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Automonitoraggio glicemico

Materiale didattico per il corso di Medicina Interna del Prof. Giovanni Davì, all'interno del quale sono affrontati i seguenti argomenti: il diabete, i pazienti diabetici e l'automonitoraggio glicemico; l'automonitoraggio nel diabete di tipo 1 e l'automonitoraggio nel diabete di tipo 2.

  • Per l'esame di MEDICINA INTERNA del Prof. G. Davi'
  • Università: Gabriele D'Annunzio - Unich
  • CdL: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (ordinamento U.E. - 6 anni)
  • SSD:
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Voto: 5 verificato da Skuola.net

  • 01-10-2011
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Automonitoraggio glicemico
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Questo contenuto si trova sul sito http://medicina2.unich.it/med/diabete/index.html
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Anteprima Testo:
Lezione 22 - AUTOMONITORAGGIO GLICEMICO<br/>Dia 1 L’<a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/introduzione">introduzione</a> dell’automonitoraggio glicemico negli anni 70 ha permesso ai diabetici di automonitorare i propri livelli glicemici, e questa pratica domiciliare ha indubbiamente permesso di ottenere notevoli miglioramenti nella <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/gestione">gestione</a> quotidiana della malattia. Il progressivo affinamento tecnologico sia dei glucometri che delle strisce reattive e l’aumento della loro affidabilità ha inoltre indotto uno <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/sviluppo">sviluppo</a> notevolissimo del <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/mercato">mercato</a> mondiale in questo settore. Dato il costo non indifferente di questi <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/prodotti">prodotti</a>, è rapidamente emerso il problema dell’appropriatezza del loro utilizzo nella eterogenea <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/popolazione">popolazione</a> diabetica e un certo numero di trial clinici randomizzati sono stati condotti per valutarne l’indispensabilità. Tali <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/studi">studi</a> hanno messo in evidenza l’indiscussa importanza dell’automonitoraggio nei diabetici di tipo 1, trattati con <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/terapia">terapia</a> insulinica intensiva (quasi sempre quadriniettiva). E’ infatti impossibile condurre una <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/terapia">terapia</a> insulinica intensiva senza l’automonitoraggio, sussidio che permette l’applicazione degli <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/algoritmi">algoritmi</a> terapeutici dei quali si è ampiamente parlato nella lezione dedicata alla <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/terapia">terapia</a> insulinica.<br/>Dia 2 L’automonitoraggio nel diabetico di tipo 1. Questo tipo di paziente è quasi sempre completamente insulino-privo, con un fabbisogno insulinico quotidiano oscillante fra 0,6 e 1,2 U/kg di peso corporeo ed in trattamento intensivo. Quante glicemie al giorno devono essere consigliate al paziente trattato con terapia insulinica intensiva? La risposta, tratta dalle <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/linee">linee</a>-guida abbastanza condivise, è non meno di 3, e corrispondono ai 3 <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/momenti">momenti</a> pre-prandiali, in grado di misurare molto bene le continue oscillazioni del fabbisogno insulinico. A questi si aggiungono i <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/momenti">momenti</a> post-prandiali, per l’<a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/ottimizzazione">ottimizzazione</a> della dose insulinica in corrispondenza del pasto, oltre a <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/momenti">momenti</a> di sospetti episodi ipoglicemici, da verificare per il loro trattamento. L’esperienza ha dimostrato che, nell’universo dei pazienti diabetici trattati con terapia intensiva, difficilmente si riesce a fare a meno delle 3 glicemie preprandiali, ammenocchè l’instabilità glicemica di particolari soggetti non sia abbastanza contenuta da permettere l’<a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/esecuzione">esecuzione</a> di glicemia cosiddette “a scacchiera”, cioè una al giorno a con rotazione quotidiana, in modo da avere, nell’arco di un mese, 10 glicemie prima di colazione, ed un ugual numero prima di pranzo e prima di cena. L’esperienza insegna che il numero di questi<br/>diabetici di tipo 1, piuttosto stabili e in grado di mantenere livelli di glicoemoglobina inferiori al 7%, è piuttosto modesto.<br/>Dia 3 Viceversa, per quanto riguarda la misura glicemica post-prandiale, essa può essere eseguita con minore frequenza, in virtù del fatto che il dosaggio insulinico prandiale è in stretta <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/relazione">relazione</a> al contenuto glicidico del pasto, per cui, conoscendo i grammi di glicidi, è possibile stabilire il dosaggio insulinico, verificandone ogni tanto l’appropriatezza. Il grado di instabilità glicemica è molto variabile da paziente a paziente. Ciò fa comprendere come, anche nell’ambito di diabetici di tipo 1, categoria piuttosto omogenea di pazienti, sia impossibile stabilire un prederminato fabbisogno di glicemie quotidiane. In <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/media">media</a>, trequattro determinazioni glicemiche quotidiane soddisfano comunque il maggior numero di pazienti.<br/>Dia 4 L’automonitoraggio nel diabetico di tipo 2. I diabetici di tipo 2 rappresentano una categoria molto più eterogenea. Accanto ai pazienti già in trattamento insulinico quadriniettivo, per i quali si applicano gli stessi criteri dei pazienti di tipo 1, vi sono i diabetici in trattamento combinato, con insulina intermedia o analogo ad <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/azione">azione</a> prolungata, per i quali è importante la <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/misurazione">misurazione</a> glicemica domiciliare. Per entrambe le tipologie, oggi non si discute sulla necessità dell’automonitoraggio. Viceversa, per i pazienti non in trattamento insulinico, trattati o meno con ipoglicemizzanti orali, e che senza dubbio rappresentano la maggioranza, sono emerse perplessità sull’efficacia dell’automonitoraggio, derivanti <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/dalla">dalla</a> povertà di <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/evidenze">evidenze</a> sperimentali che ne confermino l’effettiva validità.<br/>Dia 5 E la ragione di tale mancanza di prove ha un suo razionale: nel paziente insulino-trattato, l’applicazione dell’algoritmo in base ai valori glicemici registrati, permette un continuo adattamento del dosaggio insulinico, in grado di correggere le continue variazioni del fabbisogno insulinico. Il paziente non insulino-trattato non possiede <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/algoritmi">algoritmi</a> sia trattato con ipoglicemizzanti orali o con sola dieta. Nel <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/primo">primo</a>, la farmacodinamica di questi farmaci, la cui durata d’<a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/azione">azione</a> è lunga ma di entità modesta, è tale da non prestarsi ad <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/algoritmi">algoritmi</a>, come avviene con il dosaggio insulinico. Nel secondo è difficile, anche se non impossibile, modificare la dieta in base ai valori glicemici. Anzi,<br/>questo sarebbe auspicabile, ma l’esperienza insegna che difficilmente il diabetico viene spinto dal <a href="http://www.skuola.net/universita/appunti-riassunti/valore">valore</a> glicemico elevato a...
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