Le innovazioni tecniche e scientifiche a cavallo tra i secoli '800 e '900

Questa tesina riguardante le innovazioni tecniche e scientifiche a cavallo tra i secoli '800 e '900 abbraccia tutte le materie (Storia, Geografia, Letteratura, Scienze, Tecnica, Inglese, Francese, Musica, Storia dell’arte, Scienze motorie sportive) ed è o

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Le innovazioni tecniche e scientifiche a cavallo tra i secoli '800 e '900

Storia. La seconda rivoluzione industriale, il colonialismo e l’imperialismo, la Belle Époque.
Geografia. L’Africa.
Letteratura. Il Verismo e Giovanni Verga.
Scienze. L’evoluzione della specie: Darwin e Lamarck.
Tecnica. L’elettricità.
Inglese. Environment at risk.
Francese. La Belle Époque.
Musica. La marcia reale di Giuseppe Gabetti.
Storia dell’arte. Lo stile Liberty, il Ponte di Brooklyn e la Torre Eiffel.
Scienze motorie sportive. Effetti dell’alcool sull’organismo.

Storia

La seconda rivoluzione industriale

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, l’Europa e l’intero mondo occidentale vissero un’epoca di intense trasformazioni che cambiarono profondamente la vita sociale. In questo periodo videro luce ingegnose invenzioni e un gran numero di ritrovati tecnici. La scoperta di nuove fonti di energia come l’elettricità e il petrolio, permisero di realizzare il motore a scoppio e il motore elettrico: fu, in tal modo, possibile realizzare fabbriche ovunque. Notevoli progressi avvennero anche nel settore della chimica con la nascita delle prime sostanze plastiche e dei primi coloranti tessili, nel settore delle medicina, nel settore dei trasporti e nelle comunicazioni a distanza con l’invenzione del telefono ad opera di Antonio Meucci (1871). Infine si diffuse su larga scala l’impiego del metallo.
Negli ultimi anni dell’Ottocento, inoltre, l’industrializzazione smise di essere un fenomeno europeo e coinvolse tutto il mondo. Il grande sviluppo economico di questi anni ben presto portò ad una crisi, non dovuta però, come in precedenza, alla mancanza di beni, ma alla loro abbondanza. Sul mercato erano state immesse quantità di prodotti superiori alle necessità dei consumatori. Gli stati industrializzati abbandonarono così il liberismo e instaurarono una nuova politica di protezionismo: proteggevano cioè le imprese nazionali imponendo dei dazi sulle merci estere. Nacquero così grandi società per azioni e si formarono i primi trust che esercitavano un vero e proprio monopolio. Una nuova spinta in campo industriale si ebbe con l’affermarsi dei principi del taylorismo. L’ingegnere americano Taylor impose ritmi di produzione più stretti e ripetitivi: comparve in fabbrica la catena di montaggio con la quale le prime industrie automobilistiche riuscivano a produrre centinaia di migliaia di vetture ogni anno.

La questione sociale

Per effetto dello sviluppo industriale crebbe l’importanza del settore terziario. In esso trovarono posto coloro che appartenevano alla piccola e media borghesia che cominciarono a rivendicare un proprio ruolo nella vita politica oltre che in quella economica. Il sistema elettorale ideato dalla vecchia borghesia si dimostrò insufficiente a rappresentare questa nuova forza emergente, motivo per cui, in seguito a rivendicazioni e proteste, il suffragio venne allargato progressivamente. Anche le donne cominciarono a lottare per la loro emancipazione: questa battaglia lunga e dolorosa portò al riconoscimento del diritto di voto nel Regno Unito solo nel 1918.
La condizione dei lavoratori nelle fabbriche era disagiata ed esisteva un grande sfruttamento del lavoro minorile e femminile. Dopo la seconda metà dell’Ottocento, la Prima e la Seconda Internazionale cercano di coordinare l’azione dei vari partiti operai che erano nati in tutta Europa nel tentativo di difendere i diritti dei lavoratori. Il movimento operaio però era molto ampio e articolato e al suo interno esistevano posizioni diverse. La spinta sociale fu tale da far nascere una nuova sensibilità: in Gran Bretagna, le Trade Unions e alcuni gruppi socialisti fondarono il partito laburista che riuscì a far approvare numerose leggi a favore degli operai.

Imperialismo e Colonialismo

Per tutta la durata del XIX secolo, gli stati Europei intrapresero una politica espansionistica con l’intento di occupare nuovi territori, chiamate colonie, rendendoli coltivabili.
Il colonialismo fu legato a due obiettivi principali:
- popolamento: il nuovo territorio era conquistato e abitato da un nuovo popolo;
- sfruttamento: il territorio era conquistato e la popolazione locale costretta a lavorare nelle miniere o nelle piantagioni.
Alla fine del secolo tuttavia le nazioni svilupparono una sorta di competizione come se la loro potenza fosse relazionata alla vastità di territori posseduti: questa fase di conquiste, decisamente più aggressiva, prese il nome di Imperialismo. Le motivazioni di base che lo scatenarono furono:
- economiche: nei paesi europei le materie prime erano scarse e non adeguate a soddisfare lo sviluppo portato dalla seconda rivoluzione industriale; gli stati africani ne erano invece ricchi;
- politiche: gli imperi coloniali erano simbolo di una nazione ricca, forte e prestigiosa ed esaltavano l’onore della nazione pur negando la libertà ai popoli conquistati;
- culturali: era idea diffusa che l’uomo bianco dovesse esportare la civiltà dominando le razze inferiori considerate selvagge.
I paesi europei che si distinsero per tali conquiste furono l’Inghilterra seguita da Francia, Belgio, Germania e Italia. In ambito asiatico il Giappone dominò tra gli altri.

La Belle Époque

Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 si diffuse in Europa un lungo periodo di pace favorito dall’equilibrio politico tra le principali nazioni europee. Le condizioni furono favorevoli alla crescita economica garantita dall’afflusso delle materie prime a basso costo dalle colonie e da un incessante progresso industriale. Il benessere fece crescere le discussioni riguardanti le tematiche sociali: l’importanza del pacifismo in contrapposizione all’idea di rafforzare militarmente la nazione; l’autoritarismo opposto al desiderio di democrazia e il capitalismo opposto alle lotte operaie.
Inoltre, lo sviluppo dei mezzi di trasporto, di comunicazione, di informazione portò all’espansione delle grandi metropoli con la nascita delle periferie; l’urbanizzazione fu la causa dominante della nascita della società di massa, ovvero della omogeneizzazione dei gusti, dello stile di vita e del modo di pensare. Nacquero così i grandi magazzini, le pubblicità e le grandi manifestazioni sportive rivolte non solo alle classi più agiate: tutta la società fu coinvolta dalle innovazioni che si ebbero nel cinema, nella fotografia, nello sviluppo dei trasporti.

Geografia

L’Africa

Il continente da cui ebbe origine il colonialismo fu quello africano.
L’Africa è bagnata a est dal Mar Rosso e dall’Oceano Indiano, a ovest dall’Atlantico e a nord dal Mar Mediterraneo. Lo stretto di Gibilterra e il Canale di Suez separano l’Africa rispettivamente dall’Europa e dall’Asia. Il territorio africano è costituito da immensi tavolati levigati dagli agenti atmosferici per millenni. L’uniformità del paesaggio viene interrotta solo dalla catena dell’Atlantide. L’Africa è attraversata da molti fiumi che hanno origine nella regione equatoriale, alimentati da abbondanti piogge. Il loro corso è irregolare e navigabile solo a tratti. Le coste africane sono prevalentemente lineari e con poche insenature. Le isole che si trovano di fronte alle coste africane sono in genere di piccole dimensioni, ad eccezione di quella del Madagascar.
L’Africa mediterranea è dominata dal deserto del Sahara e sulla costa nord-occidentale dalla catena dell’Atlante. A Sud del Sahara si estende la regione del Sahel che si affaccia sul Golfo di Guinea. L’Africa centro-occidentale è composta in gran parte da altopiani elevati e da molti laghi; infine l’Africa meridionale è formata da un grande tavolato con una serie di rilievi. L’Africa comprende quattro zone climatiche.

Lungo le coste dell’Africa settentrionale il clima è mediterraneo, a nord-ovest, dove si eleva la catena dell’Atlante, le temperature diventano più rigide e nell’estesa zona del Sahara, il clima è desertico. L’Africa subsahariana è caratterizzata da temperature elevatissime mentre l’Africa centro-occidentale presenta un clima caldo-umido.

Storia dell’Africa

Le ricerche svoltesi lungo la Rift Valley (Olduvai Gorge in Tanzania, Turkana Desert in Kenya e regione dell'Afar in Etiopia), in Sudafrica (Gauteng e Npumalanga) e in Ciad, hanno dimostrato che già cinque milioni di anni fa esistevano ominidi in Africa. Questi ominidi avevano un'anatomia simile a quella delle scimmie superiori, ma avevano già adottato la posizione eretta e il movimento sulle sole gambe. I ritrovamenti archeologici e la documentazione scritta di varie culture dimostrano la nascita e lo sviluppo della civiltà egiziana, del regno nubiano, di altri regni. L'interesse europeo per l'Africa venne riacceso nel XV secolo. L'Europa usciva da un periodo di implosione culturale ed era pronta a confrontarsi con altre culture e nuovi spazi. Inoltre, la mediazione con il mondo orientale era fino ad allora fatta dalle repubbliche marinare italiane, soprattutto la Repubblica di Venezia. Quest'ultima deteneva un monopolio virtuale sui commerci con il mondo arabo. Portogallo e Spagna avevano da poco ottenuto una rinnovata unità interna e sufficienti fondi per sostenere viaggi di esplorazione.
Il Portogallo iniziò la sistematica ricerca della via alle Indie circumnavigando il continente africano. In seguito i portoghesi riuscirono ad organizzare un fiorente mercato di oro, avorio, legname prezioso e schiavi, che venivano dirottati nelle loro colonie in Sud America. Inglesi e olandesi presto seguirono le rotte aperte dai portoghesi e si stabilirono in diverse località della costa africana.

L'Africa è sempre stata un bacino di esportazione di schiavi. Pare che il nome stesso, Africa, derivi da una radice fenicia che significa schiavo. La tratta più antica e continuativa è stata quella controllata dal mondo arabo. La tratta verso i paesi arabi è stata ostacolata dalle potenze europee nella seconda metà del 1800, ma è continuata per lungo tempo. Ancora nei primi anni sessanta si vendevano schiavi africani. La tratta atlantica è stata alimentata dalla richiesta di manodopera a basso prezzo per le piantagioni e le miniere delle Americhe. Questa tratta è stata molto più breve di quella islamica, ma anche molto più devastante dal punto di vista umano. Se è vero che la schiavitù in Africa Occidentale è sempre esistita, nulla può essere equiparato alla ferocia messa in atto dagli schiavisti europei nella regione.

L'interesse europeo verso l'Africa venne presto romanticizzato come impegno del mondo civilizzato a portare modernità alle popolazioni che vivevano nell'ignoranza e nel buio intellettuale. In realtà, la conquista dell'Africa fu dettata da interessi economici e geopolitici. Non a caso, il primo paese ad entrare nelle mire europee fu l'Egitto, il più avanzato paese extraeuropeo nel raggio di azione di Regno Unito e Francia. Francesi e Inglesi si contesero il controllo dell'Egitto dal 1811. La Francia invase poi l'Algeria nel 1830. Le società geografiche europee, sostenute dalle monarchie del tempo, mandarono esploratori a 'scoprire' l'interno dell'Africa. Forti delle relazioni di questi esploratori, le potenze europee iniziarono la corsa all'accaparramento delle zone migliori. Anche i missionari, che cercarono di raggiungere le popolazioni dell'interno, divennero spesso inconsapevoli o sottomessi agenti della colonizzazione. Ogni qualvolta i missionari chiedevano il sostegno di una potenza europea, diedero un punto di appoggio ai mercanti e ai soldati di tali paesi. Molti sono i casi di intervento europeo a difesa di una missione, intervento che permetteva di stabilire territori franchi sotto la ‘protezione' di un paese straniero. Dopo la Conferenza di Berlino del 1885, le potenze europee decisero quali territori appartenessero a quali paesi. Decisero anche le aree di influenza laddove non vi erano ancora state delle prese di potere formali. Tutto questo fu possibile grazie alle cartine, allora già alquanto dettagliate, e ad una non vaga conoscenza delle materie prime presenti nel continente. Va da sé che Francia e Regno Unito, all'apice della loro potenza, poterono scegliere le zone migliori, lasciando a Italia, Germania e Spagna i restanti territori. Il Portogallo vide confermati i suoi possedimenti, che erano però più immaginari che reali. In generale, nessun paese europeo investì molto nello sviluppo delle colonie, spingendo invece i vari territori ad arrivare al più presto all'autosufficienza finanziaria. Scuole, ospedali e infrastrutture furono spesso il frutto di missionari cristiani e di società internazionali per lo sviluppo.

Economia

Questo continente è molto ricco di risorse energetiche, gas naturali in Algeria, petrolio in Libia. Queste risorse vengono esportate in Europa, attraverso i metanodotti che collegano il Nord-Africa alla Sicilia; il territorio è soprattutto desertico e, quindi, l’agricoltura è praticata solo lungo la valle del Nilo e sulle coste. Il turismo sta acquistando sempre più importanza soprattutto nelle città arabe e nelle località di mare.

Le guerre dimenticate

Ogni giorno in Africa muoiono centinaia di persone in una lunga serie di conflitti di cui giornali, televisioni e radio non parlano: sono chiamate guerre “dimenticate” dal mondo più sviluppato. Spesso si parla di odi etnici e religiosi, ma anche guerre scoppiate per il controllo di ricche miniere.

Letteratura

Il Verismo

Il verismo è un movimento letterario che si sviluppa alla fine dell’Ottocento. Gli scrittori veristi italiani volevano che la loro produzione - novelle e racconti - fosse il più possibile aderente alla realtà negli aspetti più dolorosi. Lo scrittore doveva rappresentare fatti e ambienti in modo impersonale e per questo motivo i racconti escludevano qualsiasi opinione o spiegazione da parte del narratore, esponendo i fatti così come accadevano. I principali rappresentanti di questo movimento letterario furono scrittori meridionali che attraverso le loro opere descrivevano la difficile vita e condizione del popolo del Sud, usando una lingua popolare, semplice e spesso dialettale. La realtà è rappresentata in modo obbiettivo (ambienti poveri, miserie familiari e lavoro minorile). La narrativa verista oltre ad avere un valore culturale ha soprattutto una grande importanza sociale perché permette di conoscere i problemi di quel momento storico. Uno degli scrittori più importanti fu Giovanni Verga.

Giovanni Verga

La vita

Giovanni Verga nasce a Catania il 2 settembre del 1840 in una famiglia di origine nobile. Si iscrive alla facoltà di legge ma non termina gli studi perché nel 1861 è costretto ad arruolarsi nella guardia nazionale svolgendo un’intensa attività di giornalista e occupandosi dell’unione d’Italia.
Dopo la morte del padre, nel 1865, si stabilisce a Firenze: qui diventa un autore di successo con i romanzi che rappresentavano “il bel mondo”, cioè l’agiatezza delle classi nobili.
Dal 1872 al 1893 si trasferisce a Milano, città in cui erano vivacissimi gli scambi letterari.
Nel 1874 pubblica Nedda in cui, per la prima volta, la tematica mondana viene sostituita con la narrazione della “ricerca della verità”.
Nel 1881 pubblica i Malavoglia, e dall’imprevisto insuccesso del romanzo capisce che ai lettori non piace il clima letterario cui aveva attinto. Non si scoraggia e continua a pubblicare Le Novelle rusticane e il romanzo Mastro Don Gesualdo.
Nel 1894 si stabilisce definitivamente a Catania, con l’andare degli anni si fa sempre più vivo in lui l’interesse per le vicende politiche, e nel 1896 si fa sostenitore della necessità di una più incisiva politica coloniale.
Dopo la Prima Guerra Mondiale, le opere di Verga cominciano ad essere apprezzate per ciò che hanno di più originale e di più vivo.
Giovanni Verga muore a Catania il 27 gennaio 1922, colto da una paralisi cerebrale.

Il pensiero di Verga

Per riprodurre la società nel modo più vero, Verga la osserva scrupolosamente, documentandosi sui mestieri e sulle tradizioni, con uno stile impersonale in modo che il lettore si trovi faccia a faccia con l’evento, senza doverlo leggere tra le righe: sembra pertanto che la vicenda si presenti da sola.

Le opere

La roba

La novella di Verga “La roba” fu pubblicata per la prima volta nel 1880 ed entrò a far parte della raccolta Novelle Rusticane.
Il protagonista, un contadino siciliano, Mazzarò, nato povero diventa ricco grazie al suo lavoro e alla sua astuzia, riuscendo a portar via tutti i terreni al vecchio proprietario, un barone incapace. I due personaggi sono attori di un fenomeno effettivamente avvenuto in Sicilia nella seconda metà dell’Ottocento: la crisi della vecchia nobiltà e l’arricchimento di una nuova classe sociale. Verga vuole sottolineare come questo fenomeno non rappresenti un vero progresso: Mazzarò è avido e crudele come il vecchio barone. La sua concezione dell’economia è arcaica, non investe per migliorare né per modernizzare i metodi di coltivazione della terra. La ricchezza non lo rende né più felice né più sereno e quando si trova a dover affrontare la morte cerca, preso dalla disperazione, di uccidere la sua roba per portarsela nell’aldilà.

La famiglia Toscano

Il primo capitolo de “I Malavoglia” ci presenta i membri della famiglia da cui prende il nome il romanzo. Un famiglia di pescatori il cui vero cognome era Toscano ma che erano stati chiamati Malovoglia in maniera scherzosa, perché erano sempre stati molto laboriosi. La famiglia era organizzata in maniera patriarcale, comandava il nonno (Padron Ntoni) anche se suo figlio Bastianazzo, ormai adulto e sposato con La Longa, aveva già cinque figli: Ntoni, Luca, Mena Alessi e Lia. Non sono ricchi ma, proprietari di una barca da pesca, vivono in uno stato di relativo benessere. Questo benessere entra però in crisi quando il primo figlio di Bastianazzo deve partire per il servizio di leva. L’allontanamento del ragazzo assume così un valore simbolico: questa separazione finirà con il distruggere i Malavoglia, che, privati di due braccia forti, cercano di aprirsi altre strade commerciali con effetti disastrosi.

Scienze

L’evoluzione della specie

L’enorme varietà di specie sulla terra ha affascinato tutti e, nel corso dei secoli, tanti naturalisti hanno cercato in vari modi di spiegarne l’origine.
Il primo tentativo di spiegare l’origine delle specie si deve al naturalista francese Lamarck (1744-1829). Egli scriveva: “Le diverse forme viventi sono il risultato di vari tipi di adattamento degli organismi all’ambiente”.
La teoria di Lamarck si basa su due principi:
1) l’uso e il non uso degli organi: l’individuo realizza un graduale perfezionamento mediante l’uso continuo di un organo, oppure mediante il non uso di un organo che si atrofizza;
2) l’ereditarietà dei caratteri acquisiti: i caratteri che l’individuo acquisisce vengono trasmessi ai discendenti.
Con Lamarck la teoria evoluzionistica resta un’ipotesi suggestiva.
È il naturalista inglese Charles Darwin (1809-1882) a spiegare in modo esatto l’evoluzione della specie.

Teoria evoluzionistica di Darwin:
- tutti gli esseri viventi si riproducono in quantità superiore alle reali possibilità di sopravvivenza e danno vita a individui fra loro differenti per alcune caratteristiche la cui comparsa è del tutto casuale;
- nella lotta per la sopravvivenza l’ambiente opera una selezione naturale, mantenendo in vita solo gli individui nati casualmente con caratteristiche che li rendono più adatti;
- queste variazioni casuali sono ereditarie e gli individui sopravvissuti le trasmettono alla discendenza;
- attraverso gli incroci, le variazioni favorevoli si accumulano in discendenza in discendenza, permettendo l’evoluzione della specie;
- questo meccanismo porta alla differenziazione e all’origine delle varie specie, le cui forze generatici sono la selezione naturale e l’evoluzione.
Ad esempio, secondo Lamarck, all’inizio dell’evoluzione, le giraffe avevano il collo corto e non riuscivano a mangiare le foglie sui rami; lo sforzo fatto per approvvigionarsi del cibo, ha portato all’allungamento e allo sviluppo del collo e che attualmente le caratterizza.
Secondo Darwin, invece, è proprio a causa della lotta per l’esistenza e della selezione naturale che le giraffe a collo corto si sono estinte e quelle a collo lungo sono sopravvissute.

Tecnica

L’elettricità

L’elettricità è una caratteristica fondamentale che si manifesta con fenomeni d’attrazione o repulsione tra corpi dotati di carica elettrica.
Tutti i fenomeni elettrici si spiegano in base al fatto che la materia è costituita da particelle cariche: gli atomi, infatti, che di per sé sono elettricamente neutri, sono comunque composti da particelle dotate di carica elettrica: i protoni, positivi, localizzati nel nucleo insieme ai neutroni (neutri), e gli elettroni, negativi, in orbita intorno a essi. Normalmente, ogni atomo contiene un numero uguale di protoni e d’elettroni; ogni qualvolta viene meno quest’equilibrio, si manifestano i fenomeni elettrici.
Le cariche elettriche hanno un’influenza sullo spazio circostante all’interno del quale esercitano una forza d’attrazione verso cariche di segno opposto e di repulsione verso cariche dello stesso segno. Lo spazio all’interno del quale una carica elettrica esercita la sua azione è detto campo elettrico e le direzioni lungo le quali viene esercitata questa forza sono dette linee di forza.
Ogni materiale ha un comportamento specifico nei confronti dell’elettricità. Ci sono materiali, come i metalli, che si lasciano attraversare con facilità dalla corrente elettrica e perciò sono chiamati conduttori e ci sono gli isolanti, cioè i materiali (come il vetro) che impediscono il passaggio della corrente elettrica.
L’elettricità è dovuta alla presenza di cariche elettriche, che si producono quando gli elettroni si trasferiscono da un corpo (neutro) a un altro: il corpo che ha acquistato elettroni assume carica elettrica negativa, quello che ha ceduto elettroni assume carica elettrica positiva.
Nei conduttori le cariche elettriche sono sempre in movimento e si propagano lungo tutto il conduttore. Questo movimento di cariche elettriche lungo un conduttore è detto corrente elettrica.
La corrente elettrica scorre in un circuito elettrico, formato da un generatore di corrente, un conduttore e un utilizzatore di corrente. Il generatore ha il compito di consentire il continuo passaggio della corrente elettrica lungo il filo conduttore. Per evidenziare il passaggio della corrente s’inserisce un utilizzatore, in pratica una lampadina: se passa la corrente la lampadina si accende. A questi elementi viene aggiunto un interruttore che può permettere o interrompere il passaggio della corrente elettrica.
La corrente elettrica viene definita da tre grandezze principali: intensità, differenza di potenziale (tensione) e resistenza.
L’intensità è la quantità di cariche elettriche che attraversano il conduttore in una frazione di tempo.
La differenza di potenziale, o tensione, è il dislivello (differenza) di cariche elettriche che c’è tra due estremi di un filo conduttore
La resistenza di un conduttore rappresenta la sua capacità di opporsi al passaggio della corrente elettrica. Questa grandezza dipende dal tipo di materiale, dalla lunghezza e dalla sezione del conduttore.

Queste tre grandezze sono legate tra loro dalla prima legge di Ohm:
- l’intensità della corrente elettrica che passa in un conduttore è direttamente proporzionale alla differenza di potenziale e inversamente proporzionale alla resistenza.

La seconda legge di Ohm afferma invece che:
- la resistenza di un filo conduttore è direttamente proporzionale alla sua lunghezza e inversamente proporzionale alla sua sezione.

Inglese

Environment at risk

Every day a lot of resources are used in order to satisfy human needs. The use of energy produces litter and chemicals that are spread in the land, in the sea and in the atmosphere.
In this way the natural habitat of animals and plants is destroyed and some species disappear. Besides forests are often destroyed and transformed in cultivable fields. The forests are really important because give us oxygen and absorb carbon dioxide; so that the deforestation is dangerous for animal life but also for the diffusion of gases in the air. These gases are the main cause of the greenhouse effect; in fact some of them absorb the heat from the sun and bring to a gradual improvement of Earth’s temperature. In general the global warming creates many problems for the inhabitants of our planet and blocks the natural cycle.
New researches are trying to develop alternative forms of energy exploiting the sun or the power of wind. All scientists are convinced that the human race has to reduce the use of fuel in order to produce less gases which can destroy our planet.

Francese

La Belle Epoque

Avec l’expression ”Belle Epoque” on désigne les années qui vont de la fin du XIX siècle jusqu’à la première guerre mondiale. La bourgeoisie, grâce au développement industriel, avait atteint un niveau de vie très élevé et à l’époque de l’émigration et du colonialisme, elle s’illudait d’avoir trouvé la voie d’un infini progrès. L’école devient gratuite, laïque et obligatoire pour tous les enfants. À cette époque on inventa la bicyclette (1870), le téléphone (1876), l’ampoule électrique (1879), le monteur â essence (1886), le cinéma (1895), le premier avion (1905).
La recherche scientifique fit de grands progrès et Louis Pasteur découvrit que les maladies sont provoquées par des microbes et inventa la vaccination. Les artistes les plus connus de cette époque sont: Emile Gallé, René Lalique, Louis Confort Tiffany.

Musica

La marcia reale di Giuseppe Gabetti

Autore

Giuseppe Gabetti nacque a Torino il 4 marzo 1796 ma rimase orfano ancora giovane. Fu aiutato dal fratello maggiore Gaetano, che possedeva un negozio di musica a Torino, e che gli trasmise la passione per tutto ciò che è melodia; il Gabetti mostra subito un vivo interesse per l'arte e, giovanetto appena, si distinse come violinista abile e delicato. All’inizio Gabetti diresse esecuzioni musicali per le città del Piemonte. Nel 1821 si arruolò volontario musicista nell’esercito sardo. Il colonnello Ettore de Sonnaz trasmise al musicista l'incarico del Re di comporre una nuova Marcia Reale di Ordinanza. Ciò avvenne nel 1831 quando Carlo Alberto era appena salito al trono. Gabetti scrisse due marce, che vennero suonate alla presenza dei sovrani a palazzo Reale. Carlo Alberto, forse su insistenza della Regina, scelse la più marziale, che è anche quella che meno piaceva all'autore. L’altra fu pertanto distrutta. Nello stesso anno, la nuova marcia venne eseguita per la prima volta ufficialmente al Campo di Corpo d'Armata di San Maurizio Canavese. A seguito del processo di unificazione nazionale(1861), l'inno di Gabetti diventò inno nazionale ufficiale italiano e tale rimase sino al 1946. Giuseppe Gabetti trascorse nel paese Langarolo gli ultimi anni di vecchiaia e morì il 22 gennaio 1862.

Testo e Critiche

Il testo della Marcia Reale fu perso molto probabilmente durante la Prima Guerra Mondiale; tuttavia, molti musicisti cercarono di riscriverlo, tentando di adattarlo alla musica. Probabilmente una delle più celebri versioni fu quella eseguita dal Coro e Orchestra Sinfonica dell'Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche. Dal 1922 al 1943, ad ogni esecuzione pubblica della Marcia Reale, seguiva Giovinezza, l'inno ufficiale del Partito Nazionale Fascista. Nonostante i poderosi squilli di tromba iniziali, eseguiti con il "tutti" dell'orchestra, la Marcia Reale d'Ordinanza fu criticata fin dalla sua composizione perché giudicata troppo retorica e banale e, specie per la musica, considerata ottima solo per far marciare i soldati e per il resto molto scadente.

Fanfara Reale

Evviva il Re! Evviva il Re! Evviva il Re!
Chinate, oh reggimenti, le Bandiere al nostro Re
la gloria e la fortuna dell'Italia con Lui è.
Chinate, oh reggimenti, le Bandiere al nostro Re
bei fanti di Savoia gridate Evviva il Re!
Marcia Reale
Viva il Re! Viva il Re! Viva il Re!
Le trombe liete squillano
Viva il Re! Viva il Re! Viva il Re!
Con esse i canti echeggiano
rullano i tamburi e le trombe squillano, squillano
cantici di gloria eleviamo con gioia e fervor
Tutta l'Italia spera in te
l'Italia crede in te
segnal di nostra stirpe e libertà, e libertà!
Viva il Re! Viva il Re! Viva il Re!
Le trombe liete squillano
Viva il Re! Viva il Re! Viva il Re!
Con esse i canti echeggiano
rullano i tamburi e le trombe squillano, squillano
cantici di gloria eleviamo con gioia e fervor
Tutta l'Italia spera in te
l'Italia crede in te
segnal di nostra stirpe e libertà, e libertà!
Quando i nemici agognino
i nostri campi floridi
dove gli eroi pugnarono
nella trascorsa età.
Finché duri l'amor di Patria fervido
finché regni la nostra civiltà.
L'Alpe d'Italia libera
del bel parlare angelico
piede d'odiato barbaro
giammai calpesterà
finché duri l'amor di Patria fervido
finché regni la nostra civiltà.
Come falange unanime
i figli della Patria
si copriran di gloria
gridando viva il Re.
Viva il Re.

Storia dell’arte

Lo Stile Liberty

Lo Stile Liberty si diffuse in Europa e negli Stati Uniti tra fine 1800 e inizio 1900. Il movimento assunse nomi diversi tra i quali: Stile Liberty o Stile Floreale in Italia, Modernal Style in Gran Bretagna, Arte Modernista in Spagna. Lo Stile Liberty derivò il suo nome da quello di un negozio parigino che sfoggiava alcuni oggetti d’arte dal design innovativo. Come movimento artistico, si ispirò alla libera creazione dell'artigiano. Un momento importante per la diffusione di questa arte fu l'Esposizione Universale del 1900, svoltasi a Parigi.

Il ponte di Brooklyn

Il Ponte di Brooklyn, completato nel 1883, fu progettato dell'ingegnere tedesco John Augustus Roebling: è stato il primo ponte costruito in acciaio e, per lungo tempo, il ponte sospeso più grande al mondo. La costruzione del ponte iniziò il 3 gennaio 1870 ed esso venne definitivamente aperto al transito il 24 maggio 1883 al fine di collegare tra di loro l'isola di Manhattan ed il quartiere di Brooklyn. Il ponte di Brooklyn è costituito da 4 cavi d'acciaio assicurati ad ancoraggi fissati ad apposite piastre (una per ogni cavo) contenute all'interno di calotte di granito alte fino a 3 metri e poste agli estremi del ponte stesso. Ogni cavo è composto da 5657 km di filo d'acciaio galvanizzato con zinco al fine di renderlo resistente al vento ed alla pioggia. E’ sorretto da due imponenti piloni in granito con doppia arcata neogotica (alti 89 m), che lo tengono sospeso a circa 40 m sul fiume; il ponte ha una lunghezza di 1052 m e una larghezza di circa 26 m. Una volta completato si presentava con una struttura a 5 corsie. In passato le due corsie esterne venivano impiegate per il transito di carrozze, le due corsie intermedie per il transito delle cabine della teleferica e la corsia centrale per quello dei pedoni. Oggi le corsie esterne ed intermedie (diventate 6 in totale, 3 destinate al traffico in direzione Brooklyn e 3 destinate a quello in direzione Manhattan) sono destinate ai mezzi a motore e quelle centrali sono per metà pista pedonale e per metà pista ciclabile.

La torre Eiffel

La Torre Eiffel di Parigi, in ferro battuto, è una delle attrazioni e dei simboli della città di Parigi. Fu progettata in occasione dell'Esposizione mondiale del 1889 dall'ingegnere Gustave Alexandre Eiffel che celebrò il centenario della Rivoluzione francese; l'idea iniziale era quella di rimuoverla una volta terminata l'esposizione. La costruzione della Torre Eiffel necessitò di 7.300 tonnellate di ferro ed era alta 312,27 metri; l'altezza attuale è di 324 metri (compresa la moderna antenna televisiva). La base è formata da quattro pilastri arcuati, i quali si uniscono a sostegno della struttura che va assottigliandosi verso l'alto ed è interrotta da tre piattaforme, ognuna delle quali ospita un belvedere. È munita di scale e ascensori: al primo piano si trova un ristorante e, dalla sommità, si ha un'ampia veduta di Parigi. La Torre Eiffel è stata costruita in meno di due anni, dal 1887 al 1889. Inaugurata il 31 marzo del 1889, venne ufficialmente aperta il 6 maggio dello stesso anno.
Costruzione della Torre Eiffel.
La Torre Eiffel è alta con la sua antenna 304 metri - senza considerare le antenne della televisione sulla sommità, alte ben 20 metri - e pesa 10.000 tonnellate. Era la struttura più alta nel mondo e lo rimase per 40 anni. A seconda della temperatura ambientale l'altezza della Torre Eiffel può variare di diversi centimetri a causa della dilatazione del metallo (sino a 15 cm più alta durante le calure estive). Nelle giornate ventose sulla cima della torre si possono verificare oscillazioni sino a 12 cm.
Quando la Torre Eiffel fu costruita, esisteva una certa resistenza da parte del pubblico, in quanto si pensava che fosse una struttura poco bella esteticamente. Oggi giorno è generalmente considerata uno degli esempi di arte architettonica più straordinari nel mondo.

Scienze motorie e sportive

Effetti dell’alcool sull’organismo

Durante la seconda rivoluzione industriale nelle grandi periferie delle città si diffonde l’uso di alcool.
La qualità di alcool contenuta nella birra, nel vino, nel liquore è alcool etilico o etanolo. L’etanolo è un composto chimico formato da una breve catena comprendente due atomi di carbonio. Una piccola parte di questa sostanza viene assorbita dallo stomaco, tutto il resto dal primo tratto dell’intestino tenue. L’alcool entra così nel circolo sanguigno. Nel frattempo viene ossidato nel fegato e trasformato in aldeide acetica. L’alcool etilico è probabilmente la sostanza chimica più letale al mondo. L’alcool, oltre ad abbreviare la vita, ne diminuisce la qualità, inoltre altera l’equilibrio acido-base provocando annebbiamento sensoriale e debolezza muscolare, facilita l’amnesia e intacca la memoria a lungo termine. L’uso di questa sostanza aumenta i trigliceridi nel sangue e diminuisce la difese immunitarie. Favorisce, infine, l’insorgenza del cancro. Da ricordare che l’alcool crea dipendenza dato che le cellule nervose lo richiedono per funzionare. La sua mancanza provoca ansietà, nervosismo, tremori, incubi e allucinazioni (sindrome di astinenza).

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