Cicerone, Eloquenza e virtù - (De oratore, 3. 53 - 55)

Versione originale in latino


In quo igitur homines exhorrescunt? Quem stupefacti dicentem intuentur? In quo exclamant? Quem deum, ut ita dicam, inter homines putant? Qui distincte, qui explicate, qui abundanter, qui inluminate et rebus et verbis dicunt et in ipsa oratione quasi quendam numerum versumque conficiunt, id est, quod dico, ornate. Qui idem ita moderantur, ut rerum, ut personarum dignitates ferunt, ei sunt in eo genere laudandi laudis, quod ego aptum et congruens nomino. Qui ita dicerent, eos negavit adhuc se vidisse Antonius et eis hoc nomen dixit eloquentiae solis esse tribuendum. Qua re omnis istos me auctore deridete atque contemnite, qui se horum, qui nunc ita appellantur, rhetorum praeceptis omnem oratoriam vim complexos esse arbitrantur neque adhuc quam personam teneant aut quid profiteantur intellegere potuerunt. Vero enim oratori, quae sunt in hominum vita, quandoquidem in ea versatur orator atque ea est ei subiecta materies, omnia quaesita, audita, lecta, disputata, tractata, agitata esse debent.Est enim eloquentia una quaedam de summis virtutibus; quamquam sunt omnes virtutes aequales et pares, sed tamen est specie alia magis alia formosa et inlustris, sicut haec vis, quae scientiam complexa rerum sensa mentis et consilia sic verbis explicat, ut eos, qui audiant, quocumque incubuerit, possit impellere; quae quo maior est vis, hoc est magis probitate iungenda summaque prudentia; quarum virtutum expertibus si dicendi copiam tradiderimus, non eos quidem oratores effecerimus, sed furentibus quaedam arma dederimus.

Traduzione all'italiano


In quale oratore gli uomini fremono? Quale osservano meravigliati mentre parla? In quale oratore lanciano grida di ammirazione? Quale considerano, per così dire, un Dio fra gli uomini? Quelli che parlano in modo ordinato, chiaro, abbondante e ricercato sia con le azioni sia con le parole e nella stessa orazione compongono pressappoco con una certa quantità di ritmi e versi: questo è ciò che definisco elegante. Color che moderano il discorso così come richiede l’importanza delle situazione, o delle persone, devono essere lodati con quel genere di lodi, che io chiamo adeguato e congruente. Antonio ha negato di non avere finora visto coloro che parlano così e ha detto che questa definizione di eloquenza deve essere attribuita a questi soli. Perciò su mio consiglio deridete e disprezzate tutti coloro che, pensano di aver abbracciato tutta la forza degli oratori grazie all’insegnamento di questi retori, i quali ora sono chiamati così, ne ancora, hanno potuto capire quale personalità abbiano o che cosa insegnino. Infatti dal vero oratore, devono essere ascoltate, scelte, discusse, trattate, prese in considerazione, tutte le cose che sono nella vita di un uomo, visto che l’oratore si volge ad esse e questa materia è a lui soggetta. Infatti l’eloquenza è davvero l’unica tra le somme virtù; benché le virtù siano tutte uguali e di pari valore, ma tuttavia una forma esteriore è più bella e illustre di un’altra; allo stesso modo questa forza, che abbracciando la conoscenza spiega a parole i sentimenti e i pensieri della mente, così che possa coinvolgere, coloro che ascoltano, dovunque tenda con le sue forze; e quanto è maggiore questa forza, tanto più questa deve essere associata all’onestà e alla massima saggezza; e se trasmettessimo un’abbondante eloquenza a (uomini) privi di queste virtù, non produrremo certamente degli oratori, ma avremo consegnato alcune armi a dei folli.