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Quinto Fabio Massimo e la sua tattica di guerra

Ἀννίβας δὲ συνεὶς τὴν παρουσίαν τοῦ Φαβίου καὶ βουλόμενος ἐξ ἐφόδου καταπλήξασθαι τοὺς ὑπεναντίους, ἐξαγαγὼν τὴν δύναμιν καὶ συνεγγίσας τῷ τῶν Ῥωμαίων χάρακι παρετάξατο. χρόνον δέ τινα μείνας, οὐδενὸς ἐπεξιόντος αὖθις ἀνεχώρησεν εἰς τὴν ἑαυτοῦ παρεμβολήν. ὁ γὰρ Φάβιος διεγνωκὼς μήτε παραβάλλεσθαι μήτε διακινδυνεύειν, στοχάζεσθαι δὲ πρῶτον καὶ μάλιστα τῆς ἀσφαλείας τῶν ὑποταττομένων, ἔμενε βεβαίως ἐπὶ τῆς διαλήψεως ταύτης.τὰς μὲν οὖν ἀρχὰς κατεφρονεῖτο καὶ παρεῖχε λόγον ὡς ἀποδεδειλιακὼς καὶ καταπεπληγμένος τὸν κίνδυνον, τῷ δὲ χρόνῳ πάντας ἠνάγκασε παρομολογῆσαι καὶ συγχωρεῖν ὡς οὔτε νουνεχέστερον οὔτε φρονιμώτερον οὐδένα δυνατὸν ἦν χρῆσθαι τοῖς τότε περιεστῶσι καιροῖς.ταχὺ δὲ καὶ τὰ πράγματα προσεμαρτύρησε τοῖς λογισμοῖς αὐτοῦ. καὶ τοῦτ᾽ εἰκότως ἐγένετο. τὰς μὲν γὰρ τῶν ὑπεναντίων δυνάμεις συνέβαινε γεγυμνάσθαι μὲν ἐκ τῆς πρώτης ἡλικίας συνεχῶς ἐν τοῖς πολεμικοῖς, ἡγεμόνι δὲ χρῆσθαι συντεθραμμένῳ σφίσι καὶ παιδομαθεῖ περὶ τὰς ἐν τοῖς ὑπαίθροις χρείας, νενικηκέναι δὲ πολλὰς μὲν ἐν Ἰβηρίᾳ μάχας, δὶς δὲ Ῥωμαίους ἑξῆς καὶ τοὺς συμμάχους αὐτῶν, τὸ δὲ μέγιστον, ἀπεγνωκότας πάντα μίαν ἔχειν ἐλπίδα τῆς σωτηρίας τὴν ἐν τῷ νικᾶν: περὶ δὲ τὴν τῶν Ῥωμαίων στρατιὰν τἀναντία τούτοις ὑπῆρχε.


Annibale, intesa la presenza di Fabio e volendo fin dal primo scontro sbigottire gli avversari, fatte uscire le truppe e avvicinatosi al vallo dei Romani, si schierò contro di loro. Ma dopo avere atteso un pò di tempo, siccome nessuno usciva a battaglia, di nuovo si ritirò nel proprio accampamento. Infatti Fabio, deliberato di non esporsi e di non correre pericolo, ma di mirare in primo luogo e soprattutto alla sicurezza dei suoi sottoposti, rimaneva saldamente fermo in questa decisione. Dapprima dunque egli veniva disprezzato e offriva occasione alla diceria che egli era divenuto vile e che aveva paura del pericolo, ma col tempo obbligò tutti a riconoscere e ad ammettere che non era possibile che alcuno più intelligentemente e più saggiamente si comportasse nelle presenti circostanze. E tosto anche i fatti resero testimonianza al suo modo di ragionare. E ciò accadde naturalmente. Si dava infatti il caso che le truppe dei nemici fin dalla prima giovinezza erano state continuamente esercitate nelle imprese guerresche e avevano un condottiero che era cresciuto insieme con loro e sin da fanciullo era esperto delle necessità della guerra campale e avevano vinto molte battaglie in Spagna e due volte successivamente i Romani e i loro alleati e, quel che più conta, disperando di ogni altra cosa, riponevano l'unica speranza della loro salvezza nel vincere; invece riguardo all'esercito romano accadeva il contrario di tutto ciò.

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