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Senofonte - Agesilao, 2. 13

ἐπειδὴ δὲ ἡ μὲν νίκη σὺν Ἀγησιλάῳ ἐγένετο, τετρωμένος δ' αὐτὸς προσηνέχθη πρὸς τὴν φάλαγγα, προσελάσαντές τινες τῶν ἱππέων λέγουσιν αὐτῷ ὅτι τῶν πολεμίων ὀγδοήκοντα σὺν τοῖς ὅπλοις ὑπὸ τῷ ναῷ εἰσι, καὶ ἠρώτων τί χρὴ ποιεῖν. ὁ δὲ καίπερ πολλὰ τραύματα ἔχων πάντοσε καὶ παντοίοις ὅπλοις ὅμως οὐκ ἐπελάθετο τοῦ θείου, ἀλλ' ἐᾶν τε ἀπιέναι ὅποι βούλοιντο ἐκέλευε καὶ ἀδικεῖν οὐκ εἴα, καὶ προπέμψαι ἐπέταξε τοὺς ἀμφ' αὐτὸν ἱππεῖς ἔστε ἐν τῷ ἀσφαλεῖ ἐγένοντο.


Dopo che ci fu la vittoria contro Agesilao, si accostò alla falange, avvicinandosi alcuni dei cavalieri gli dissero che 80 nemici con le armi erano sotto il tempio, e chiesero che cosa bisognasse fare. Quello allora pur avendo avuto molte ferite in ogni parte procurate da armi di ogni tipo, tuttavia non dimenticò il culto divino, ma ordinò di lasciare andare liberamente quei nemici dove volessero e impedì che si facesse loro del male e comandò ai suoi cavalieri di scortarli fino a quando essi non furono al sicuro.

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