Apuleio - Apologia - 3 - 9 - Lo specchio e l'uomo (Maturità classica 1965)

Versione originale in latino


An turpe arbitraris formam suam spectaculo assiduo explorare? An non Socrates philosophus ultro etiam suasisse fertur discipulis suis, crebro ut semet in speculo contemplarentur, ut qui eorum foret pulchritudine sibi complacitus, impendio procuraret ne dignitatem corporis malis moribus dedecoraret, qui vero minus se commendabilem forma putaret, sedulo operam daret ut virtutis laude turpitudinem tegeret? Adeo vir omnium sapientissimus speculo etiam ad disciplinam morum utebatur. Demost<h>enen vero, primarium dicendi artificem, quis est qui non sciat semper ante speculum quasi ante magistrum causas meditatum? Ita ille summus orator cum a Platone philosopho facundiam <h>ausisset, ab Eubulide dialectico argumentationes edidicisset, novissimam pronuntiandi congruentiam ab speculo petivit.

Traduzione all'italiano


Pensi forse che sia vergogna scrutare con una analisi assidua il proprio aspetto esteriore? Non si dice forse che il filosofo Socrate anche lui di sua iniziativa persuadesse i suoi allievi a guardarsi spesso nello specchio, affinché chi tra loro si compiacesse della sua bellezza badasse attentamente a non disonorare la bellezza fisica con un comportamento negativo, chi invece si giudicasse meno bello esteriormente si sforzasse di nascondere la sua bruttezza con il merito della virtù? A tal punto quell’uomo che era il più saggio di tutti si avvaleva anche dello specchio per insegnare la disciplina dei costumi. Quanto poi a Demostene, il più grande artista della parola, chi c’è che non sa che studiava le orazioni che doveva pronunciare sempre davanti allo specchio come davanti ad un maestro? Così quel sommo oratore dopo aver attinto dal filosofo Platone l’eloquenza, e aver appreso da Eubulide dialettico le qualità argomentative, chiese allo specchio alla fine la capacità di pronunciare l’orazione in modo armonico.

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