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Alceo-L'incipit di un Inno a Hermes Fr.308


L’inno,in cui il poeta si rivolge al dio con la più diretta forma di invocazione,chiamandolo con l’epiteto di “signore di Cillene”,il monte dell’Arcadia sul quale Hermes era venuto alla luce e che era divenuto un centro del suo culto,è ricordato da varie fonti antiche,fra cui Pausania,il quale ci informa che in esso si narrava la ben nota storia del furto dei buoi,commesso da Hermes bambino ai danni di Apollo. Poco dopo la sua nascita,quando era ancora avvolto nelle fasce,dalla caverna nella quale Maia lo aveva deposto,il dio aveva adocchiato le giovenche del fratello che pascolavano lì vicino. Uscito dall’antro,ne aveva rubate un certo numero,sicuro di farla franca,data la sua tenerissima età. Ma Apollo,accortosi del furto,aveva preteso la restituzione del bestiame;tuttavia,mentre faceva la voce grossa per intimorire il fratellino,l’infante lo aveva derubato anche della faretra. Apollo,stupito dall’abilità di una così precoce indole ladresca,non aveva potuto trattenersi dal ridere;e da quel momento fra lui ed Hermes si stabilì una perfetta armonia.

χαῖρε, Κυλλάνας ὀ μέδεις, σὲ γάρ μοι
θῦμος ὔμνην, τὸν κορύφαισιν †αὐγαῖς †
Μαῖα γέννατο Κρονίδαι μίγεισα
παμβασίληϊ

Salve,signore di Cillene,ho brama
Di offrire un inno a te,che Maia
Sugli alti monti generò,da Zeus
Sire del mondo.

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