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Gli zoo: luoghi istruttivi o lager?

Lo zoo è diventato, ormai, un elemento caratteristico di ogni grande città nel quale sono ospitati animali di ogni genere. Ecco che un gorilla abituato ai climi tropicali ed equatoriali dell’Africa si trova rinchiuso in un parco di Rotterdam, per esempio, con qualche albero che dovrebbe eguagliare l’habitat originario. L’animale non sarà mai libero di comportarsi come tale, sarà sempre vincolato dagli addestratori e dagli spettatori. Per questo motivo mi dichiaro contraria agli zoo in generale; sono favorevole solo alle riserve naturali, che permettono di osservare gli animali nel loro ambiente senza creare danni e sono veri luoghi d’istruzione.
Sicuramente gli zoo di oggi non sono come quelli di un tempo, gli animali sono più curati e spesso coccolati, ma pur sempre prigionieri. Che la gabbia sia pulita o sporca, che sia di dieci o di cinque metri quadrati, la libertà è comunque irraggiungibile. All’interno di queste celle gli animali spesso impazziscono o contraggono malattie dovute soprattutto allo stress. Alcune specie non possono stare isolate, hanno bisogno di un altro esemplare o di un branco: nei parchi zoologici queste necessità non contano molto dato che lo scopo principale è ricavare denaro e spesso gli animali cadono in depressione o impazziscono, come nel caso di uno scimpanzé detenuto nello zoo di Roma per ben quarant’anni che ha cominciato a urlare, a mostrarsi aggressivo con chiunque e perfino con sé stesso. Anche nel parco di Rotterdam, nel maggio 2007, si è verificato un caso di violenza dovuta allo stress da parte di un animale rinchiuso nello zoo: il responsabile è Bokito, un gorilla di undici anni, che è riuscito ad evadere dalla gabbia, scatenando il panico nel parco e provocando lievi ferite ad almeno quattro persone. Sono numerosi anche i casi di morte all’interno degli zoo dovuti proprio a malattie psichiche degli animali, ma le persone sembrano dimenticarsene. Questo vale anche per gli acquari, un’ulteriore attrazione di cui tutti i principali zoo dispongono, dove i pesci sono continuamente spaventati dai movimenti bruschi dei passanti.

Alcuni credono che gli zoo siano luoghi utili per conoscere meglio gli animali e avvicinarsi alla natura; io penso, però, che la natura finisca proprio dove comincia l’opera dell’uomo. Se fosse questo il vero scopo, inoltre, i parchi sarebbero piuttosto inutili poiché gli animali si possono conoscere, forse anche con più efficacia, grazie a libri, documentari o notizie facilmente reperibili da tutti in rete. Il vero scopo degli zoo, secondo me, è creare una fruttuosa attrazione turistica. In effetti essi si trovano soprattutto nelle grandi città, dove si muovono ogni giorno migliaia di turisti, e non negli sperduti paesini di montagna, che come ambiente naturale sarebbero certamente più indicati per alcuni animali. Inoltre molti parchi sono pubblicizzati continuamente e dispongono di negozi di souvenir e di gelaterie che non contribuiscono certo a ricreare un ambiente naturale, anzi hanno il solo scopo di attirare le persone e persuaderle ad entrare, non per conoscere gli animali ma per rilassarsi e divertirsi.
Negli zoo più moderni gli animali hanno sicuramente tutte le comodità possibili e, a livello fisico, non avvertono un grande cambiamento tra il loro habitat e la nuova collocazione. Sono state infatti brevettate macchine in grado di riprodurre alla perfezione il clima, i suoni e perfino la luminosità dell’ambiente naturale originario. I danni più gravi, che non possono essere curati dalla tecnologia e dalla ricerca scientifica, sono quelli psicologici. Gli animali degli zoo sono diventati animali da circo, infatti vengono addestrati da personale apposito e costretti a fare spettacoli dove esibire le nuove capacità. Gli spettacoli acquatici, secondo me, sono l’equivalente di un’esibizione circense e hanno solamente uno scopo di lucro poiché un delfino nel suo habitat non si comporterebbe sicuramente come è costretto a comportarsi in un parco acquatico e quindi non sono esibizioni utili ad avvicinarsi a questi animali. L’addestramento dei delfini avviene con una serie continua di proposte da parte dell’addestratore: se l’animale si rifiuta di compiere un esercizio non viene certo maltrattato, semplicemente gli viene riproposto più tardi e se si rifiuta ancora viene stuzzicato una terza volta. E’ naturale, quindi, che l’animale prima o poi si rassegnerà e accetterà di seguire l’addestratore e di rendersi spesso ridicolo per divertire la gente e rifornire di denaro le casse del parco. Un delfino, nato per nuotare liberamente nel mare, potrà mai sentirsi libero e rispettato se limitato nei confini di una vasca e stressato dalle continue esibizioni? Io credo che gli spettacoli acquatici siano solo delle offese nei confronti dei delfini e sinceramente non capisco perché le stesse persone che magari sono insorte per la chiusura dei circhi o degli zoo più vecchi ne siano così attratte.
L’uomo si reputa superiore agli altri esseri viventi, ma io non penso che chiudere in gabbia gli “esseri inferiori” sia un segno di superiorità. Se i cittadini insorgessero contro gli spettacoli acquatici o di qualunque altro tipo o protestassero almeno per ridurre il numero di esibizioni al giorno (che sono sempre più di due), gli zoo probabilmente cesserebbero queste attività e forse non si assisterebbe più a episodi violenti come quello di Bokito o quello di dell’orca Tillikum, che nell’estate del 2009 ha ucciso la propria addestratrice durante uno spettacolo.

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