Cicerone, Potere della parola - (De Oratore, 1. 30 - 31)

Versione originale in latino


"Neque vero mihi quicquam" inquit "praestabilius videtur, quam posse dicendo tenere hominum mentis, adlicere voluntates, impellere quo velit, unde autem velit deducere: haec una res in omni libero populo maximeque in pacatis tranquillisque civitatibus praecipue semper floruit semperque dominata est. [31] Quid enim est aut tam admirabile, quam ex infinita multitudine hominum exsistere unum, qui id, quod omnibus natura sit datum, vel solus vel cum perpaucis facere possit? Aut tam iucundum cognitu atque auditu, quam sapientibus sententiis gravibusque verbis ornata oratio et polita? aut tam potens tamque magnificum, quam populi motus, iudicum religiones, senatus gravitatem unius oratione converti?

Traduzione all'italiano


"In verità" disse "niente mi sembra più eccellente che poter intrattenere parlando le menti degli uomini, attirare la volontà, muovere dove si voglia, o dedurre onde si voglia. Questa sola cosa in ogni popolo libero e massimamente nelle civiltà pacate e tranquille principalmente sempre fiorì e sempre dominò. Infatti che cosa c’é di più meraviglioso del veder sorgere dall’infinita moltitudine degli uomini uno che da solo o con pochi possa fare quello che la natura ha concesso a tutti? O di più piacevole a conoscere e a sentire di un discorso abbellito e adorno di saggi pensieri ed elevate espressioni? Che cosa è così imponente e sublime quanto il fatto che le passioni del popolo, i sentimenti dei giudici, l’austerità del Senato siano modificati dal discorso di un solo uomo?”