Traduzione di Paragrafo 17 - Il significato di humanitas, Libro 13 di Aulo Gellio

Versione originale in latino


Qui verba Latina fecerunt quique his probe usi sunt, "humanitatem" non id esse voluerunt, quod volgus existimat quodque a Graecis philanthropia dicitur et significat dexteritatem quandam benivolentiamque erga omnis homines promiscam, sed "humanitatem" appellaverunt id propemodum, quod Graeci paideian vocant, nos eruditionem institutionemque in bonas artis dicimus. Quas qui sinceriter cupiunt adpetuntque, hi sunt vel maxime humanissimi. Huius enim scientiae cura et disciplina ex universis animantibus uni homini datast idcircoque "humanitas" appellata est. Sic igitur eo verbo veteres esse usos et cumprimis M. Varronem Marcumque Tullium omnes ferme libri declarant. Quamobrem satis habui unum interim exemplum promere. Itaque verba posui Varronis e libro rerum humanarum primo, cuius principium hoc est: "Praxiteles, qui propter artificium egregium nemini est paulum modo humaniori ignotus". "Humaniori" inquit non ita, ut vulgo dicitur, facili et tractabili et benivolo, tametsi rudis litterarum sit - hoc enim cum sententia nequaquam convenit -, sed eruditiori doctiorique, qui Praxitelem, quid fuerit, et ex libris et ex historia cognoverit.

Traduzione all'italiano


Quelli che hanno creato le parole latine e quelli che le hanno usate nel modo corretto hanno inteso il termine humanitas non così come lo intende la gente comune e così come da parte dei Greci viene usato quello di "filantropia" che significa una generica propensione e benevolenza nei confronti di tutti gli uomini, ma hanno chiamato col termine di humanitas più o meno quello che i Greci chiamano paideia e noi educazione e formazione nell’ambito delle arti liberali. Proprio quelli che autenticamente le desiderano e ricercano sono di gran lunga i più "umani". Infatti tra tutti gli esseri viventi all’uomo soltanto è stata data la prerogativa di interessarsi e applicarsi a questo ambito della conoscenza e per questo è stata chiamata humanitas. Quasi tutti i libri poi dimostrano che in questo senso gli antichi usarono tale parola e primi fra tutti M. Varrone e Marco Tullio (Cicerone), perciò sono convinto che basti a questo punto proporre un unico esempio. Pertanto ho riportato le parole di Varrone tratte dal primo libro delle Antichità romane, il cui inizio suona così: "Prassitele, che a causa della sua straordinaria capacità artistica non è sconosciuto a nessuno che anche solo un po’ sia dotato di humanitas". Ha detto "dotato di humanitas", non nel senso comune, cioè come disponibile, trattabile e benevolo per quanto privo di cultura (questo significato infatti non è affatto conforme al senso del passo), ma (ha detto) dotato di una certa istruzione e cultura, tale da sapere, ricavandolo e dai libri e dalla storia, chi era Prassitele.

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