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Riassunti di Letteratura Italiana, libro adottato L'Ora di Tutti, Corti

Riassunto per l'esame di Letteratura Italiana, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente L'Ora di Tutti, Corti. Gli argomenti trattati sono i seguenti: la biografia dell'autrice Maria Corti, la figura di Idrusa, una delle protagoniste del libro, la presa della città di Otranto da parte dei Turchi, l'articolazione del libro.

  • Per l'esame di Letteratura italiana del Prof. R. Giglio
  • Università: Napoli Federico II - Unina
  • CdL: Corso Magistrale in filologia moderna
  • SSD:
Compra 4.99 €

Voto: 5 verificato da Skuola.net

  • 1
  • 22-03-2013
di 8 pagine totali
 
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Riassunti di Letteratura Italiana, libro adottato L'Ora di Tutti, Corti
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Anteprima Testo:
MARIA CORTI-L’ORA DI TUTTI
Maria Corti, filosofa e scrittrice italiana (Milano 1915), insegna Storia della lingua italiana all'università di Pavia. Ha studiato in particolare la poesia dello Stil Novo e la letteratura napoletana del 1400. E' autrice di due romanzi: "L'ora di tutti" (1962) "Il ballo dei sapienti" (1966). Questo libro tratta la presa della cittadina pugliese di Otranto avvenuta nel tardo '400 da parte dei Turchi. La città era uno dei porti più importanti della regione. E' suddiviso in cinque racconti narrati in prima persona e concatenati da vari motivi conduttori: la battaglia contro il nemico comune, la difesa della propria città e dei valori in cui si crede, eccetera. Nella prima parte è narrata la vicenda di un pescatore di nome Colangelo che, con tutti i suoi compagni, era di guardia sulle mura della città e per difenderla sacrificò la propria vita. Nel secondo racconto, invece, il personaggio principale è il capitano Zurlo, che era il governatore di Otranto. Anche lui, nell'intento di difendere la propria terra, morirà. Il protagonista del terzo episodio è una donna: Idrusa, la bellissima vedova di un uomo che non amava e che si era ucciso mentre cercava di salvare un bambino catturato da un soldato turco. Nel quarto episodio troviamo poi Nachira, che faceva parte del gruppo degli ottocento otrantini che, non volendo farsi musulmani,morirono decapitati. La sezione conclusiva del romanzo, infine, è dedicata al ritorno alla vita della città dopo la liberazione dai Turchi ed è raccontata da Aloise de Marco. In questo romanzo si parla dunque di gente da ammirare, che ama la propria terra, la propria famiglia e i propri amici. Persone di poche parole, ma con un cuore "grande così", disposte anche a sacrificarsi pur di difendere gli ideali in cui credono. Maria Corti, del resto, ha composto questo romanzo per illustrare una condizione storica particolare, cioè quella dell'Italia meridionale durante l'occupazione dei Turchi. E nella descrizione, pur interessandosi alle vicende esteriori, ha messo in luce quelle più intime dei personaggi, il soggetto è storico, soggetto che possiamo definire anche lo sfondo, tutt'altro che decorativo, ma vivo e vero nel suo tumultuare di avvenimenti, se non addirittura un felice pretesto, tanto per dar motivo alla mano, e soprattutto all'estro e al cuore.Un libro molto bello, scritto in modo egregio. E nonostante si dilunghi molto nella descrizione dei paesaggi e delle situazioni, l'opera porta alla riscoperta di valori ormai "sorpassati", ai quali la società purtroppo non dà più molto peso, come la famiglia, la fedeltà ai propri ideali fino alla morte, il sentimento del valore della propria terra e l'amore sconfinato per essa.
Praticamente recconta la presa della città di Otranto da parte dei Turchi (Mamma li Turchi!) nel 1480 vista dalla parte dei cittadini comuni di Otranto. è queste infatti la parte che più mi colpì quando lessi questo libro. I dialoghi tra i paesani spaventati dall'assedio imminente, alle prese coi problemi quotidiani mentre cercano di tirare avanti. Non è un romanzo epico in senso stretto, traspira un'aria di "normalità". Il coraggio di chi non accetta di convertirsi all'Islam e viene perciò ucciso in piazza non è visto come un atto straordinario, nè deriso come cattolica stupidità. A queste persone è reso l'onore della coerenza silenziosa. Hanno fatto una scelta, e come tale va rispettata. è questo il messaggio del libro, uscito nel '62, e che oggi si avrebbe paura a pubblicare per timore di qualche attentato... In realtà l'autrice non da giudizi e non si schiera, tantè che i Turchi sono rappresentati come persone normalissime, anche simpatiche. Il libro è diviso in tre parti, cinque capitoli in tutti, ciascuno col nome del personagio di cui si narrerà. Il contesto è sempre lo stesso (prima, dopo, durante le presa della città) ma le considerazioni, le reazioni, le azioni sono molto diverse. Il capitano Zurlo, governatore di Otranto, considererà la situazione molto diversamente rispetto al pescatore Colangelo. E ciascuno percepisce un pezzo diverso della realtà. La sostanza qual'è che il tempo passa e le persone restano le stesse. Le guerre passano, tornano, ma
l'essere umano non si ferma. Qual'è l'ora di tutti La morte. L'ho trovato un libro molto interessante e ben scritto. Da una forte sensazione di realismo e certe immagini restano vive nell'immaginazione del lettore. Facile da leggere e corto (poco più di 300 pagine, scritte grosse) lo consiglio a tutti. L'ora di tutti è un romanzo della scrittrice italiana Maria Corti, pubblicato nel 1962, ispirato alle vicende della battaglia di Otranto, con la quale i Turchi espugnarono nel 1480 la città salentina, che all'epoca era uno dei porti più importanti della regione. Il romanzo segue, con gli occhi e le parole di cinque personaggi coinvolti nella storia, il dipanarsi delle varie fasi della battaglia, dall'assalto alla valorosaEspandi » resistenza alla resa finale. Il personaggio di Idrusa, donna forte e coraggiosa, rappresenta una delle figure femminili più famose e studiate della cultura e della tradizione letteraria salentina. Il romanzo è suddiviso in cinque racconti reciprocamente intrecciati. Ogni racconto è narrato in prima persona dai vari protagonisti, e sono legati a varie vicende (la battaglia contro il nemico comune, la difesa della propria città e dei propri valori, ecc...) Protagonisti [modifica] •
Il pescatore Colangelo, che con i suoi compagni, era di guardia sulle mura difensive e sacrificò la propria vita nella difesa della città;

Il governatore di Otranto capitano Zurlo, anche lui morto nella battaglia;

la bellissima Idrusa, vedova di un uomo non amato e che si era ucciso mentre cercava di salvare un bambino catturato da un soldato turco;

Nachira, morto decapitato insieme agli 800 Martiri di Otranto;

Aloise de Marco, che racconta della rinascita della città dopo la liberazione dai Turchi
E' nota come battaglia di Otranto la battaglia che si combatté nell'omonima città salentina nel 1480, allorquando un esercito ottomano (in realtà diretto a Brindisi) attaccò la cittadina allora appartenente agli Aragonesi. Al termine della battaglia, il 14 agosto 1480 furono decapitati sul colle della Minerva 800 otrantini che si erano rifiutati di rinnegare la religione cristiana: sono ricordati come i Beati martiri di Otranto, le cui reliquie sono custodite nella cattedrale del paese. In seguito alla battaglia e all'invasione degli ottomani, andò distrutto il monastero di San Nicola di Casole, che ospitava allora una delle biblioteche più ricche d'Europa. Le vicende della battaglia vennero narrate in forma di romanzo da Maria Corti, nel libro L'ora di tutti, e da Rina Durante nella versione sceneggiata Il sacco di Otranto. Una introduzione partecipata e tenera crea intorno a noi l’invisibile presenza, duratura nel tempo, degli ottocento eroi - conosciuti come “i martiri di Otranto" - i cui resti sono conservati nella cattedrale della città salentina “in fondo
all’abside, a destra". Era il mattino di venerdì 28 luglio del 1480; il mare grosso e una leggera foschia imperversavano davanti alla Torre del Serpe. Nei paraggi si muovevano i pescatori con i visi bruciati dalla fatica e dal sole. I lori nomi erano anche tutta la loro storia: Procomio da Malcantone, Cola Mazzapinta, Nachira, Alfio da Faggiano, Antonello d’Alessandro, Antonio De Raho, e così altri: “fermi con gli occhi fissi al canale" e “Diventammo venti, trenta sugli scogli, nessuno parlava, uno stare tanto zitti insieme non c’era mai stato." C’è la sua ragione. A largo hanno visto “la cosa", ossia le galee turche che, dirette a Brindisi, sono state spinte dalle condizioni del mare e dal vento di tramontana sulle coste di Otranto. Ed ecco la consapevolezza e la paura prenderli al cuore. Uno di essi, Procomio, alzò le braccia e gridò: “Oohí, i turchi!" Le comanda il terribile Akmed Pascià, “un uomo furioso, ignorante e crudele". L’autrice usa l’artifizio di far narrare ad alcuni protagonisti, i cui nomi dànno il titolo ai vari capitoli, i fatti che direttamente li coinvolgono, permettendoci così di entrare anche nei loro pensieri, e qui, nel primo capitolo, è Colangelo, un pescatore, che racconta, e già siamo conquistati dallo stile, cesellato di quiete e di garbo, di questa narratrice che, prima di scrivere questo romanzo di esordio, era già famosa per i suoi molti studi filologici, e che si mostra avvezza a passar per le mani frasi belle quali: “dava a vedere che ci contava per mosche" oppure: “come sentono battere i timpani" o “abbiamo ciascuno tanto corpo quanto un turco" e “i L’inizio, con quei colloqui sui bastioni delle mura della città, intrattenuti di notte dai pescatori messi di guardia, e mentre si leva la nebbia e appaiono e scompaiono ombre e visioni, mi ha ricordato le prime pagine dell’ “Amleto", nel rimescolio di silenzi e di paure che qui e là s’incontrano. Si avverte sin dal principio, senza alcun inutile preambolo, che si sta approssimando “L’ora di tutti", e che stiamo vivendo quel tempo indefinito – breve o lungo, chi può misurarlo – che è l’attesa della morte, in cui tutto può succedere e si può diventare - superato perfino il nostro stupore - eroi o vili (“a ciascun uomo nella vita capita almeno una volta un’ora in cui dare prova di sé; viene sempre per tutti."), e quello di Vincenzo, messo così all’avvio del romanzo, è il grido di una disperata ribellione alla morte in difesa della vita: “Io
fossi un re, ecco, abolirei tutte le guerre." e “Qua molti di noi hanno da morire." Colangelo dirà più avanti: “Noi non abbiamo mai ammazzato un uomo." Il raccontare della Corti è “dolce e tranquillo", e lo sguardo è sempre pronto a cogliere con tenerezza i pensieri che si muovono dentro i protagonisti, mai abbandonati a se stessi, e amorosamente accompagnati verso « Comprimi
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