“ Si viveva meglio ottanta anni fa, quando i nostri nonni erano giovani ?”


La maggior parte delle persone cui è stata posta la domanda ha dato una risposta contraria, affermando che in quel periodo c’erano molte più difficoltà, i ragazzi non erano così spensierati come lo sono molti oggi e molte cose erano più dure da ottenere, bisognava sudarsele.
Basti pensare che alcuni dei nostri nonni hanno trascorso la loro infanzia verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, un periodo buio, fatto di povertà e tanta tristezza.
Inoltre il modello di famiglia tradizionale di quell’epoca si differenzia da quello attuale poiché, prima, i nuclei familiari erano piuttosto estesi, riunivano genitori, figli e nipoti sotto uno stesso tetto; di conseguenza, il solo lavoro degli uomini non bastava per mantenere tutti, l’unico aspetto positivo è che probabilmente non ci si sentiva mai soli.
Le donne si occupavano invece del lavoro domestico e dell’educazione dei propri figli.
Se parliamo di salute, di diagnosi, di terapie, la risposta è sicuramente che si sta meglio oggi; infatti, le condizioni igieniche erano scarse, non c’erano servizi sanitari. Proprio a causa dell’assenza di molte apparecchiature tecnologiche, le donne erano costrette a partorire in casa, aiutate dai loro parenti.
Mancavano anche edifici che oggi ci sembrano indispensabili, come i grandi centri commerciali in cui spesso trascorriamo pomeriggi a fare shopping; alle volte erano difficili da trovare anche i supermercati, infatti, i vari prodotti erano acquistati in piccoli specifici negozi come la macelleria, il forno e la drogheria.
Alcune cose, per esempio il latte, erano invece portate direttamente a casa.
La mattina il lattaio passava con la bicicletta e riempiva i contenitori che erano lasciati davanti al portone. Occasionalmente passava un signore che, sempre in bicicletta, vendeva saponette profumate, merletti e fili.
Prendendo in esame l’ambiente, non ci sono paragoni tra quello di ieri e di oggi: lo smog e l’inquinamento erano sicuramente meno accentuati, c’erano molte meno costruzioni e di conseguenza tanti spazi tante campagne.
Il verde è andato scomparendo via via, fino a diventare sempre più raro e prezioso.
Si poteva giocare a pallone anche in mezzo alla strada; non servivano le piste ciclabili, perché in bicicletta si poteva andare ovunque; sarebbe bello se anche i bambini di oggi potessero giocare al pallone per strada, se ci fossero più aree di riposo e di svago, campi da gioco e più panchine per chi ha voglia di riposarsi un po’ dopo una lunga passeggiata.
Le case sono cresciute, sono diventate grattacieli, l’acciaio e il vetro hanno sostituito legno e mattoni.
Ma, soprattutto, è cambiato il modo di vivere. Grazie alle nuove tecnologie e all’utilizzo sempre più radicato d’internet e dei vari social network, i rapporti tra le persone sono diventati più impersonali, ormai si parla più facilmente attraverso un computer o un cellulare.
La cosa che più mi affascina di quel periodo è che la popolazione viveva delle sue piccole cose: l’accontentarsi di poco, di un pezzo di pane guadagnato faticosamente dentro una bottega artigiana, del sorriso di amici e parenti, della sicurezza di poter contare sulle proprie forze..
Forse la risposta giusta alla domanda iniziale è: “dipende”; la società attuale è ricca, ma la ricchezza nasconde anche i suoi lati negativi.
Prima si stava peggio dal punto di vista economico, ma da altri punti di vista come quello morale, la semplicità di quella vita era decisamente meglio di quella di oggi.
Adesso c’è tutto, è il resto che manca: il calore, il senso di unione…Tutte cose che non si misurano né in soldi né in nessun altro modo.
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