Tesi triennale - La personalizzazione e la spettacolarizzazione della politica

Tesi di laurea triennale in Scienze Politiche e dell'amministrazione, presentata all'Università degli Studi di Trieste in data 4/7/2013. Il titolo della stessa è "La personalizzazione e la spettacolarizzazione della politica". Tesi complessiva di 67 pagine, suddivisa in 4 capitoli, comprensiva di introduzione e bibliografia. E' un'analisi accurata, così come sottolineato dal titolo, del fenomeno della personalizzazione e della spettacolarizzazione della politica, partendo dalla definizione di comunicazione politica in chiave teorica; dall'evoluzione delle campagne elettorali dagli esordi, dagli anni 1850 ad oggi. Vi è poi il concetto di mediatizzazione della politica, con vari riferimenti all'Italia; al concetto di cittadino come attore e vittima della comunicazione mediata; il concetto di personalizzazione e un'analisi che porta alla spettacolarizzazione partendo dall'analisi della crisi della Repubblica dei partiti negli anni '90. di conseguenza, il primo laboratorio su scala locale della personalizzazione: la campagna referendaria di Mario Segni al primo laboratorio su scala nazionale con le elezioni di Silvio Berlusconi nel '94 e quindi la nascita del partito personale. In ultima analisi, il concetto di politica pop con la conseguente popolarizzazione, l'infontainment, il politainment e la spettacolarizzzazione. l'Iperrealismo e la funzione di Bardo in ultimo con Beppe Grillo.
Riporto qui, un riassunto superficiale e poco accurato della stessa, ma che può dar meglio l'idea dei temi effettivamente affrontati:


"CAPITOLO 1
La comunicazione politica si può definire come un fenomeno antico, ma anche modernissimo, infatti sempre al centro del gioco del potere, è l’ecosistema entro il quale la democrazia si svolge tra i diversi attori.
È da sottolineare come oggigiorno è quasi impossibile immaginare una politica che non sia mediatica;la conquista dei mass media, in particolare la televisione, assieme alla comunicazione di massa e dei nuovi media online hanno amplificato il ruolo della leadership nell’arena politica moderna, hanno selezionato maggior parte della elite con criteri del tutto estranei alle classiche logiche politiche e la cosa più importante hanno ridato nuova voce ai cittadini.
È solamente nel xx secolo grazie alla nascita dei mezzi di comunicazione di massa, come il cinema, la radio e più tardi la televisione che si creano le condizioni per poter parlare pienamente di comunicazione politica, definita da Mazzoleni come “lo scambio il confronto dei contenuti di interesse pubblico-politico prodotti dal sistema politico, dal sistema dei media e dal cittadino-elettore, al fine di conquistare, esercitare condizionare il potere”
3 FASI DELLO SVILUPPO DELLA COM.POL:
- Dopoguerra anni 50 = dominio sulla scena dei partiti, spetta infatti a loro svolgere le principali funzioni di tramite tra il sistema politico e i cittadini. La loro azione si fondava soprattutto sulle fratture sociali tipiche della ricostruzione.
- Anni 60 80 = caratterizzata per la diffusione del nuovo mezzo televisivo e il conseguente allentamento delle tradizionali fedeltà partitiche. La televisione inizia ad assumere quel ruolo di attenuatore nell’esposizione del cittadino-elettore della comunicazione politica.
- Anni 90 ad oggi = caratterizzata dalla funzione della televisione come strumento di informazione politica e dalla nascita di nuovi mezzi, quali internet, blog, social network.
3 cambiamenti della com.pol. in questa fase:
professionalizzazione del rapporto con l’opinione pubblica : i politici ricorrono sempre più ai media per comunicare con i cittadini
fenomeno del populismo: cioè i media popolarizzano la politica per renderla più conforme ai gusti e alle mode correnti
consumo occasionale di comunicazione politica : contenuti e messaggi politici possono affiorare ovunque, non solo nei contenitori informativi tradizionali.
3 ATTORI DELLA COM.POL
- Sistema politico definito come l’insieme delle istituzioni politiche che costituiscono l’ossatura della vita politica di un paese. Presentano una comunicazione di tipo politico-partitica
- Sistema dei media definito come l’insieme delle istituzioni mediatiche che svolgono attività di produzione e distribuzione del sapere, cioèi mass media, come stampa, tv e internet
- Cittadino-elettore
3 CAMPAGNE ELETTORALI
- Di rafforzamento e di appello ideologico 1850, 1950
- Di rafforzamento ma anche di negoziazione 60 70 80
- Post moderne: dagli anni 90 in poi si ha il massimo livello di professionalizzazione delle attività di gestione e pianificazione della comunicazione. I messaggi dei candidati infatti vengono sviluppati, l’elettorato viene studiato e le nuove tecnologie e i media entrano in qualità di attori principali, perché in grado, a differenza dei vecchi media, di contattare ogni singolo elettore.
Gli esperti e i manager delle campagne diventano così “attori comprimari con i politici”.
Gli ingredienti essenziali delle moderne strategie di campagna elettorale diventano quindi: l’immagine e lo spettacolo, tanto che vengono definite “battaglia delle immagini” come per indicare che ciò che fa più notizia e che colpisce di più l’immaginario collettivo è la parte drammaturgica.
Seguendo la definizione di Mazzoleni di comunicazione politica, come prodotto dello scambio tra sistema politico, sistema dei media e cittadini-elettori, e applicando la definizione all’era contemporanea, dove lo scambio tra questi avviene principalmente tra mezzi di comunicazione di massa, è implicito affermare un ruolo centrale dei media, attorno ai quali ruota il discorso politico.
Si è avuta così una centralità dei media nell’arena politica quasi come centrali agenzie di socializzazione, accanto e sempre più al posto di quelle tradizionali, tanto che prima ancora di parlare di mediatizzazione della politica, è necessario affermare una mediatizzazione della società, perché la tv con le sue funzioni di intrattenimento e d svago rappresenta meglio di qualsiasi altro mezzo l’insediamento dei media nel tessuto sociale. Si può definire la mediatizzazione della politica, Mazzoleni come:“ processo che riguarda l’arena pubblica nella quale vengono importate e adottate dagli attori politici, logiche mediatiche che possono venire a conflitto con le logiche proprie dell’agire politico, ma che hanno finito per condizionare la scena e spesso anche il retroscena della vita pubblica”
La mediatizzazione da punto di vista dei media produce invece 2 tipologie di effetti:
- MEDIATICI: cioè quelli che riguardano gli aspetti mediali della politica.
Effetto di spettacolarizzazione = Proprio perché la politica ha sempre avuto una dimensione teatrale e spettacolare, la spettacolarizzazione moderna della politica, provocata dai mass media non rappresenta una rivoluzione inattesa, semplicemente la cultura popolare assieme alla comunicazione di massa si sono coniugate assieme alla realtà della politica, già di per sé una realtà suscettibile alla drammatizzazione. Nonostante ciò divenendo costantemente oggetto di spettacolarizzazione, la politica nel corso del tempo ha perso il suo carattere di sacralità e si è vista costretta ad adattarsi alla nuova situazione imposta. Si è avuta infatti una trasformazione del discorso politico, in quanto nessun politico può comunicare se non attraverso i media. La spettacolarizzazione del discorso politico si può quindi definire come un “processo circolare e un prodotto congiunto dei media e dei politici”, in quanto i primi spettacolarizzano la vita degli attori politici richiamando l’attenzione sugli aspetti che più possono attrarre l’attenzione del pubblico, mentre i secondi “stanno al gioco” con strategie di comunicazione che assicurano l’attenzione dei media.
Effetto di costruzione dell’agenda politica
Effetto di frammentazione dell’informazione politica
- POLITICI = quelli che toccano direttamente il modo di porsi al sistema politico. Il fatto che qualsiasi politico per raggiungere i cittadini, debba necessariamente passare attraverso il sistema mediale per far conoscere la propria offerta e per ricevere consenso, condiziona fortemente il modo di presentarsi, di decidere sui problemi, cioè il modo di far politica.
Effetto di personalizzazione della politica: La relazione tra la politica contemporanea, la televisione e la cultura personale porta inevitabilmente alla “costruzione del politico come persona con le proprie peculiarità individuali piuttosto che come rappresentante di un partito o ideologia”.
L’insistenza dei media sugli attori politici ha portato con il passare del tempo all’individualizzazione della politica e alla “personalizzazione della rappresentanza politica” La personalizzazione della politica è un processo che si è stato accompagnato e favorito dalla commercializzazione del sistema televisivo, che ha sempre più privilegiato le figure dei candidati nelle campagne elettorali e i cambiamenti istituzionali, quali il sistema maggioritario con preferenza unica.
Effetto di leaderizzazione
Effetto di selezione delle elite politiche
ITALIA = modello pluralista-polarizzato o mediterraneo assieme alla Francia, Grecia, Spagna e Portogallo, caratterizzato dalla presenza di una stampa d’elite molto vicina alle vicende della politica personale, e che risponde più alla logica politica piuttosto che a quella di mercato.
CITTADINO = Il cittadino, inteso come individuo titolare di diritti e doveri in un sistema politico-istituzionale organizzato è raggiunto da una notevole quantità di stimoli di natura politica, attraverso i quali lo stesso elabora significati, acquisisce informazioni e costruisce opinioni. Si viene a creare così la cosiddetta “comunicazione mediata”, in quanto gli stimoli percepiti dal cittadino provengono per lo più da fonti di natura mediata, con una comunicazione di tipo “centrifuga” caratterizzata per il fatto che molti comunicatori usano i mezzi per rivolgersi a determinati target di elettori che a loro volta s’impegnano nella diffusione e alle volte nella produzione, di molteplici contenuti politici (per esempio attraverso la mobilitazione via web). I cittadini-elettori si ritrovano così a disporre di nuovi spazi e nuovi mezzi per interagire alla pari con gli altri due attori della politica, il sistema politico e il sistema dei media.
CAPITOLO 2
Il ruolo sempre più predominante dei mass media come strumenti della comunicazione politica, ha contribuito a rivedere la dimensione del dibattito elettorale spingendo verso il fenomeno della personalizzazione, ovvero il processo secondo cui le qualità personali del candidato divengono prerogativa fondamentale della proposta politica e di conseguenza elemento centrale della comunicazione elettorale.
Si ha una vera e propria personalizzazione della leadership: tutto ruota attorno alla figura del nuovo principe democratico, protagonista assoluto dell’azione politica e dell’azione del consenso.
Nonostante non esista una definizione univoca di “personalizzazione della politica”, è possibile scorgerne il significato intrinseco nella sola definizione di “personalizzazione”, intesa come la modifica di oggetti o servizi in modo che risultino adatte alle specifiche esigenze dei fruitori o ne riflettano i gusti.
È infatti un fenomeno che concerne specificatamente il rapporto da un lato tra elettori e dall’altro tra parlamento e assemblee; tanto che può essere considerato sia dal punto di vista dell’elettore che dell’eletto, perché per entrambi, diventa la persona, anziché il soggetto collettivo partitico, il principale punto di riferimento.
Il cittadino infatti, compiendo scelte di voto personali, e cioè votando in base alla fiducia personale del candidato, si sottrae ai condizionamenti di partito; l’uomo politico dall’altro canto, è l’imprenditore di sé stesso dal momento della candidatura al momento dell’ipotetica elezione. Vince come persona e gestisce autonomamente la propria condotta di “rappresentante” avendo come riferimento non il partito, ma la sua persona comprensiva di valori e interessi e di conseguenza il suo elettorato.
I partiti stanno diventando sempre più macchine personali al servizio del leader politico, caratterizzati non più dalla logica dell’azione di gruppo, ma dalla strategia individuale mirata a un vantaggio immediato e interessi particolaristici.
CRISI DELLA REPUBBLICA DEI PARTITI = nella politica italiana del secondo dopoguerra i partiti hanno svolto, com’è ben noto un ruolo fondamentale, tanto da portare gli storici a definire gli anni compresi tra il 1946 e il 1993 la “repubblica dei partiti”. A partire dagli anni 90 la penisola è entrata però in una fase storica e politica del tutto differente: gli anni 90 rappresentano infatti uno spartiacque nella politica italiana sotto un duplice versante: dalla riforma del sistema elettorale e la sparizione nel 1994 dei partiti che fino a quel momento avevano governato l’Italia dal dopoguerra, la dc e il psi.
PRIMO LABORATORIO DELLA PERSONALIZZAZIONE SU SCALA LOCALE = tra la fine degli anni 80 e gli inizi degli anni 90 il crollo dei principali partiti in seguito alle indagini giudiziarie nel periodo “mani pulite”, contribuì alla diffusione e all’affermazione delle campagne referendarie, in particolare è importante ricordare il movimento referendario a lungo capeggiato da Mario Segni. Nonostante l’avventura di Segni conobbe un rapido declino, l’innovazione da lui introdotta di una nuova figura del leader, vicino ai cittadini e in cui il retroscena dei partiti non conta, si diffuse rapidamente fino ad arrivare al primo esperimento su scala locale della personalizzazione: le campagne elettorali per la scelta dei sindaci con la nuova legge a elezione diretta con ballottaggio, costituiranno il primo esempio in cui le campagne elettorali utilizzeranno nuove tecniche che metteranno in primo piano la personalità del candidato, dando uno spazio sempre maggiore alle televisioni e alla stampa.
I media potevano finalmente presentare lo scontro politico non più come una lontana competizione, e dall’altro i sindaci avevano un bisogno vitale dei media per poter instaurare un rapporto diretto e ravvicinato con la cittadinanza.
TERREMOTO PRIMI ANNI 90, ELEZIONI 94 E 1LABORATORIO SU SCALA NAZIONALE:IL PARTITO PERSONALE
Nei primi anni 90 si è assistito a un vero e proprio terremoto politico, che ha avuto il suo epicentro nel sistema dei partiti. La profonda crisi del bienni 92 94 aveva infatti investito tutti i livelli e gli snodi principali del sistema politico italiano. Raggiunse poi il suo apice con le elezioni politiche del 94, con scomparsa dei partiti tradizionali che avevano governato l’uno, la DC quasi interrottamente dal 1946 e l’altro il PSI predominante negli anni 80; e con l’avvento e l’affermazione di partiti nuovi, quali FORZA ITALIA(21%voti), alleanza nazionale (nuovo MSI) e la Lega Nord, uno dei partiti più forti in tutta l’Italia Settentrionale.
Si giunge così a una ridefinizione del gioco politico.
Così come quindi il successo del partito dei sindaci era dovuto in parte alla crisi drammatica dei partiti colpiti da Tangentopoli, Silvio Berlusconi da capitano d’azienda riesce ben presto a diventare premier della rep italiana puntando sul clima culturale e politico del paese, dando così vita al primo laboratorio su scala nazionale della personalizzazione. La differenza principale con Segni, era la dimensione nazionale a cui Berlusca doveva rivolgersi; infatti le reti televisive diventano così nella campagna elettorale del 94 lo strumento principale della guerra lampo del padrone di mediaset.
Così come Segni, un altro leader era pronto a scendere in campo, per un’altra battaglia che avrebbe segnato le sorti del paese.
La sua scesa in campo, segna quindi uno spartiacque nella politica italiana. Forte del codice comunicativo bipolare della contrapposizione amico/nemico, Berlusconi si offre agli italiani come uno di loro. Propone se stesso, la sua immagine di uomo ricco di successo e forza Italia si presenta come un partito costruito a tavolino e risultato di un’indagine del mercato politico e una capacità organizzativa manageriale straordinaria.
Si può affermare quindi che Forza Italia usufruì di un doppio canale di penetrazione politica e sociale: da un lato una macchina organizzativa estremamente efficiente, e dall’altro il Cavaliere pieno del suo carisma, del suo ego, della sua retorica, del suo attivismo sfrenato e della sua ricchezza, e quindi la sua dote comunicativa.
Si è verificato un vero e proprio sfondamento mediatico, riconducibile non solo alla forza dei stessi media, ma soprattutto allo stato –cattivo- di salute dei partiti che erano al potere. L’esempio di Forza Italia e Berlusconi si può quindi definire come un vero e proprio esemplare di innovazione politica, che ha dimostrato che i cambiamenti possono essere realizzati partendo da un’organizzazione interna estremamente efficiente.
Forza Italia si può definire come il primo tentativo riuscito di conciliazione tra la premiership e la leadership di partito, un partito che non risponde a nessun altro se non al suo padrone, prendendo corpo così il “partito del premier”, un partito personale costantemente in bilico tra istituzione e politica.
La comunicazione del leader e l’organizzazione estremamente efficiente sono stati quindi i pilastri del partito berlusconiano, fino alla nascita del Partito delle Libertà. La personalizzazione si è qui rivoltata contro il suo stesso promotore, non vi era più infatti quel legame di immedesimazione che caratterizzata il primo partito personale per definizione.
Con il passare degli anni la perdita progressiva di identità e visibilità si è accompagnata da un aumento dell’esposizione personale del capo, chiamato a difendersi in un processo mediatico e giudiziario continuo.
Concludendo, si può affermare, che la personalizzazione una volta giunta all’apice è destinata al declino. Esempio di ciò è, come già detto prima, Berlusconi, lo stesso che in pochi mesi ha dato vita al partito personale, si ritrova oggi difronte al progressivo declino della sua ideologia politica.
La fragilità del capo, del leader e il suo limite invalicabile sono elementi naturali, con i quali anche la personalizzazione deve fare i conti.
CAPITOLO 3
La politica ha sempre posseduto una dimensione teatrale e spettacolare, tant’è vero che tutti i grandi momenti politici della storia sono contrassegnati da eventi, persone e circostanze, cariche di una grande drammaticità.
Recentemente, però, i media hanno imposto una spinta sempre più forte in direzione di una spettacolarizzazione della politica, che ha raggiunto il massimo grado di registrazione verso la metà del secolo scorso, in concomitanza con la straordinaria diffusione della televisione che ha contribuito in modo decisivo alla definitiva affermazione della logica della politica-spettacolo, basata sulla caratterizzazione precisa dell'immagine del politico e sulla determinazione del target a cui tale immagine viene proposta.
Si ha, così, il passaggio dell'uomo politico dai luoghi classici della comunicazione politica a quelli più gratificanti in termini di audience e di popolarità, dello spettacolo e del talk-show.
La scoperta della “comunicazione popolare come principale metodo della partecipazione politica, trova i partiti pronti a farsi coinvolgere”, da ciò l’accelerazione improvvisa del rapporto tra media e politica che porterà, da un lato alla presenza fissa delle vicende e dei personaggi della vita politica nei programmi e nelle pagine d’informazione leggera e, dall’altro, le vicende e i personaggi dello spettacolo e della cronaca invadono e dilagano nei programmi politici.
I fatti, i personaggi, storie e parole che appartengono al mondo della politica, diventano così, grazie alla televisione, oggetto di curiosità, attenzione e fonti di divertimento, al pari di altre storie e personaggi del mondo dello spettacolo.Parlare quindi di popolarizzazione della politica implica uno spostamento di prospettiva, che dà rilievo alla centralità delle logiche mediali nella sfera politica e istituzionale; tanto da arrivare alla concezione di “politica pop”, espressione ancora poco usata nel linguaggio comune e dai media italiani, ma molto diffusa all’estero, ripresa da Van Zoonen in qualità di “popolarizzazione” per riferirsi a due modalità: la presentazione in chiave pop della politica, delle storie politiche e dei suoi protagonisti nei prodotti mediatici, e l’uso di codici pop da parte degli attori politici quando si esibiscono sui palcoscenici mediatici.La logica dei media ha infatti invaso i territori della politica, sconvolgendone le classiche regole di comunicazione interna fino a trasformarle in nuove realtà che vengono controllate “dal di fuori” dai media.Si ha una popolarizzazione della cultura, in quanto i media, essendo dipendenti dalla logica del mercato, nel rappresentare la realtà politica, detengono il potere di creazione della realtà, cioè stabiliscono ciò che è pubblicamente rilevante e ciò che costituirà il bagaglio di conoscenze della gente. I politici, i partiti e i leader per conservare il contatto con il largo pubblico, non possono far altro, quindi, che adattarsi.Sono tutti concetti che vengono espressi molto bene da alcuni neologismi coniati dalla letteratura scientifica internazionale, quali “infotainment”, “soft news” e “politainment”.
- L’infotainmnet è un nuovo genere caratterizzato dall’ibridazione tra le news a contenuto politico e l’intrattenimento. A seconda della prospettiva l’infotainment può indicare la situazione nella quale l’informazione vuole anche intrattenere ed essere piacevole, in questo caso i media finiscono per confezionare la notizia politica, enfatizzandone gli aspetti curiosi e dando importanza per esempio più alla battuta spiritosa del politico piuttosto che dare conto della complessità del dibattito. L’esempio tipico è quello del programma- talk show “Porta a Porta”;oppure quella in cui i programmi di intrattenimento si interessano di fatti e personaggi della politica; è il caso emblematico della popolarizzazione della politica ad opera di professionisti dei media che plasmano la politica con linguaggi e finalità proprie dell’industria della comunicazione. Ne sono esempi i programmi satirici che propongono imitazioni del politico pretendendo di svolgere la funzione di paladini del cittadino, azzardando discorsi politicamente non corretti che i giornalisti non possono permettersi.
L’infotainmnet ha la caratteristica irresistibile della denuncia sociale e della satira politica, rendendosi particolarmente credibile proprio perché si presenta indipendente da legami con le redazioni giornalistiche o con le aree di potere, definendosi così come un programma libero, onesto o addirittura di “controinformazione”.
- Le soft news sono il formato privilegiato per l’infotainment politico del primo tipo, in quanto designano la notizia raccontata con accenti sensazionalistici ricorrendo al pettegolezzo e all’alleggerimento delle storie.
- Il politainment indica l’unione tra la politica e intrattenimento al di fuori dal perimetro delle news e del giornalismo. Presenta la sfumatura della “politica divertente”, secondo l’idea del trasformare la politica in qualcosa di divertente e attraente, organizzando ad esempio una campagna elettorale scoppiettante, con spettacoli, concerti rock, piuttosto che per un leader politico presentarsi a varietà o quiz televisivi(Luxuria in parlamento); oppure una sfumatura dell’intrattenimento politico”, cioè la presenza di politica, politici o temi politici nei prodotti culturali come film, soap opere , riviste di gossip piuttosto che in spettacoli teatrali e sportivi(esempio classico sono gli scandali politici e soprattutto di politici, specialmente se a sfondo sessuale)
La spettacolarizzazione, la personalizzazione, la costruzione di celebrità e il dominio dell’immagine sono solamente alcune delle caratteristiche che descrivono la direzione intrapresa dalla comunicazione politica italiana. La televisione è infatti riuscita a rendere la politica a sua immagine e somiglianza, grazie al ruolo centrale che occupa nella vita di ognuno di noi.Proponendosi come un interlocutore che si fa confidente, facendo sì che il pubblico entri nello spazio simbolico del mezzo televisivo portandovi gli aspetti del “vivere quotidiano” e autocelebrandosi come nel caso del Telegatto, la televisione diventa un qualcosa di molto più incisivo e concreto sulla realtà; fino ad arrivare all’invenzione dei talk-show e i reality negli anni ’90, l’esplosione dell’aspirazione all’intimità da parte della stessa.Con la messa in scena dei problemi e delle soluzioni personali si è verificata una ridefinizione dei confini della sfera pubblica e privata, fino ad arrivare, per quanto riguarda la comunicazione politica, all’esaltazione che il politico fa della sua persona piuttosto che della sua funzione pubblica. Si ha una vera e propria spettacolarizzazione e teatralizzazione della politica dove la televisione si offre come la soluzione di problemi concreti e dove gli stessi conduttori-giornalisti assumono tratti demiurgici per proporre una politica nuova dove ospitare diverse modalità di conoscenza.
Con la personalizzazione e la spettacolarizzazione si può quindi affermare che è avvenuto il trionfo della logica dei media sulla politica. Con la svolta della Seconda Repubblica, con l’entrata prorompente della società e del sistema dei media, si apre l’epoca in cui accantonata la centralità del partito, viene privilegiato “il corpo mediale del leader, vero e proprio costrutto sociale del corpo del leader le cui condizioni di produzione e di significazione sono vincolate alla sua rappresentazione mediale.” È la fase che tutt’ora stiamo vivendo, quella denominata del “leader super omnes” che accentra e concentra dentro di sé l’identità del partito, presentandosi come portabandiera di un partito o coalizione e presentando alle campagne elettorali, oltre che il simbolo anche la propria foto, diventando partiti doppiamente personali, di nome e di fatto. La mediatizzazione della politica porta così assieme alla personalizzazione, anche un’altra degenerazione o mutazione, la spettacolarizzazione della scena pubblica e del discorso politico.La vera svolta spettacolare nella comunicazione elettorale in Italia si ebbe con gli spot elettorali a pagamento nelle televisioni private, i quali anche se presto abbandonati perché molto costosi e quindi in alcuni casi discriminatori, vennero ben presto sostituiti dall’infontainment dei talk-show e dal politainment degli inviti interessati di politici nelle trasmissioni di puro intrattenimento. La trasmissione, anche quella strettamente seria, si avvale sempre più della presenza di ospiti che hanno la funzione di allentare la tensione e divertire, creando un mix di spettacolo e informazione, la formula vincente della “videopolitica”.Nel leader del “Il Partito delle libertà” Silvio Berlusconi esprime il culmine del processo di personalizzazione delle leadership politica e il massimo grado di spettacolarizzazione della comunicazione politica. Il suo interventismo nei media e le sue campagne mediatiche hanno radicalmente cambiato “i connotati della propaganda elettorale e della comunicazione politica”.Il suo sapersi presentare, da un lato come un leader rassicurante e dinamico e dall’altro come un leader populista, il suo linguaggio popolare e per nulla intellettualistico, le sue gaffe, il suo look, le sue barzellette e le sue ossessioni estetiche, fanno di lui l’esempio per eccellenza della rappresentazione della politica pop all’italiana.Con una comunicazione politica che si presenta frammentata e che segue le regole della commercializzazione della notizia politica, è possibile affermare che il cittadino rifletta comportamenti e atteggiamenti caratteristici di una “cittadinanza sottile” , la quale non è necessariamente sinonimo di fuga dall’impegno civico, anzi, molti autori sono d’accordo nel rivalutare la funzione civica di un’informazione minimale per il cittadino, che gli arriva sia dall’infotainment che dalle soft news che dal politainment, che assumono il ruolo di vere e proprie “scorciatoie informative” , in grado di assicurare l’esercizio della cosiddetta “cittadinanza sottile”. Nonostante ciò, in Italia si ha un buon livello costante nel tempo sia di informazione che di partecipazione politica, scaturito da un tradizionale senso del dovere di essere informati ed andare a votare. Siamo quindi ancora ben lontani dalla cosiddetta “cittadinanza sottile” che si nutre esclusivamente di infotainment politico e di politainment, anche se diventano con il passare del tempo, formati sempre più al centro delle esigenze di molti spettatori-cittadini.
CAPITOLO 4
In quest’ultimo capitolo approfondiremo il concetto di comunicazione intesa come relazione, come accordo tra due parti che giocano una medesima partita e che riconoscono di agire in un ambito comune, quello della fiducia. Facendo riferimento infatti al “patto fiduciario” con l’elettore, voluto, costruito ed elaborato dal soggetto politico, esamineremo il grande problema politico del nostro tempo: l’erosione della fiducia dei cittadini nei confronti degli amministratori e delle istituzioni democratiche.La comunicazione politica, come già ampiamente descritto nei precedenti capitoli, vive una trasformazione che la porta ad assumere la forma di una “comunicazione politica post moderna”, dove la finalità non è più il convincere, ma il persuadere, facendo riferimento così, anziché alle nostre ragioni, come avviene nella convinzione, alle ragioni degli altri. E’ una comunicazione-marketing che trova i suoi confini del termine dell”iperrealismo”, una comunicazione cioè costruita mediante uno strano impasto di neotelevisione, politica e marketing. Si ha così un capovolgimento della comunicazione, dove l’importante non è più il contenuto dei messaggi trasmessi, ma la capacità di suscitare emozioni nel ricevente e nel pubblico: “In ogni comunicazione, e in particolare quella politica, il credere solitamente segue il sapere: solo dopo aver acquisito delle conoscenze le si può ritenere o meno accettabili. Oggi invece, il concetto si è ribaltato. Prima si crede, cioè ci si fida dell’altro e successivamente si accettano le sue proposte.”La comunicazione politica postmoderna assume così sempre più la dimensione di un incontro di tipo commerciale-persuasivo tra il locutore politico e il suo pubblico di potenziali elettori-consumatori.
BERLUSCONI Le strategie persuasive del Destinante si riassumono nella valorizzazione dell’oggetto proposto e seguono tre diversi procedimenti. Elementi tutti e tre presenti nel discorso del 26 Gennaio del 1994, di Silvio Berlusconi, proprietario di Fininvest e presidente nella neonata formazione politica denominata Forza Italia, mandato in onda integralmente dal Tg4. Discorso con il quale dichiara pronto a battersi e scendere in campo per vincere le elezioni indette per la fine di Marzo, dove passò da un prologo di tipo affettivo-emotivo basato implicitamente su valori su cui vi è un consenso quasi unanime dell’opinione pubblica, ai primi annunci dell’eroe sceso in campo, forte di una nuova scelta di vita e di una nuova missione. Arrivando poi alla fase conclusiva del discorso, dove l’auto-mandato si trasforma in un incarico affidatogli dall’Italia stessa e dove richiede la partecipazione agli italiani, promettendo in cambio un premio finale, “un nuovo miracolo italiano”.Così, usando la logica della comunicazione sportiva, a partire dal nome del partito agli slogan ripetuti continuamente come “scendere in campo” fino ad arrivare alla demonizzazione dell’avversario, gli italiani si sono fidati di Berlusconi. La fiducia infatti ha come base la credibilità, in quanto il successo in una sfera precedente contribuisce ad anticipare credibilità anche nella nuova area di investimento. Nel caso di Berlusconi la fiducia nel contesto dell’edilizia e delle televisioni si trasferisce al contesto politico, legittimando così la sua ascesa in campo.
GRILLO È importante a questo punto, prendere in esame la comunicazione a “5stelle”, definita dagli osservatori con il termine di “antipolitica” che ha, qui in Italia, il suo centro di narrazione in Beppe Grillo, nel suo blog e nel suo MoVimento a 5 stelle. È un fenomeno infatti, che si è imposto a livello nazionale come l’ultimo importante evento comunicativo della nuova antipolitica. Presenta una comunicazione alternativa a quelle tradizionali, e pur essendo ancora in trasformazione, ha dimostrato di saper attirare consenso e fiducia negli elettori, soprattutto all’interno di quel popolo che ha preso le distanze da un certo modo di essere e fare politica. Così come Silvio Berlusconi non nasce all’interno di un contesto politico, ma emerge grazie al mezzo televisivo; la differenza fondamentale tra i due, è che Beppe Grillo lo ripudia totalmente a favore del mezzo internet.
Ci troviamo, per l’ennesima volta, difronte a una comunicazione iperrealista, come è stata quella berlusconiana; anche Grillo è sceso in campo con un auto-mandato costruendo un discorso “moralizzante” sul proprio dovere morale e civico di intervenire e dire la verità perché sono gli stessi italiani a chiedergliela.Fin dai primi anni della sua carriera televisiva negli anni ’80 Grillo dimostra il suo animo da uomo che combatte il sistema: Ma il momento di svolta si ebbe con la creazione nel 26 gennaio 2005 del sito www.beppegrillo.it: l’ingresso nella Rete segna l’inizio di un nuovo progetto che si sviluppa nei mesi successivi con crescente velocità. Negli anni successivi continua la lotta di Grillo proponendo iniziative ai cittadini e sviluppando discorsi anti-casta; in parallelo stava avvenendo un’evoluzione nel suo blog: era iniziata una profonda riflessione sul mondo del lavoro, che divenne ben presto il cavallo di battaglia dei grillini, arrivando alla creazione di un volume “Schiavi moderni” contenente le lettere di molti precari italiani. L’apice e lo spartiacque però, si verificò l’8 settembre 2007, data in cui venne organizzato il primo V-Day che attirò l’interesse dei media per un fenomeno oramai palese, catturando l’attenzione di oltre 200.000 persone e raccogliendo 300.000 firme. Grillo decise di lanciare le liste civiche, Compaiono così nel 2008 i primi “comunicati politici” per le elezioni Amministrative preferite a quelle Politiche, perché considerate “contro la Costituzione”. Le neonate liste civiche e i risultati elettorali, seguite dal secondo appuntamento con il V-Day, sono in ascesa fino alla dichiarazione di Beppe Grillo alla candidatura delle primarie del Partito Democratico, il quale non convalidando la sua tessera di iscrizione allo stesso lo invita, sfidandolo, alla creazione di un proprio partito. Grillo prese queste parole alla lettera e il 9 settembre del 2009 annuncia la nascita del MoVimento 5 Stelle: E’ ormai la terza forza politica del Paese e in ottobre dello stesso anno se ne ha la conferma. Durante le elezioni Regionali in Sicilia, Beppe Grillo sceglie di sbarcare sull’isola con un evento mediatico senza precedenti per un leader politico: attraversa a nuoto lo Stretto per partire con un tour elettorale che ricoprirà le maggiori piazze italiane:
“Se un uomo di 64 anni che non è un atleta riesce ad attraversare lo Stretto di Messina a nuoto, allora anche un cittadino normale può riuscire nell’impresa di cambiare la politica:
I risultati di questo straordinario consenso sono emersi in maniera evidente nelle elezioni Politiche del 24- 25 febbraio, dove il MoVimento 5 Stelle diventa il primo partito, con oltre 8,6 milioni di preferenze.
Così come si ha una trasformazione della fiducia in termini personali dopo l’avvento delle televisioni commerciali e la fine del monopolio Rai, così il patto fiduciario diventa un vero e proprio patto ad personam con l’avvento e la discesa in campo di Silvio Berlusconi.
Con Beppe Grillo e il suo MoVimento 5 Stelle invece, il patto fiduciario ha cambiato direzione, dirigendosi quasi esclusivamente sul web.
La grande invenzione di Grillo è stata infatti quella di costruire una “comunità virtuale” in grado di accogliere le istanze dei movimenti e di portarle avanti nel caso in cui si fossero fermate, creando una vera e propria fusione delle posizioni degli stessi.
Sulla Rete si ha così l’estensione del mandato da parte di un popolo internauta che si riconosce nelle parole di un comico di successo e quindi gli affida il compito di far politica, affidando allo stesso tempo a se stesso la co-partecipazione degli avvenimenti, nel nome di una democrazia condivisa.
Ogni internauta rendendo pubbliche le proprie questioni e le proprie passioni, rende così il blog un potente luogo di aggregazione:
Così in un mondo della politica dove le regole della politica pop impongono di far spettacolo, Grillo deve il suo successo alla sua bravura nel recitare.
I suoi discorsi nelle piazze o nei blog sono strutturati come perfetti spettacoli di intrattenimento sui crimini della politica e su cosa fare per liberarsi dei “cattivi” che oggi siedono in Parlamento.
Con le sue invettive provoca e trascina i suoi avversari all’interno del proprio gioco, obbligandoli, senza esserne coscienti, a “rispondere” alle accuse per difendere l’onore, finendo per utilizzare lo stesso codice linguistico del soggetto che ha lanciato la provocazione.
Là dove quindi Berlusconi era un “maestro iperrealista della seduzione”, Beppe Grillo può essere considerato un “maestro iperrealista della provocazione”.

Bardo = La comunicazione di Grillo però non possiede solamente una funzione provocatoria, ma anche una funzione “bardica”, indicata da J.Fiske e J.Hartley come tipica della neotelevisione.
Così come il bardo tradizionale cantava le gesta di una comunità, ne registrava gli eventi e le preoccupazioni e poi li trasformava in versi, così Grillo nella veste di “bardo postmoderno” raccoglie le critiche, i malumori, le contraddizioni e i malesseri del popolo della rete trasformandoli in racconti semplici, accessibili a tutti. Si pone così da mediatore per offrire una rappresentazione fruibile a tutti della caotica realtà: “Io non sono il padrone di un partito, io faccio il garante” , afferma.
Il MoVimento si configura quindi come un valore aggiunto alla comunicazione di Grillo, che esprime la sua energia collettiva attraverso il web, dove ogni singolo partecipante e ogni singolo gruppo assume la funzione di leader.
Il circuito fiduciario del MoVimento infatti si basa sulla logica della co-partecipazione, facendo del “noi” una realtà effettiva che agisce via web e che sempre via web è in grado di catalizzare consensi.
La novità caratterizzante è nell’identità dei componenti del MoVimento. Numerose biografie attestano che il profilo medio del militante a 5 Stelle è quello di un neo-iniziato alla politica, e nonostante alcuni l’abbiano praticata sebbene in modalità non istituzionali, la maggior parte sono cittadini comuni.
Da un lato abbiamo quindi un leader carismatico, un comico-politico che sa parlare alla gente, il quale però si differenzia dai classici leader telepopulisti perché rifiutando il mezzo televisivo, considerato come totalitario, monodirezionale e a-democratico, e dall’altro è il primo esempio in Italia di “netpopulista”, ossia un populista che sa, può e vuole utilizzare la Rete come mezzo principale di divulgazione. La fiducia viene ricondotta ai principi idealistici della libertà, della giustizia e della democrazia partecipativa, dove tutti si sentono co-protagonisti di una vera avventura democratica dove l’importante è il curriculum, il bagaglio personale di conoscenze e non le raccomandazioni o il nepotismo."

  • Materia di Sociologia politica relatore Prof. V. Belohradsky
  • Università: Trieste - Units
  • CdL: Scienze politiche e dell'amministrazione
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  • 31-03-2014
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Tesi triennale - La personalizzazione e la spettacolarizzazione della politica

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