Cicerone, Catilina deve morire - (In Catilinam, 2. 3)

Versione originale in latino


Ac si quis est talis, quales esse omnes oportebat, qui in hoc ipso, in quo exultat et triumphat oratio mea, me vehementer accuset, quod tam capitalem hostem non comprehenderim potius quam emiserim, non est ista mea culpa, Quirites, sed temporum. Interfectum esse L. Catilinam et gravissimo supplicio adfectum iam pridem oportebat, idque a me et mos maiorum et huius imperii severitas et res publica postulabat. Sed quam multos fuisse putatis, qui, quae ego deferrem, non crederent, [quam multos, qui propter stultitiam non putarent,] quam multos, qui etiam defenderent [,quam multos, qui propter improbitatem faverent]! Ac, si illo sublato depelli a vobis omne periculum iudicarem, iam pridem ego L. Catilinam non modo invidiae meae, verum etiam vitae periculo sustulissem.

Traduzione all'italiano


E se qualcuno di voi, animato da sentimenti che avrebbero dovuto essere quelli di tutti, in questo momento,nell'udire le mie parole che spirano esultanza e trionfo, si facesse avanti indignato ad accusarmi per non aver catturato questo nemico capitale, anziché lasciarlo andar via, dovrò dirgli che non è colpa mia, Quiriti, ma dei tempi. Catilina avrebbe dovuto morire, subire la pena capitale da molto tempo; io lo chiedevo, lo chiedevamo il costume degli avi nostri e i poteri inflessibili di cui sono investito e la Repubblica. Ma quanti si sarebbero rifiutati di credere ai fatti da me denunciati, ne avete un'idea? E quanti ancora li avrebbero perfino giustificati? Quanti per incoscienza non avrebbero misurato fino a che punto fossero gravi,quanti per iniquità li avrebbero approvati? Se, una volta scomparso Catilina, fossi stato certo di aver rimosso da voi ogni pericolo, da tempo l'avrei tolto di mezzo, a rischio non solo di incorrere nel biasimo, ma persino della mia vita.

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