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Sunti di Diritto privato II, libro adottato Diritto privato II , Bessone, Torrente

Riassunto per l'esame di Diritto privato II, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Diritto privato II , Bessone, Torrente. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: contratti tipici e atipici, la venditae la permuta, nozione di compravendita, i contratti di credito.

  • Per l'esame di Diritto privato II del Prof. G. Palermo
  • Università: La Sapienza - Uniroma1
  • CdL: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
  • SSD:
Compra 4.99 €

Voto: 5 verificato da Skuola.net

  • 19
  • 06-12-2012
di 35 pagine totali
 
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Sunti di Diritto privato II, libro adottato Diritto privato II ,  Bessone, Torrente
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I CONTRATTI DIRETTI ALLA COMPOSIZIONE E PREVENZIONE DELLE LITI Composizione delle liti in via giudiziale, ed in via contrattuale Ai consociati non è consentito farsi giustizia da soli; per la soluzione delle controversie devono affidarsi agli organi giurisdizionali dello Stato. L’ordinamento, quando le controversie abbiano ad oggetto diritti disponibili, consente ai consociati di risolverle autonomamente, o con un accordo: il contratto di transazione, o affidandone il compito ad un arbitro o ad un collegio arbitrale. Si pensi a questa ipotesi: Tizio e Caio hanno stipulato un contratto di prestazione d’opera, sul quale Tizio fonda la pretesa di ricevere 100 da Caio, che, invece, oppone di dovere soltanto 60. Per la soluzione di codesta controversia, i due soggetti o si rivolgono al giudice competente, o ad un arbitro, o, ancora, si accordano, facendosi reciproche concessioni (anziché 100, Tizio acconsente a ricevere 80, e Caio, anziché 60, acconsente a pagare 80). La transazione e l’arbitrato sono alternativi alla soluzione giudiziale delle liti, ma nei limiti e nel rispetto della disciplina, fissati dalla legge. Riguardo alle controversie che possono insorgere tra i consociati, soccorrono ulteriori strumenti, anch’esse espressione dell’autonomia privata: la cessione dei beni ai creditori ed il sequestro convenzionale. Si pensi a questa ipotesi: è incontestato che Tizio deve 100 a Caio, a titolo di pagamento del prezzo di una vendita, e 80 a Mevio, per l’estinzione di un mutuo scaduto, ma Tizio non adempie. Per regola generale, Caio e Mevio possono ottenere la vendita coattiva dei beni di Tizio, al fine di soddisfare sul ricavato le loro ragioni di credito; non può escludersi, però, che, in alternativa, giungano ad un accordo con il debitore, in virtù del quale, lo stesso li incarica di liquidare le sue attività, al fine di ripartire tra di loro il ricavato, in soddisfacimento dei requisiti crediti. È, questo, il contratto di cessione dei beni ai creditori, regolato dagli artt 1977 e ss. Quanto al sequestro convenzionale, ha anch’esso, sullo sondo, una lite, ma non è diretto a dirimerla, giacché ci si limita, con detto contratto, ad affidare un bene, oggetto di lite fra due o più persone, ad un terzo, affinché lo custodisca sino a quando non sia acquistato a chi esso competa, ed è quest’ultimo soggetto, appunto, che il bene dovrà essere consegnato. La transazione Si può risolvere consensualmente una controversia facendo una transazione. La sua funzione è di offrire un rimedio contrattuale alla litigiosità delle parsone. Secondo l’art 1965 la transazione è “il contratto col quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine ad una lite già incominciata o prevengono una lite che può sorgere fra loro”. L’essenza della transazione sta nell’intento di chiudere una controversia, attuale o potenziale, mediante reciproche concessioni, cioè nella rinuncia parziale alle proprie pretese da parte di entrambi i contendenti. Non tutte le controversie possono essere risolte per mezzo di transazione, bensì solamente quelle relative ai diritti che non sono sottratti alla disponibilità delle parti.
La transazione può essere:  Mista, che si ha quando i contraenti, con le reciproche concessioni, creano, modificano o estinguono rapporti diversi da quello che ha formato oggetto della pretesa e della contestazione delle parti (art 1965)  Novativa, che ricorre quando le parti vogliono rimuovere il precedente rapporto obbligatorio, sostituendolo con un nuovo rapporto, che ha fonte nella transazione stessa. Si pensi a questa ipotesi: Tizio ha venduto a Caio, al prezzo di 100, un certo bene; successivamente, Caio eccepisce che il bene è di qualità inferiore a quella promessa, sicché pretende di pagare solo 60. Per risolvere il conflitto, le parti possono avvalersi, tra le altre, di queste possibilità: Tizio accetta di ricevere 75 come prezzo, che, quindi, viene pagato in ragione della precedente vendita, che permane, seppur modificata; oppure: Tizio acconsente a ricevere la restituzione del bene gia passato in proprietà a Caio, obbligandosi a consegnargli, per il prezzo di 80, un bene completamente diverso. Per quanto riguarda la forma, il contratto deve essere fatto per atto scritto a pena di nullità se la controversia su cui si transige riguarda rapporti giuridici che richiedono la forma scritta per la loro validità. Negli altri casi la forma scritta è richiesta solo ai fini della prova della transazione (art 1967). Poiché la funzione della transazione è di chiudere definitivamente una lite, prescindendo dall’accertamento di chi ha ragione e di chi ha torto, non è ammesso l’annullamento della transazione per errore di diritto relativo alle questioni che sono state oggetto di controversia fra le parti (art 1969). La transizione è annullabile solo in determinati casi previsti dalla legge e precisamente:  Temerarietà della pretesa, e cioè se una delle parti Espandi »era consapevole della temerarietà o totale infondatezza della sua pretesa (art 1971)  Falsità di documenti: è il caso della transazione fatta, in tutto o in parte, sulla base di documenti in seguito riconosciuti falsi (art 1973)  Scoperta di documenti: se cioè dopo la transazione si scoprono documenti da cui risulta che una delle parti non aveva alcun diritto (art 1975)  Cosa giudicata: se la lite transatta è stata già decisa con sentenza passata in giudicato (ciè non impugnabile) (art 1974). La transazione è invece nulla:  se concerna diritti sottratti alla disponibilità delle parti  se è priva della forma scritta nei casi in cui essa sia richiesta per la validità del contratto  se è relativa ad un contratto illecito La convenzione d’arbitrato. L’arbitrato rituale i consociati spesso affidano la soluzione delle controversie ad un arbitro o ad un collegio arbitrale che emaneranno una sentenze chiamata lodo (arbitrato rituale). Questo atto d’autonomia, definito convenzione d’arbitrato, può assumere la forma del compromesso o della clausola compromissoria. Quanto al primo, è un contratto, mediante il quale le parti, insorta una lite, si accordano per farla decidere da arbitri. Quanto alla clausola compromissoria, recepisce l’accordo delle parti di far risolvere da arbitri le eventuali controversie nascenti da un contratto tra le stesse stipulato. Essa rappresenta un atto di previdenza delle parti, che già nel momento di stipulazione d’un contratto, s’impegnano a far decidere da arbitri le possibili controversie che sorgeranno.
La differenza tra compromesso e clausola compromissoria, sta in ciò: il compromesso è un contratto a sé stante, ad effetti processuali, avente ad oggetto la soluzione d’una controversia già insorta. La clausola compromissoria, invece, concerne le liti, eventuali e future, che potranno avere origina dall’esecuzione, etc, del contratto, in cui è inserita. Compromesso e clausola compromissoria sono atti formali: sotto pena di nullità debbono essere redatti per iscritto. Non tutte le controversie possono essere demandate al giudizio arbitrale, ma solamente quelle non aventi per oggetto diritti indisponibili, e per le quale comunque non sussista un divieto di legge. Gli arbitri decidono secondo le norme di diritto, a meno che le parti, con qualsiasi espressione, non li abbiano autorizzati a pronunziare secondo equità. La parte, la quale intenda far eseguire il lodo nel territorio della Repubblica, deve depositarlo sicché lo stesso, con decreto del giudice è reso esecutivo. Le decisioni arbitrali sono impugnabili, ma solo in alcuni casi specifici, ad esempio invalidità della convenzione d’arbitrato o se contenga disposizioni contraddittorie. L’arbitrato irritale Diretto a risolvere privatamente una controversia è anche l’arbitrato irregolare, altresì detto arbitrato libero o contrattuale. Esso consiste in un giudizio, in larga misura assimilabile ad un contratto di transazione demandato ad un terzo, il cui contenuto è espresso dall’arbitrato. L’arbitrato irritale non svolge attività giurisdizionale, ma piuttosto definisce la contestazione, che contrappone le parti in ordine ad un dato rapporto giuridico. Un tipo di arbitrato irritale è il biancosegno: in tal caso le parti in lite consegnano all’arbitrato un foglio in bianco, ma con le loro sottoscrizioni, sul quale egli stende il testo della soluzione della controversia, sicché la scrittura, una volta completata dall’arbitrato, è come se fosse stata direttamente redatta dalle parti. La forma scritta è richiesta solo ad probationem. La cessione dei beni ai creditori La cessione dei beni ai creditori è “il contratto col quale il debitore incarica i suoi creditori o alcuni di essi di liquidare tutte o alcune sue attività e di ripartire tra loro il ricavato in soddisfacimento dei loro crediti” (art 1977). Si tratta di un contratto che ha lo scopo di soddisfare i creditori con un sistema molto più rapido e vantaggioso di quello costituito dal procedimento giudiziario di esecuzione forzata che è più lungo e costoso. I creditori devono ripartire tra loro le somme che sono state ricavate in proporzione dei rispettivi crediti, salve le cause legittime di prelazione. Il residuo spetta al debitore (art 1982). Costui ha diritto di controllare la gestione e di avere il rendiconto alla fine della liquidazione (art 1983). Il contratto di cessione dei beni si deve fare per atto scritto sotto pena di nullità, anche se tra i beni ceduti non vi siano ammobili (art 1978).
Sorge in capo ai creditori l’obbligo di porre in essere la liquidazione, sicché, se sono inadempienti, si potrà anche ottenere la risoluzione del contratto (art 1986). Le regole generali in tema di nullità ed annullabilità nonché in tema di risoluzione per inadempimento, si applicano al contratto di cessione dei beni ai creditori. È previsto, infine, che il debitore possa recedere dal contratto, offrendo il pagamento d « Comprimi
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