca pende il respiro del dio coricato. Tu, o dea, avendo circondato da sopra con il tuo corpo sacro costui che giace supino, riversa dolci parole dalla tua bocca, chiedendo gloria, una tranquilla pace per i Romani! E infatti né io posso realizzare questa mia opera con animo sereno in un tempo sfavorevole alla patria, né la famosa stirpe di Memmio può venir meno alla salvezza comune in queste circostanze.