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Nullità atti processuali

Appunti di procedura civile sulla nullitàdegliatti processuali e relativa normativa, con approfondimenti inerenti l'iniziativa, le nullità relative e quelle assolute, la regola della conversione, l'inesistenzae la nullità della notificazione. Una risorsa utile per il ripasso di questi elementi di procedura civile[/b.

  • Per l'esame di Diritto processuale civile del Prof. R. Ciccone
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  • 30-10-2012
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Nullità atti processuali
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Nullità degli atti processuali. L’invalidità degli atti del processo, in quanto affetti da un vizio, rientra nell’unica figura della nullità: ossia l’inidoneità dell’atto Viziato di produrre i suoi effetti. Negli artt. 156-162 cpc, la nullità è subito presentata come l’oggetto di una pronuncia da parte del giudice, o precisamente come quella pronuncia in mancanza della quale l’atto processuale produce ugualmente i suoi effetti. Nella disciplina degli atti processuali, la pronuncia con la quale il giudice dà atto della nullità opera con efficacia retroattiva, cioè ex tunc, quindi come un’autentica dichiarazione di nullità. Insomma, si tratta di una pronuncia che: • Da un lato, come quella di annullamento, è essenziale per l’inefficacia dell’atto; • Dall’altro, dichiara che l’atto non ha mai avuto efficacia, come è proprio della dichiarazione di nullità. Quindi ciò significa che gli atti processuali, nonostante i vizi dai quali sono afflitti, sono comunque efficaci, sia pure in via precaria, fino a quando non intervenga la pronuncia del giudice che, rilevato il vizio, ne dichiari la nullità, sottraendo loro, fin dal momento in cui sono stati compiuti, quell’efficacia precaria che aveva consentito il compimento dei successivi atti del procedimento. Così, l’art 159, 1° e 2° comma, sotto la rubrica “estensione della nullità” dispone che “la nullità di un atto non importa quella degli atti precedenti, né di quelli successivi che ne sono indipendenti”, aggiungendo inoltre che “la nullità di una parte dell’atto non colpisce le altre parti che ne sono indipendenti”; e precisa poi, nel suo 3° comma che “se il vizio impedisce un determinato effetto, l’atto può cmq produrre gli altri effetti ai quali è idoneo”.
Quali sono le ragioni che fondano la pronuncia della nullità degli atti del processo? Noi sappiamo che il fenomeno della nullità è determinato da un vizio, cioè dalla mancanza di un requisito nella fattispecie dell’atto di cui si tratta. Perciò il problema consiste nel determinare quali sono i requisiti la cui mancanza è considerata sufficientemente grave x dar luogo ad una paralisi del processo. Al riguardo, ci riferiamo all’art 156, commi 1 e 2, che sotto la rubrica “rilevanza della nullità”, si riferisce proprio all’ipotesi della mancanza dei requisiti “di forma” o “formali”.
Circa l’iniziativa nella pronuncia della nullità, abbiamo detto che l’atto processuale continua a produrre i suoi effetti, sia pure in via precaria, fino a quando non interviene la pronuncia della nullità; la quale pronuncia deve essere compiuta da parte di un giudice: • Nel processo di cognizione, è il giudice stesso davanti al quale pende il processo; • Nel processo di esecuzione, che non è strutturalmente idoneo ad una pronuncia, la pronuncia di nullità di solito è compiuta a seguito di un’apposita iniziativa della parte interessata, volta ad instaurare un giudizio. Restando xò al processo di cognizione, il legislatore ha dettato una disciplina che fa dipendere la pronuncia della nullità da un’iniziativa della parte interessata al rilievo del vizio, e la cui eventuale acquiescenza è segno che il difetto del requisito non ha pregiudicato lo scopo dell’atto. Questa è la soluzione di principio, che però non esclude la soluzione opposta –cioè quella della pronuncia della nullità anche d’ufficio- ma questa è consentita solo x quei casi nei quali, x l’essenzialità del requisito mancante e x la conseguente gravità del pregiudizio che investe non solo interessi di parte ma anche l’obbiettiva regolarità del processo, il legislatore ha espressamente
attribuito al giudice il potere di pronunciare la nullità anche d’ufficio. Infatti l’art 157, 1° comma dispone che “non può pronunciarsi la nullità senza istanza di parte se la legge non dispone che sia pronunciata d’ufficio”. X questo si distingue tra: • Nullità relative: che possono essere pronunciate solo con istanza di parte; • Nullità assolute: che possono essere pronunciate anche d’ufficio. Con riguardo alle nullità relative, la legge ha dettato delle regole precise x stabilire quale sia la parte legittimata a chiedere la pronuncia di nullità,; ed ha anche stabilito le modalità temporali per assumere tale iniziativa, ciò allo scopo di indurre la suddetta parte a compiere subito la sua scelta in modo da eliminare più rapidamente la possibilità della pronuncia della nullità, con i suoi effetti distruttivi. Infatti nel 2° comma dell’art 157 si legge “solo la parte nel cui interesse è stabilito un requisito può opporre la nullità dell’atto x la mancanza di tale requisito”, e lo deve fare nella prima istanza o difesa successiva all’atto o alla notizia di esso. E nel 3° comma: “la nullità non può essere opposta dalla parte che vi ha dato causa, né da quella che vi ha rinunciato anche tacitamente”. Ciò xò vale solo x le nullità relative. X le nullità assolute, invece, la rilevabilità d’ufficio non tollera limitazioni neppure di ordine temporale, perciò tali nullità sono rilevabili in ogni stato...