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Eschine - Contro Timarco

CLXXX


ἀλλ' οὐ Λακεδαιμόνιοι: καλὸν δ' ἐστὶ καὶ τὰς ξενικὰς ἀρετὰς μιμεῖσθαι. δημηγοροῦντος γάρ τινος ἐν τῇ τῶν Λακεδαιμονίων ἐκκλησίᾳ, ἀνδρὸς βεβιωκότος μὲν αἰσχρῶς, λέγειν δ' εἰς ὑπερβολὴν δυνατοῦ, καὶ τῶν Λακεδαιμονίων, ὥς φασι, κατὰ τὴν ἐκείνου γνώμην ψηφίζεσθαι μελλόντων, παρελθών τις τῶν γερόντων, οὓς ἐκεῖνοι καὶ αἰσχύνονται καὶ δεδίασι, καὶ τὴν τῆς ἡλικίας αὐτῶν ἐπωνυμίαν ἀρχὴν μεγίστην εἶναι νομίζουσι, καθιστᾶσι δ' αὐτοὺς ἐκ τῶν ἐκ παιδὸς εἰς γῆρας σωφρόνων, τούτων εἷς, ὡς λέγεται, παρελθὼν ἰσχυρῶς ἐπέπληξε τοῖς Λακεδαιμονίοις, καί τι τοιοῦτον κατ' αὐτῶν ἐβλασφήμησεν, ὡς οὐ πολὺν χρόνον τὴν Σπάρτην ἀπόρθητον οἰκήσουσι, τοιούτοις ἐν ταῖς ἐκκλησίαις συμβούλοις χρώμενοι.

Mentre parlava nell'assemblea degli Spartani un uomo che aveva condotto una vita confusa, ma era abile assai nell'oratoria, e mentre gli Spartani, come si narra, stavano per votare la sua idea, essendo arrivato uno degli anziani, di cui quelli hanno sia rispetto che apprensione, rimproverò violentemente i suoi concittadini, e li offese con tali parole, cioè che non avrebbero a lungo abitato Sparta intatta, se avessero continuato a servirsi nelle assemblee di consiglieri come quello. Subito dopo avendo convocato un altro Spartano, uomo che non era per nulla un grande oratore, ma glorioso per fama guerriera, autorevole per senso di giustizia e forza d'animo, gli intimò di esprimere le medesime proposte che aveva pronunciato l’oratore precedente, così come poteva: "Affinché", disse, "gli Spartani possano votare dopo aver sentito la voce di un uomo onesto, e neppure nelle orecchie ascoltino le parole di uomini che hanno dato prova di viltà e disonestà".

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