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Senofonte - Memorabilia

Libro I

II

par. 19

ἴσως οὖν εἴποιεν ἂν πολλοὶ τῶν φασκόντων φιλοσοφεῖν ὅτι οὐκ ἄν ποτε ὁ δίκαιος ἄδικος γένοιτο, οὐδὲ ὁ σώφρων ὑβριστής, οὐδὲ ἄλλο οὐδὲν ὧν μάθησίς ἐστιν ὁ μαθὼν ἀνεπιστήμων ἄν ποτε γένοιτο. ἐγὼ δὲ περὶ τούτων οὐχ οὕτω γιγνώσκω: ὁρῶ γὰρ ὥσπερ τὰ τοῦ σώματος ἔργα τοὺς μὴ τὰ σώματα ἀσκοῦντας οὐ δυναμένους ποιεῖν, οὕτω καὶ τὰ τῆς ψυχῆς ἔργα τοὺς μὴ τὴν ψυχὴν ἀσκοῦντας οὐ δυναμένους: οὔτε γὰρ ἃ δεῖ πράττειν οὔτε ὧν δεῖ ἀπέχεσθαι δύνανται.


Forse molti tra coloro che proclamano di essere dei filosofi potrebbero dire che il giusto non potrebbe mai diventare ingiusto, né il saggio pazzo, né chi ha appreso qualche cosa, di quelle di cui siamo a conoscenza, potrebbe mai diventare ignorante. Io intorno a questi discorsi non la penso così: infatti vedo che come non possono fare le azioni del corpo quelli che non si allenano, così anche coloro che non allenano l'amina non sanno agire con essa: non sanno fare ciò che si deve, né trattenersi da ciò che non va fatto.

[newpage]par. 20

δι᾽ ὃ καὶ τοὺς υἱεῖς οἱ πατέρες, κἂν ὦσι σώφρονες, ὅμως ἀπὸ τῶν πονηρῶν ἀνθρώπων εἴργουσιν, ὡς τὴν μὲν τῶν χρηστῶν ὁμιλίαν ἄσκησιν οὖσαν τῆς ἀρετῆς, τὴν δὲ τῶν πονηρῶν κατάλυσιν. μαρτυρεῖ δὲ καὶ τῶν ποιητῶν ὅ τε λέγων:“ἐσθλῶν μὲν γὰρ ἄπ᾽ ἐσθλὰ διδάξεαι: ἢν δὲ κακοῖσι συμμίσγῃς, ἀπολεῖς καὶ τὸν ἐόντα νόον," καὶ ὁ λέγων:“αὐτὰρ ἀνὴρ ἀγαθὸς τοτὲ μὲν κακός, ἄλλοτε δ᾽ ἐσθλός.

Perciò anche i padri, per quanto i figli siano saggi, tuttavia tengono lontani questi dalle persone disoneste, convinti che la compagnia dei probi sia un buon esercizio per la virtù, quella dei malvagi invece per la corruzione. Lo attesta anche colui che tra i poeti dice: "Dai probi infatti apprenderai cose oneste: se ti mischi ai malvagi, perderai anche quella virtù che hai", e un altro che dice " Ma un uomo buono può essere a volte nobile, altre meschino"

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