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Discorso della messa in moto della ruota del dhamma

Materiale didattico per il corso di I Diritti umani nella globalizzazione del prof. Pier Cesare Bori. Trattasi di un testo a cura di S. Marchignoli, estratto dal volume "Per un percorco etico tra culture" di Bori - Marchignoli, riguardante la Dhammac

... Espandi »akkappavattana - sutta, o "Il Discorso della messa in moto della ruota del dhamma", esposizione sintetica dell'insegnamento del Buddha. « Comprimi
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Il Discorso della messa in moto della ruota del dhamma (Dhammacakkappavattana-sutta) Il Discorso della messa in moto della ruota del dhamma* (Dhamma-cakka-ppavattana-sutta in lingua pâli, Dharma-cakra-pravarta±a-sûtra in sanscrito) è una delle più celebri esposizioni sintetiche dell'insegnamento del Buddha. Secondo la tradizione esso rappresenta il primo discorso da lui tenuto, dopo il risveglio o illuminazione (bodhi), di fronte a cinque asceti che gli erano stati compagni nel periodo dell'automortificazione e che divennero i suoi primi discepoli. Tale discorso, noto anche come «predica di Benares», ha dunque carattere fondante e paradigmatico, e per questo motivo è riportato variamente, ma con notevoli corrispondenze sia di contenuto sia di forma, in numerosi testi buddhisti provenienti da epoche e ambienti diversi (ad esempio, in sanscrito, esso compare nel Lalitavistara e nel Mahâvastu). Nello stesso canone in lingua pâli della «scuola» dei Theravâdin figura almeno tre volte. Sulla... Espandi » vita di Siddhârtha, figlio di Çuddhodana, della stirpe dei Çâkya, che verrà considerato lo «svegliato» o l'«illuminato» per eccellenza (tale è il significato del termine buddha), ci sono giunte numerose testimonianze scritte, generalmente di natura leggendaria. È opinione comunemente condivisa dagli studiosi che egli sia un personaggio storico, uno dei primi a noi noti dell'India antica. Si sono fatte molte ipotesi sulle date della sua vita, ma il problema rimane a tutt'oggi aperto: se infatti è più che plausibile che egli sia vissuto prima del III secolo a. C. (le iscrizioni di Açoka della metà del III secolo - vedi sotto - documentano la già avvenuta espansione del dhamma buddhista), molto più diffiili da comprovare appaiono le datazioni usuali che lo collocano tra il VI e il V secolo (sulla questione si possono vedere i corrosivi rilievi critici di P. Daffinà in Senso del tempo e senso della storia: computi cronologici e storicizzazione del tempo, in «Rivista degli studi orientali» LXI(1987)1-71). Il Buddha sarebbe vissuto circa ottanta anni, e intorno ai trentacinque avrebbe conseguito il «risveglio» (bodhi, abhisambodhi). Il canone dei Theravâdin ci restituisce un Buddha che rifiuta, con istruttivi e scandalosi silenzi, di pronunciarsi sulle questioni «metafisiche», e che pone in evidenza l'impermanenza di tutte le cose (che non sono altro che «aggregati» destinati alla dissoluzione): in particolare - contro le dottrine dell'âtman e dello sva-dharma sviluppate in ambi « Comprimi
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